Sono terminati i lavori per la conservazione e il restauro della parte del Complesso storico dei Chiostri di San Domenico, finanziati con risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) – Missione 5 e realizzati dal servizio Edifici pubblici del Comune di Reggio Emilia all’interno dell’esagono cittadino.
Gli interventi si sono concentrati in particolare sul chiostro situato tra via Dante e via Zaccagni, nell’area dove ha sede l’Istituto per la Storia della Resistenza e della Società contemporanea di Reggio Emilia, cuore della memoria storica della città. Hanno interessato, in particolare, i locali che ospitano il ricco Archivio di Istoreco restituendoli completamente risanati e riqualificati alla loro funzione primaria di conservare le migliaia di documenti appartenenti ai diversi Fondi che l’Archivio custodisce e rende fruibili: un patrimonio di oltre 4.000 fascicoli e 100.000 carte. Oltre a studiosi, storici e ricercatori, tanti sono infatti i cittadini che scoprono l’Archivio attraverso le visite guidate o la libera consultazione indirizzata soprattutto verso l’Archivio delle Officine Reggiane, la cui storia si intreccia alla storia familiare di buona parte dei reggiani, e verso gli Albi della Memoria che, grazie all’ausilio delle informazioni contenute in diversi fondi archivistici, consente di ricostruire le esperienze dei reggiani dalle guerre di Indipendenza ottocentesche sino alla Seconda guerra mondiale (1859 – 1945).
L’intervento realizzato rientra in un più ampio piano di recupero e risanamento dei Chiostri di San Domenico che successivamente vedrà l’Amministrazione comunale intervenire anche sulla restante parte del Complesso e in particolare sull’area di pertinenza del Conservatorio musicale Achille Peri- Claudio Merulo.
I lavori condotti dal Settore Lavori Pubblici del Comune e finanziati con risorse del Pnrr, sono stati finalizzati al ripristino del manto di copertura e dei paramenti murari esterni interessati da fenomeni di ammaloramento dovuti a umidità di risalita e infiltrazioni localizzate d’acqua meteorica. Criticità che negli anni erano risultate potenzialmente pregiudizievoli per la corretta conservazione delle strutture e degli apparati murari, nonché per la salvaguardia degli ambienti interni. L’investimento complessivo per il progetto di riqualificazione è stato di 660 mila euro, di cui 10 mila euro di risorse proprie e i restanti 640 mila euro provenienti da due finanziamenti Pnrr.
Tutte le lavorazioni sono state concepite nel rispetto dei principi di tutela, conservazione e salvaguardia dei beni interessati dal cantiere, evitando alterazioni dei materiali, delle geometrie e delle caratteristiche formali dell’edificio.
Per il ripristino del manto di copertura, che ha comportato il rifacimento di una porzione pari a circa 1060 metri quadrati, si è scelto di lavorare secondo criteri di gradualità e progressività, procedendo per fasce verticali successive, al fine di evitare l’esposizione prolungata delle strutture sottostanti agli agenti atmosferici e garantire la continuità della protezione della fabbrica.
In una prima fase sono stati rimossi manualmente i coppi esistenti, con particolare attenzione alla salvaguardia degli elementi riutilizzabili: i coppi in buono stato di conservazione sono stati selezionati, puliti e accatastati per il successivo reimpiego. Contestualmente si è provveduto a rimuovere lo strato impermeabile esistente sul tetto, procedendo – dopo le operazioni di pulitura e spazzolatura del piano di posa – di una guaina impermeabilizzante monostrato ondulata a basi di fibre organiche resinate e colorate in massa.
In corrispondenza della linea di gronda è stata predisposta una griglia parapasseri funzionale sia alla protezione degli strati sottostanti sia all’ancoraggio dei coppi lungo la linea di gronda. Sono state successivamente fissate a secco le lastre ondulate sottocoppo ed è stata eseguita la posa del manto in coppi a doppio strato, procedendo anche alla pulizia degli scarichi e alla sostituzione localizzata di porzioni di grondaie danneggiate.
Infine sono stati installati un sistema anticaduta e, in corrispondenza della cosiddetta “residenza del custode”, un sistema di linea vita dotato di braccetti laterali, progettati appositamente per ridurre l’impatto visivo dell’impianto.
La seconda parte degli interventi ha invece riguardato il ripristino degli intonaci e, in particolare, delle parti ammalorate e incoerenti, che sono state rimosse in maniera selettiva e a mano, al fine di preservare quanto più possibile le superfici originarie. Successivamente si è provveduto a un’accurata pulizia dei supporti e alla spazzatura delle murature per poi procedere alla posa dell’intonaco deumidificante macroporoso, in grado di garantire adeguate prestazioni di traspirabilità e di gestione di umidità di risalita capillare e dei sali solubili presenti nella muratura.
Si è inoltre provveduto al risanamento delle lesioni presenti sui muri, che nei casi di maggiore profondità sono stati eseguiti interventi di consolidamento mediante l’inserimento di cunei lignei e iniezioni di miscele a stabilità volumetrica a bassa pressione.


