“Quello che accade all’interno del Cpt di Modena non è così incredibile ed imprevedibile come si vuol far credere. Due morti e i successivi disordini non possono più tenere nascosta la situazione drammatica e disumana a cui sono costretti quelli che, con eufemismo, sono definiti “ospiti” ma che in realtà sono persone recluse a cui si è tolto il rispetto e la dignità personale”.
“Le spiegazioni e i motivi della violenza di questi giorni, di questi gesti di estrema disperazione e ribellione, non vanno ricercate nelle caratteristiche dei singoli autori e non possono essere ricondotte alla fatalità, ma sono da considerarsi frutto diretto della violenza del sistema. Oltre alle criticità affiorate sulla gestione del centro di Modena, dobbiamo tenere presente che le cronache locali non sono che una replica di quanto già accaduto in altre città, come Torino, Bologna e Gradisca, dove la disperazione si era già drammaticamente manifestata.
La Bossi-Fini è ancora in vigore, l’attuale governo di centro-sinistra non mantiene le promesse e non approva una riforma della cittadinanza e di una nuova regolamentazione del processo di immigrazione. I progetti e i disegni di Legge languono in Parlamento e le relative discussioni sono in continuo slittamento.
L’integrazione e la convivenza sono tematiche all’ordine del giorno dell’agenda politica, ma i finanziamenti del Governo per l’area immigrazione finiscono nelle solite, infruttuose mani.
A Roma, dopo la ‘guerra umanitaria’ e i ‘rimpatri volontari’, da tempo parlono di “umanizzazione dei Cpt”.
In realtà le lungaggini e i percorsi di inserimento legale sembrano ostacolati da leggi e cavilli, da costi e ritardi burocratici che portano i migranti alla completa disperazione mentre i Cpt continuano ad essere una forma di detenzione per chi ha commesso reati di tipo amministrativo. Sui reclusi abbandonati, privati di tutele giuridiche e sostegno psicosociale, si esercita una precarizzazione dell’esistenza. Queste strutture vanno chiuse o riconvertite, altrimenti continueremo a porci come paladini della democrazia, pretendendo il titolo di tutori dei diritti umani a livello globale, chiudendo gli occhi davanti alle ingiustizie del nostro territorio”.
(L’Assessore all’Immigrazione del Comune di Formigine, Mofid Ghnaim)









