Tutelare i detenuti, favorirne il recupero e il reinserimento nella società ed evitare che, una volta fuori, rientrino in carcere. Sono gli obiettivi del progetto di legge regionale dal titolo “Disposizione per la tutela delle persone limitate e private legalmente della libertà nella Regione Emilia-Romagna” presentato questo pomeriggio dal proponente e primo firmatario Gianluca Borghi (consigliere di Ecologisti per l’Ulivo).
L’iniziativa intercetta una necessità particolarmente evidente in Emilia-Romagna, dove neppure gli ampi effetti dell’indulto sono stati sufficienti a far rientrare il numero dei detenuti al di sotto della capienza regolamentare: al 31 dicembre 2006 se ne contano 2.945 a fronte di una capienza massima di 2.401 (una situazione comunque migliorata se pensiamo che al 30 giugno dello stesso anno i detenuti in regione erano 3.882). Un disagio avvertito più che altrove a Bologna (786 a fronte di un massimo di 483), a Piacenza (239 su 178) e all’Ospedale psichiatrico giudiziario di Reggio Emilia (257 su 120). La proposta cerca d’altra parte di limitare anche il reingresso in carcere di coloro che hanno beneficiato dell’indulto: un fenomeno che, secondo un apposito studio “Indulto e recidiva” a cura di Giovanni Jocteau e Giovanni Torrente dell’Università di Torino, commissionato a sei mesi dal provvedimento, piazza l’ Emilia Romagna tra i primi posti nella triste classifica dei “rientri”, con un “tasso di recidiva” del 13 per cento (1.565 persone: il dato più alto è la Campania con il 15 per cento, il più basso il Molise con il 2 per cento). Lo studio peraltro sottolinea come si confermi “una maggiore tendenza al reingresso in carcere nelle regioni più grandi e con una maggiore densità di popolazione. Ciò è spiegabile con la tendenza da parte delle persone scarcerate a recarsi nei grandi centri urbani”.
Sulla base di queste considerazioni, il progetto di legge Borghi impegna la Regione Emilia-Romagna a tutelare i carcerati su quattro fronti: in primo luogo sulla salvaguardia della salute, attraverso accordi con le Aziende Usl; quindi organizzando attività socio-ricreative che possano sostenere il percorso di reinserimento sociale e rafforzare il legame con la famiglia d’origine (previsti anche iniziative di sostengo alle donne e interventi di mediazione culturale per i detenuti stranieri); dedicando poi programmi d’istruzione e formazione professionale collegati alle esigenze del mercato del lavoro; mettendo a punto, infine, iniziative di orientamento consulenza e motivazione al lavoro dei detenuti incentivandone in particolare la partecipazione alle attività di imprenditorialità sociale.
Il ruolo della Regione, secondo il progetto di legge, sarà quello di coordinare i diversi livelli istituzionali che operano nel settore, in accordo in particolare con il ministero della Giustizia i cui rapporti andrebbero disciplinati da un apposito protocollo d’intesa.
Per quanto riguarda il reinserimento sociale e lavorativo, intanto, contemporaneamente all’uscita delle prime migliaia di detenuti, sono stati stanziati dal governo 17 milioni di euro. Per l’accesso a questi finanziamenti la Regione Emilia-Romagna e l’intera rete dei Comitati Locali per l’Area Penale hanno collaborato con il Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria nella messa a punto del progetto (denominato In.D.U.L.T.O.), che produce e produrrà entro il prossimo settembre borse lavoro per l’ammontare complessivo di 319mila euro per 106 ex-detenuti.


