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Cultura del rispetto e prevenzione dei crimini d’odio, nasce a Bologna il primo Protocollo d’intesa

Coinvolge Corte d’Appello, Procura generale, Regione, Comune, Ordine degli avvocati e Ordini forensi

Sono motivati da pregiudizi nei confronti di una persona o di un gruppo sociale, sulla base di caratteristiche specifiche quali l’etnia, la nazionalità, l’orientamento sessuale o l’identità di genere. E prendono di mira la vittima, non solo individualmente, ma per ciò che rappresenta.

Sono i crimini d’odio: reati che, proprio per la natura del movente che li caratterizza, colpiscono gravemente la persona e la sua dignità ma, allo stesso tempo, possono produrre un effetto intimidatorio che si estende alle comunità e ai gruppi ai quali le vittime appartengono, anche nella dimensione digitale.

È per contrastare questi fenomeni e promuovere una cultura del rispetto, della legalità e dei diritti fondamentali – a partire dalle giovani generazioni, nelle scuole e nelle università – che Regione Emilia-Romagna, Corte d’Appello di Bologna, Procura Generale, Ordine degli Avvocati, Unione regionale dei Consigli degli Ordini forensi dell’Emilia-Romagna (Urcofer) e Comune di Bologna hanno deciso di unire le forze e sottoscrivere un Protocollo d’intesa. Un accordo che nasce dalla consapevolezza che il contrasto ai crimini d’odio richiede un impegno condiviso e una collaborazione stabile tra istituzioni, professioni, sistema educativo e territorio.

L’intesa, promossa da Procura Generale e Corte di Appello di Bologna, rientra nell’ambito della Settimana della legalità 2026. Obiettivo, avviare un percorso condiviso di iniziative giuridiche, educative e istituzionali su tutto il territorio regionale: attività di formazione, sensibilizzazione e informazione rivolte a studentesse, studenti, docenti ed educatori; azioni di prevenzione e contrasto dei fenomeni di odio anche online; rafforzamento dei servizi di supporto alle vittime di atti motivati da discriminazione, oltre allo sviluppo di progetti tematici e attività di studio e divulgazione con il coinvolgimento di scuole, università, associazioni e realtà del territorio.

Tra le attività previste anche una giornata annuale di confronto e approfondimento, “La Giustizia non odia”, pensata come momento pubblico di verifica delle attività svolte e di dialogo tra istituzioni, professioni giuridiche, mondo accademico e società civile.

L’intesa è stata firmata oggi a Bologna, nella sede della Regione, dal presidente Michele de Pascale, dalla presidente della Corte d’Appello di Bologna, Marilena Rizzo, dal sindaco di Bologna, Matteo Lepore, dall’avvocato generale presso la Corte d’Appello di Bologna, Ciro Cascone, in rappresentanza del procuratore generale di Bologna, dal presidente di Urcofer, Mauro Cellarosi, e dal presidente dell’Ordine degli avvocati, Flavio Peccenini. Presenti anche il vicepresidente vicario dell’Ordine, Paolo Rossi, e il consigliere segretario, Giovanni Delucca.

“Questo protocollo nasce dalla volontà di diverse istituzioni di lavorare insieme su un terreno fondamentale per la convivenza civile: quello del rispetto delle persone e dei diritti fondamentali- afferma il presidente de Pascale-. La prevenzione dei fenomeni di odio e discriminazione passa innanzitutto dalla cultura, dalla conoscenza e dall’educazione. Per questo abbiamo scelto di sostenere un progetto che mette in rete competenze diverse: il mondo della giustizia, le istituzioni pubbliche, le scuole, le università e le realtà associative. Rafforzare la consapevolezza dei valori costituzionali, promuovere iniziative di formazione e sensibilizzazione, sostenendo al tempo stesso le persone che subiscono atti discriminatori, significa contribuire a rendere le nostre comunità più consapevoli e inclusive per tutte e tutti”.

“La prevenzione e il contrasto dei crimini d’odio- sottolinea l’assessora regionale alla Legalità, Elena Mazzoni- richiedono un impegno condiviso e continuo sul territorio, capace di coinvolgere istituzioni, mondo della giustizia, scuole e comunità locali. Con questo protocollo la Regione rafforza una collaborazione stabile che mette in rete competenze diverse e promuove percorsi di formazione, sensibilizzazione e conoscenza del fenomeno, a partire dalle ragazze e dai ragazzi. È un impegno necessario, non solo per riconoscere e contrastare forme di violenza che oggi si manifestano anche negli spazi digitali, ma anche per sostenere le persone colpite e costruire nelle nostre comunità strumenti più efficaci di prevenzione, contro ogni forma di discriminazione”.

“Il Protocollo- spiega la presidente della Corte d’Appello, Marilena Rizzo- nasce dalla constatazione del diffuso ricorso a discorsi e comportamenti connotati dall’odio e dell’aumento sul territorio regionale di reati originati da tale sentimento negativo anche tra le nuove generazioni. La Corte di Appello di Bologna ha fatto rete con le istituzioni del territorio onde porre in atto azioni concrete che coinvolgano la cittadinanza volte ad invertire la rotta verso la violenza e l’odio in quanto, pur consapevole della complessità del cammino che ha intrapreso e del tempo necessario per arrivare alla meta, ritiene che la propria responsabilità istituzionale debba essere messa al servizio della collettività anche oltre la dimensione burocratica”.

“Sempre più spesso sentiamo parole o discorsi d’odio, per lo più dirette a colpire chi è diverso da noi, per razza, religione, genere o orientamento sessuale, ovvero la pensa diversamente da noi- afferma l’avvocato generale Cascone-. Le parole d’odio non sono opinioni ma sono reati (articoli 604-bis e 604-ter del Codice penale), e tuttavia non possiamo attendere l’azione giudiziaria per limitare e contenere questo fenomeno. Occorre agire in prevenzione, favorendo e promuovendo una cultura del rispetto e del dialogo, al contempo uscendo dal silenzio e dall’indifferenza”.

“Con la sottoscrizione di questo Protocollo Bologna sceglie da che parte stare- sottolinea il sindaco Lepore-. Siamo dalla parte del rispetto, dei diritti e della coesione sociale. Di fronte ai fenomeni di odio e discriminazione, serve una risposta chiara, unitaria e concreta delle istituzioni. Questa alleanza tra giustizia, enti locali, professioni e mondo educativo rafforza la nostra capacità di prevenire e contrastare i reati d’odio, dentro e fuori dalla rete. Investire sulla cultura del rispetto, soprattutto tra i più giovani, significa difendere la qualità del nostro vivere insieme. Bologna continuerà a fare la propria parte, con determinazione, per costruire una comunità più giusta e inclusiva”.

“Questo Protocollo- afferma il presidente di Urcofer, Cellarosi- rappresenta l’avvio di un’esperienza fortemente innovativa con rilevanza nazionale, per contrastare i crimini d’odio attraverso un approccio integrato che, al momento, unisce istituzioni giudiziarie, principali enti territoriali e professioni legali e che sarà poi esteso alle istituzioni scolastiche e tutte le altre realtà associative che operano senza fini di lucro per la tutela della dignità della persona. L’avvocatura intende così confermarsi quale presidio dei diritti fondamentali e Urcofer si impegnerà a promuovere presso tutti gli Ordini forensi dell’Emilia-Romagna le attività previste dal Protocollo, nella convinzione che solo attraverso la collaborazione stabile tra istituzioni, professioni e territorio sia possibile costruire una società più giusta, inclusiva e rispettosa dei diritti di ciascuno”.

“L’adesione dell’Ordine degli Avvocati a questo Protocollo rappresenta un passaggio di particolare rilievo nel rafforzamento del presidio dei diritti fondamentali sul territorio- spiega il vicepresidente vicario dell’Ordine degli Avvocati di Bologna, Rossi-. I crimini d’odio non offendono soltanto la persona che ne è vittima, ma minano i principi di convivenza civile e il senso stesso di appartenenza alla comunità giuridica e sociale. In tale prospettiva, l’Avvocatura è chiamata a svolgere un ruolo attivo non solo nella tutela giudiziaria, ma anche nella prevenzione, attraverso la promozione di una cultura del rispetto, della legalità e della responsabilità, specie nei confronti delle nuove generazioni. Questo Protocollo segna un modello virtuoso di collaborazione tra istituzioni, che consente di coniugare competenze diverse in un’azione coordinata e strutturata, capace di incidere concretamente sul fenomeno”.

“Il Protocollo sottoscritto oggi costituisce uno strumento operativo di grande valore, perché consente di tradurre in azioni concrete un impegno condiviso contro ogni forma di discriminazione e violenza- dichiara il consigliere segretario dell’Ordine, Delucca-. La dimensione preventiva, accanto a quella repressiva, assume un ruolo centrale: è necessario intervenire sui linguaggi, sui comportamenti e sui contesti, anche digitali, nei quali l’odio si manifesta e si diffonde. In questo quadro, la sinergia tra istituzioni, sistema educativo e professioni giuridiche rappresenta la chiave per costruire percorsi efficaci di sensibilizzazione e formazione. L’Ordine degli Avvocati conferma così la propria funzione sociale, contribuendo a sviluppare strumenti di tutela e supporto per le vittime e a promuovere una più diffusa consapevolezza dei diritti e dei doveri di ciascuno”.

Il Protocollo

L’accordo definisce un quadro stabile di collaborazione tra i soggetti promotori per promuovere il rispetto dei diritti fondamentali, rafforzare la consapevolezza civica e contribuire alla prevenzione dei comportamenti discriminatori e violenti. Prevede la realizzazione di progetti tematici e iniziative condivise in diversi ambiti, con particolare attenzione a quello giuridico, educativo e culturale. Tra gli obiettivi principali: promuovere una cultura del rispetto e della legalità, sviluppare attività di studio e formazione, sensibilizzare la cittadinanza – in primo luogo ragazze e ragazzi – sui diritti fondamentali e sui rischi legati ai linguaggi e ai comportamenti discriminatori.

Il coordinamento e il monitoraggio delle iniziative saranno affidati a una cabina di regia composta dai rappresentanti dei soggetti fondatori del protocollo, con il compito di programmare le attività, favorire il raccordo tra le istituzioni coinvolte e seguire nel tempo lo sviluppo dei progetti previsti dall’intesa.

Il protocollo è aperto all’adesione di ulteriori istituzioni, enti locali, università, scuole e associazioni che condividano gli obiettivi del progetto, con l’intento di costruire una rete sempre più ampia di soggetti impegnati nella promozione dei valori del rispetto e della convivenza civile.

















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