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Il Presidente di Confapi Emilia, Meschieri sui primi effetti della crisi in Medio Oriente

Alberto Meschieri, Presidente di CONFAPI Emilia, interviene sulla delicata situazione geopolitica attuale e sulle pesanti ricadute economiche che rischiano a breve di ripercuotersi su cittadini e tessuto produttivo locale. Di fronte all’instabilità internazionale, Meschieri punta il dito non solo sulla crisi in sé, ma soprattutto sulle dinamiche speculative che potrebbero derivarne.

Quanto stiamo osservando è la prevedibile, inevitabile, attesa conseguenza degli eventi scatenati in Medio Oriente,” dichiara il Presidente Meschieri. “Una situazione già di per sé critica, ma condita – già ieri i primi sostanziali incrementi – da spregevole speculazione manifestata dalla velocità degli adeguamenti dei prezzi a pompe e contatori”.

Il Presidente analizza poi l’impatto etico ed economico degli aumenti: “Un aumento di prezzi transitorio lo possiamo anche digerire come una medicina cattiva, in favore dei principi di democrazia ed emancipazione di un popolo oppresso, ma che qualcuno si freghi le mani festeggiando l’accensione di un conflitto per poter giustificare aumenti spropositati di prodotti fondamentali ed insostituibili per le filiere produttive grida vendetta”.

Di fronte all’impossibilità di intervenire sui macro-scenari globali, Meschieri richiama le imprese alla pragmaticità: “Noi possiamo farci ben poco, se non constatare che la situazione è così per tutti gli utenti e non c’è chi può negare gli effetti sui costi di produzione. Non ci resta pertanto che fare attenzione ai costi ed intervenire tempestivamente ma con misura sui prezzi con operazioni temporanee anche sui listini almeno per i prodotti ottenuti con processi che direttamente utilizzano petroliferi e derivati tenendo conto che, se la situazione continua, si avrà l’effetto indiretto anche sugli articoli indirettamente coinvolti per effetto a cascata dei primi”.

Il Presidente lancia poi una provocazione che suona come un appello alla coesione di filiera: “Oppure fermarci tutti, committenti e fornitori, lasciare passare la tempesta per non dare soddisfazione agli speculatori che si nutrono del sangue delle imprese e dei cittadini. Sarebbe necessario metterci temporaneamente in modalità economia ‘di crisi’ se non ‘di guerra’, con acquisti contingentati, prodotti e processi standardizzati e quindi a costi contenuti, dove il sacrificio di tutti prepara il terreno allo sviluppo di tutti”.

“È ovviamente utopia,” conclude Meschieri, “perché servirebbe il contributo di tutti ed una coscienza più solidaristica ed empatica, ma sicuramente ci sarà qualcuno che vorrà sentirsi diverso ed in questo caso, vinca il più furbo”.

















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