HomeSassuoloGli studenti sassolesi al ritorno dal Viaggio della Memoria





Gli studenti sassolesi al ritorno dal Viaggio della Memoria

Il Sindaco: “I libri di storia sono una cosa, in questo viaggio c'è stato anche un portato emotivo che ha aperto ad una comprensione non solo nozionistica ma anche umana”

È terminato venerdì scorso, con il rientro a Sassuolo, il “Viaggio della Memoria”, fortemente voluto dal Comune di Sassuolo e promosso in collaborazione con Istoreco e con il sostegno di Coop Alleanza 3.0.

Dal 23 al 27 febbraio, le “cicatrici del Novecento” hanno smesso di essere paragrafi sbiaditi sui libri di testo per diventare mura fredde, testimonianze vive e polvere di una storia che, a ottant’anni di distanza, brucia ancora per gli studenti degli Istituti Baggi e Volta.

Il programma, denso e articolato, non ha concesso sconti: dai luoghi simbolo del potere come il Reichstag alla Topografia del Terrore, sorta sulla ex sede della Gestapo, fino al tragico eccidio di Treuenbrietzen, dove 127 internati militari italiani furono fucilati nel 1945.

“Chi non impara dal passato rischia nel futuro di commettere gli stessi errori- ha sottolineato il Sindaco di Sassuolo Matteo Mesini – conoscere, visitare, i luoghi in cui è nata e si è consumata una delle più grandi tragedie del Novecento, ascoltare racconti che parlano di impotenza, terrore, alienazione, per dare il nostro contributo alle nuove generazioni. I libri di storia sono una cosa, in questo viaggio c’è stato anche un portato emotivo che sicuramente ha aperto ad una comprensione che non è solo nozionistica ma anche umana con una relazione diversa con la storia”.

Al ritorno, le dichiarazioni degli studenti colpiscono per maturità e autocritica.

“Oggi vogliamo raccontare non semplicemente di una gita scolastica, ma di un’esperienza che ci ha fatto riflettere profondamente e che porteremo con noi nel tempo. Il viaggio a Berlino non è stato soltanto un momento di condivisione tra compagni- ha affermato Alberto Sabeni della 5CSA dell’Istituto Volta – è stato, soprattutto, un’occasione per avvicinarci ad una parte di storia che a scuola non abbiamo ancora avuto modo di approfondire. Qualcosa lo conoscevamo già; alcune date, gli eventi principali, ciò che, in linea generale, era accaduto. Tuttavia, trovarci fisicamente nei luoghi in cui quei fatti si sono svolti ha cambiato la nostra prospettiva. Abbiamo scoperto un modo diverso di imparare più diretto, più concreto e più coinvolgente.

L’esperienza che ci ha colpito maggiormente è stata la visita al campo di concentramento di Sachsenhausen. Non avendo ancora studiato in modo dettagliato quel periodo storico, per noi è stato innanzitutto un momento di scoperta e di approfondimento. Le spiegazioni delle guide ci hanno aiutato a comprendere che cosa rappresentasse quel luogo, come funzionasse e quali storie custodisse. Ma, oltre ai dati e alle informazioni, c’è stato qualcosa di più profondo. Camminare in quegli spazi, osservare le strutture, percepire il silenzio che le avvolge rendeva tutto incredibilmente reale, quasi tangibile. Non si è trattato semplicemente di ascoltare una lezione, ma di osservare, porre domande, confrontarci tra noi e provare a comprendere davvero. È stata un’esperienza che ci ha coinvolti in prima persona e ci ha spinti a riflettere con maggiore consapevolezza.

Anche il Memoriale per gli ebrei assassinati d’Europa ci ha lasciato un’impressione intensa. Camminare tra quelle stele, imponenti e tutte diverse tra loro, ci ha trasmesso un senso di disorientamento difficile da spiegare a parole. Proprio questa sensazione ha acceso in noi la curiosità e il desiderio di approfondire, di studiare con uno sguardo più attento e consapevole. Questo viaggio ci ha insegnato che imparare non significa soltanto leggere e memorizzare, ma anche vivere esperienze capaci di dare senso e profondità allo studio. Torniamo da questa gita con una maggiore curiosità e con un’attenzione più matura verso la storia che affronteremo. E crediamo che questo sia il segno più importante che un’esperienza del genere possa lasciare in noi”.

“Vedere con i propri occhi gli orrori delle dittature è il primo passo per capire come sono nate le nostre democrazie – ha aggiunto l’Assessore alla Cultura ed alla Legalità Federico Ferrari –  è stata un’occasione formativa per affrontare le varie forme della Resistenza e il valore della libertà. Per questo, dopo anni, abbiamo deciso di fortemente di tornare a organizzare direttamente il Viaggio della Memoria: un’opportunità che non potevamo non offrire alle nuove generazioni”.

Il viaggio ha stimolato anche un confronto critico sulla memoria collettiva e sulle differenze culturali.

“Questo viaggio per noi non è stato soltanto un’esperienza scolastica o culturale, ma un percorso profondo di crescita personale e consapevolezza – ha detto Teresa Zara della classe 5CP del Volta –  è stato importante perché, per la prima volta, abbiamo avuto la possibilità di vedere con i nostri occhi luoghi e realtà di cui avevamo solo letto nei libri o sentito parlare attraverso i racconti. Trovarci lì, camminare in quegli spazi, osservare i dettagli, respirare la stessa aria carica di memoria e di storia, ha reso tutto più reale, più vicino e soprattutto più umano.

Siamo rimaste colpite da ogni singolo momento vissuto. Ognuna di noi ha sentito un legame particolare con un luogo specifico, uno spazio che, per motivi diversi, ci ha toccato dentro. Alcuni posti ci hanno impressionato per il loro silenzio carico di significato, altri per la forza delle testimonianze che custodiscono. In ognuno di essi abbiamo percepito non solo il peso della storia, ma soprattutto la dimensione umana degli eventi: le vite spezzate, le speranze, le paure, il coraggio e la sofferenza di chi li ha attraversati prima di noi.

Questi luoghi ci hanno colpite a livello umano e storico, suscitando dentro di noi una sensibilità nuova e più intensa. Ci siamo sentite profondamente coinvolte, quasi responsabili di custodire e trasmettere ciò che abbiamo compreso. L’empatia è nata in modo spontaneo: non stavamo più studiando dei fatti lontani nel tempo, ma stavamo entrando in contatto con storie vere, con persone reali. Questo ha cambiato il nostro modo di guardare al passato e, in parte, anche al presente.

Siamo partite con tante domande, con dubbi e curiosità, desiderose di capire meglio ciò che era accaduto. Durante il viaggio abbiamo trovato molte risposte, alcune chiare, altre più complesse, ma tutte fondamentali per costruire una consapevolezza più matura. Abbiamo finalmente compreso cosa è successo realmente, andando oltre le semplici conoscenze, e abbiamo capito quanto sia importante ricordare, riflettere e non dare mai per scontata la libertà e i diritti di cui oggi godiamo.

È stata un’esperienza che porteremo dentro di noi per sempre, non solo come ricordo, ma come insegnamento. Per questo possiamo dire con certezza che è stato un viaggio straordinariamente interessante e formativo, un’esperienza che rifaremmo altre mille volte, perché ogni volta saprebbe donarci una nuova consapevolezza e una nuova profondità di sguardo”.

















Ultime notizie