
Pubblico delle grandi occasioni ieri sera al cinema Apollo di Albinea per ascoltare Dan Peterson, ospite della rassegna “Tu sì che vali”. Il coach ha parlato del suo ultimo libro “L’ABC del basket” e non solo dialogando con Andrea Delmonte, Editor Libri Mondadori.
Il grande allenatore ha raccontato la genesi del suo libro: “L’ho scritto per tutti, ma soprattutto per i bambini e i ragazzi che iniziano a giocare, perché nel basket i fondamentali sono determinanti, sia per divertirsi, che per crescere – ha detto – Oggi purtroppo vengono messi da parte e anche gli arbitraggi passano sopra al palleggio accompagnato e ai passi. Ma i più grandi giocatori erano quelli che sapevano usare il piede perno. Non è un caso se i migliori giocatori del mondo oggi sono europei; qui gli allenatori insegnano ancora i fondamentali e non è come negli Usa in cui viene chiesto ai giocatori di attaccare sempre il ferro per dimostrare la loro bravura”.
Peterson ha raccontato la sua giovinezza a Evanston, piccola cittadina accanto a Chicago: “Ho sempre amato il basket e ho provato a giocarci, ma al liceo sono stato tagliato dalla squadra e ho capito che avrei voluto fare l’allenatore. Quando riguardo i grandi del basket: Michael Jordan, Larry Bird e Magic Johnson, capisco perché mi sono innamorato di questo sport – ha spiegato – E’ pura magia ed è lo sport di squadra più completo di tutti. In Jordan rivedo la grazia di Roberto Bolle e la velocità di Usain Bolt”.
Secondo il Coach il tiro da 3 ha rovinato questo sport perché introducendolo si è rinunciato al 50% della zona d’attacco: “Oggi o si tira da tre o si schiaccia, ma la pallacanestro non è questa roba. Oggi si fa un altro sport”.
Durante l’intervista Peterson ha parlato più volte di Reggio, dei sui ricordi legati al Palabigi e alle schermaglie con Dado Lombardi definito affettuosamente “bugiardo da oscar e grade personaggio”. Poi un passaggio è stato dedicato a Kobe Bryant, che dagli 11 ai 13 anni, visto che il padre Joe militava nella Pallacanestro Reggiana, ha studiato e si è allenato a Reggio: “Vedevo il piccolo Kobe tirare a canestro nell’intervallo delle partite del padre – ha ricordato Dan – Crescendo è diventando un fenomeno che era, ha sempre ricordato quanto doveva al basket italiano e alla città di Reggio. Lui era un esempio di giocatore americano che qui aveva imparato i fondamentali e l’intelligenza di gioco. Direi che avete avuto un grande sponsor per il vostro basket locale”.
Rispetto al presente Peterson si è detto fiducioso sul campionato della Unahotels: “Sono partiti molto male, ma a mio avviso avete un allenatore molto bravo. Dimitri Priftis è preparato e sa restare saldo durante le partite. Trasmette calme a tranquillità al gruppo, anche nei momenti difficili. Ora, con alcune vittorie, la squadra naviga in acque migliori e credo che, anche grazie al vostro coach e al suo vice Federico Fucà, potrete arrivare ai playoff”. Poi un complimento alla società: “Reggio ha avuto, per sua fortuna, alcuni gradi dirigenti come Enrico Prandi che l’hanno portata dalle leghe minori alla serie A1, sempre senza fare il passo più lungo della gamba e affidandosi a staff competenti. Qui avete sempre avuto un giusto mix di atleti di talento come Bob Morse e Mike Mitchell, insieme a giocatori fastidiosi e veri e propri lottatori come Orazio Rustichelli”.
Le parole del coach sono state più volte interrotte dagli applausi di un pubblico attento e ammirato.
Al termine dell’incontro sono saliti sul palco, per una foto con lui, i ragazzi della KC21, la squadra del distretto ceramico che si è laureata campione del basket per atleti con la sindrome di down.
Infine Peterson si è concesso nell’ingresso del cinema per firmare le copie del suo libro e scattare foto con i fan.


