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PerMeA prende vita nello spazio dell’ex Albergo Diurno di Modena

Dal 27 febbraio al 1° marzo il progetto del Collettivo Amigdala offre un’esperienza interattiva aperta a tutti, nel solco di Modena città creativa per le Media Arts

In piazza Mazzini, negli spazi dell’ex Albergo Diurno, prende forma un’esperienza che mette in connessione arte, tecnologia e partecipazione. Da venerdì 27 febbraio a domenica 1° marzo il Collettivo Anigdala presenta PerMeA – Performative Meanings Arising, un progetto che comprende una piattaforma digitale e l’installazione interattiva di musica e data art curata dall’artista audio-visuale Irene Cavazzoni Pederzini.

Avviato alla fine del 2023, il progetto nasce e si sviluppa nell’ambito del riconoscimento di Modena come Città Creativa per le Media Arts e rappresenta un passaggio significativo nel processo di integrazione della dimensione digitale nella produzione culturale contemporanea. La piattaforma PerMeA viene ora pubblicata online e si offre come uno strumento innovativo, fondato sui Linked Open Data, che consente di consultare un archivio digitale strutturato e, allo stesso tempo, di esplorare i significati che emergono dalle relazioni tra opere, pratiche artistiche, luoghi e persone. PerMeA si propone come una piattaforma dinamica, capace di generare connessioni nuove e sorprendenti, trasformando la memoria culturale in un campo aperto di interpretazione e scoperta.

Il progetto – presentato questa mattina alla presenza dell’assessore alla Cultura Andrea Bortolamasi e della dirigente del settore Patrimonio Culturale della Regione Emilia-Romagna Cristina Ambrosini – è sostenuto dal Ministero della Cultura e dall’Next GenerationEU, con il supporto della Regione ER e del Comune di Modena, dell’Università di Modena e Reggio Emilia, attraverso il centro interdipartimentale di ricerca sulle Digital Humanities DHMoRe – Lodovico, e dell’Università di Udine. Questa ampia rete di collaborazione testimonia come la transizione digitale degli organismi culturali rappresenti un’opportunità per ridefinire le modalità di accesso, conservazione e attivazione del patrimonio culturale, sia materiale che immateriale.

Nelle tre giornate del weekend, accanto alla piattaforma digitale, il pubblico può immergersi nell’installazione interattiva “Tracciare costellazioni di significato – Coro di nomi”, un’opera che invita ogni visitatore a diventare parte integrante del lavoro artistico. Pronunciando il nome proprio, ciascuno dona la propria voce al sistema: il suono viene registrato, analizzato e assegnato a una delle quattro sezioni corali, entrando così a far parte di una composizione sonora collettiva e di una costellazione visiva in continua trasformazione. Il risultato è un paesaggio audiovisivo che mette in dialogo identità individuale e dimensione collettiva, traducendo la presenza umana in dati, suoni e immagini. In questo processo, il dato non è più un elemento astratto, ma diventa materia viva, capace di raccontare relazioni, appartenenze e possibilità.

“Progetti come PerMeA dimostrano come le Media Arts rappresentino oggi uno spazio strategico di innovazione culturale, capace di connettere creatività, ricerca e partecipazione”, afferma Andrea Bortolamasi, assessore alla Cultura del Comune di Modena. “Attraverso la piattaforma digitale PerMeA, Modena consolida una visione in cui la tecnologia non è solo uno strumento, ma un linguaggio capace di generare nuove forme di espressione, conoscenza e comunità, rendendo visibile ciò che spesso rimane nascosto: la trama viva delle relazioni culturali”.

Gli orari di apertura vanno dalle 9.30 alle 13 e dalle 15 alle 19 nella giornata di venerdì e dalle 9.30 alle 19 il sabato e la domenica. L’apertura pubblica della piattaforma e dell’installazione rappresenta un momento di restituzione alla città, che diventa protagonista attiva di un progetto destinato a evolversi ulteriormente.

L’esperienza proposta da Amigdala affonda le proprie radici in una lunga pratica di ricerca interdisciplinare che unisce performance, archivio, tecnologia e territorio. Fondato nel 2005 proprio a Modena, il collettivo si configura come una realtà multidisciplinare che opera come una vera e propria infrastruttura culturale sensibile, capace di generare progetti artistici, festival e percorsi di indagine che mettono al centro la relazione tra comunità, memoria e trasformazione.

















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