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Il food delivery in Italia, tra piattaforme globali e alternative locali

Il progetto di ricerca BUMOLDS (Business Model for Local Delivery Platforms), guidato dall'Università di Bologna, ha indagato le preferenze di utilizzo e le criticità dei servizi di consegna a domicilio e messo a punto una proposta alternativa, a carattere locale, che integra efficienza economica, responsabilità sociale e valore territoriale

Chi utilizza i servizi di food delivery è consapevole delle criticità legate alle condizioni di lavoro di chi fa le consegne, all’impatto ambientale e all’impoverimento dell’economia locale. Questi valori faticano però a tradursi in comportamenti concreti quando entrano in conflitto con la comodità, la rapidità e l’affidabilità offerte dalle piattaforme globali.

 

Un’alternativa esiste: le piattaforme di consegna locali. Ma il loro sviluppo è legato a condizioni economiche non sempre facili da raggiungere: livelli sostenibili delle commissioni di consegna, affidabilità operativa e capacità di generare volumi adeguati.

A fare il punto su questo scenario è BUMOLDS (Business Model for Local Delivery Platforms), progetto di ricerca PRIN, finanziato dal PNRR, guidato dal Dipartimento di Scienze Aziendali dell’Università di Bologna, che presenterà i risultati ottenuti il prossimo 26 febbraio, alla presenza di esperti internazionali e delle unità partner dell’Università di Bergamo, dell’Università di Pisa e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

“L’utilizzo dei servizi di food delivery nasce soprattutto da consumi ‘situazionali’: si usano queste piattaforme quando si è stanchi, si ha poco tempo o si desidera qualcosa di particolare”, spiega Annamaria Tuan, professoressa al Dipartimento di Scienze Aziendali e coordinatrice del progetto. “In questo contesto, le piattaforme di consegna locali non sono certo una soluzione semplice o automatica: offrono però uno spazio di sperimentazione per ripensare il rapporto tra tecnologia, mercato e territorio in chiave più inclusiva e sostenibile”.

Un’indagine realizzata su 1.946 consumatori italiani mostra come il food delivery sia ormai molto diffuso: il 41,1% dichiara di utilizzare piattaforme di consegna. Il peso economico complessivo di questi servizi resta però contenuto: circa l’1,5% della spesa alimentare totale. I principali motivi per cui le persone utilizzano le piattaforme di delivery sono la comodità (27,2%), la voglia di gratificazione o di piatti specifici (17,2%) e la mancanza di tempo (14,1%). Gli elementi che contano di più quando si sceglie un servizio di consegna sono la qualità del cibo (4,4 su 5) e la chiarezza su tempi e costi (4,3 su 5). I temi legati alla sostenibilità, invece, pesano meno nelle decisioni concrete (3,6 su 5).

“Le grandi piattaforme di consegna di cibo a domicilio si sono imposte grazie alla loro efficienza operativa, all’ampia copertura geografica e alla standardizzazione dell’esperienza utente”, aggiunge Tuan. “Ma questi vantaggi si accompagnano a criticità strutturali sempre più evidenti, come segnalano anche recenti indagini della magistratura relative al settore del food delivery: condizioni di lavoro controverse, impatto ambientale significativo, asimmetrie di potere nei confronti dei ristoratori e progressiva estrazione di valore dai territori”.

I 265 ristoratori coinvolti dall’indagine confermano questa visione. Emerge infatti una tensione strutturale: da un lato le piattaforme globali sono riconosciute come uno strumento necessario per raggiungere i clienti, ma dall’altro sono accompagnate da molte criticità, come commissioni elevate, perdita di controllo sulla relazione con il cliente, visibilità regolata da algoritmi poco trasparenti.

Il progetto BUMOLDS è nato per cercare un’alternativa a questo scenario e definire un prototipo di piattaforma di consegna locale capace di creare valore promuovendo e utilizzando le risorse locali. È stata sviluppata così una proposta (il BUMOLDS Business Model Framework) che integra efficienza economica, responsabilità sociale e valore territoriale.

“I casi studio che abbiamo analizzato mostrano che le piattaforme locali di consegna sono da un lato un importante laboratorio di innovazione, ma dall’altro restano esposte a vincoli di scala, costi logistici elevati e a una forte pressione competitiva”, spiega Tuan. “La loro sostenibilità sul lungo periodo dipende quindi dalla capacità di tradurre i valori di prossimità ed equità in modelli economicamente resilienti, supportati da politiche pubbliche adeguate e da un’evoluzione delle preferenze dei consumatori”.

BUMOLDS ha realizzato anche il primo censimento nazionale delle piattaforme locali di consegna. Un lavoro durato due anni da cui sono emerse 40 realtà attive in tutta Italia, da Bolzano a Bologna, da Torino a Corigliano, con servizi che spaziano dalla consegna di pasti pronti alla spesa di prodotti locali, e un raggio d’azione che può coprire un comune, una provincia o un’intera macroregione.

Tutti i dati raccolti e gli esiti del progetto saranno raccontati giovedì 26 febbraio all’evento di chiusura di BUMOLDS, ospitato a partire dalle ore 11 nella sede del Dipartimento di Scienze Aziendali dell’Alma Mater (via Capo di Lucca, 34 – Bologna).

 

















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