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Anziani e cura a casa: 60 mila caregiver a Reggio Emilia la metà fa assistenza più di 20 ore alla settimana

Il segretario Sirianni presenta lo studio Cisl sulla riforma. Chi cura a casa ora è riconosciuto. Ma serve un aiuto economico vero, perché il caregiving fa risparmiare Stato e Regione

“A Reggio e provincia i caregiver familiari sono circa 60mila, se includiamo chi aiuta regolarmente anche poche ore; ma quelli con un carico di cura pesante e continuativo (oltre 20 ore di assistenza a settimana) sono nell’ordine di 25–30 mila. Numeri enormi che richiedono strumenti nuovi e progetti permanenti, non un bonus di pochi euro”.

Andrea Sirianni, segretario della Cisl Emilia Centrale, commenta così il disegno di legge sui caregiver approvato lo scorso gennaio dal Consiglio dei Ministri, una riforma che ha un punto di forza: “Lo Stato riconosce giuridicamente la figura del familiare che si prende cura, a casa, di un proprio caro. Un cambio culturale, frutto anche del pressing Cisl al Tavolo consultivo, che però richiede pragmatismo per trasformarsi in aiuto vero. Sostenere i caregiver con un contributo mensile stabile è un investimento che conviene allo Stato e alla Regione perché evita spese maggiori in ospedali e case protette, dove i posti accreditati sono praticamente finiti”.

I numeri non lasciano alibi: nel reggiano gli anziani over 65 sono 121.646, pari al 22% della popolazione provinciale. Significa che più di una persona su cinque è anziana e la quota crescerà ancora. “Il bisogno di garantire cura e assistenza è già oggi la bomba sociale dei prossimi 10-15 anni, in una Comunità dove l’età media è vicina ai 46 anni”, sottolinea Sirianni.

BONUS PER POCHI
Al momento, l’impegno economico per i caregiver non basta. Il disegno di legge vara un bonus fino a 400 euro mensili, erogato trimestralmente, previsto nella fase iniziale solo per caregiver conviventi che assistono un familiare con disabilità gravissima per almeno 91 ore settimanali, con priorità a famiglie a basso reddito ( sotto i 3.000 euro) e Isee non superiore a 15.000 euro. “Con queste regole, più simili a un bonus povertà che a un aiuto effettivo – attacca Sirianni – molti caregiver reggiani, con carichi pesanti di cura, non vedranno un centesimo. È necessario aumentare la soglia Isee e rendere il contributo adeguato ai costi reali della cura”.

SOLLIEVO E FORMAZIONE
La sfida della riforma chiama Reggio a mettere a terra due pilastri: una rete diffusa di servizi di sollievo per i caregiver, compreso il supporto psicologico ed emotivo, e la formazione. Nelle Case della Comunità si può costruire un modello che consideri il caregiver partner degli operatori sanitari, con percorsi pratici (su movimentazione, gestione di presidi e terapie) e punti di riferimento chiari nei distretti, per sapere a chi rivolgersi e come attivare i servizi. Questo migliorerebbe la continuità assistenziale, intercettando prima le criticità e riducendo i ricoveri evitabili.

SERVE UNA REGIA
In Emilia-Romagna dal 2014 c’è una legge regionale di sostegno ai caregiver e la Giunta ha stanziato 3 milioni di euro l’anno per il triennio 2025-2027. Una scelta positiva, ma che nei distretti della provincia di Reggio si traduce in poco più di 335 mila euro. La Regione può integrare, ma non sostituirsi allo Stato. Serve uno stanziamento certo del Governo, per costruire con le Regioni uno scudo vero per dare respiro alle famiglie e ai caregiver, in gran parte donne.

IL TUO LAVORO VALE
Infine, conclude Sirianni, “occorre aprire il capitolo previdenziale e ridurre l’abbandono del lavoro: oggi circa il 60% dei caregiver interrompe o limita l’occupazione. Allora, congedi, permessi e lavoro agile vanno resi davvero esigibili, senza tutele per i caregiver rischiamo di trasformare la cura di oggi in povertà domani”.

 

 

















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