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Allarme lavoro: nel 2025 esplode il ricorso alla cassa integrazione straordinaria in Emilia-Romagna (+33,8%)

A rischio la tenuta della manifattura, gli ammortizzatori ordinari non bastano più

(immagine: er.cgil.it)

È stato pubblicato ieri l’Osservatorio INPS sulle ore di cassa integrazione (ordinaria, straordinaria e in deroga) autorizzate nel 2025. I dati che emergono non fanno che confermare i timori e le preoccupazioni anticipate in questi mesi a livello nazionale e regionale su un sistema produttivo che, in assenza di serie politiche industriali, rischia la desertificazione.

Nel 2025 in Emilia-Romagna sono state autorizzate 57.154.266 milioni di ore di CIG (Cigo – Cigs – Cigd), in leggera diminuzione (-5,5%) rispetto ai 60.493.751 milioni di ore autorizzate nel 2024 ma largamente superiori a quanto fatto registrare nel 2023 (+46,1% corrispondenti a +18 milioni di ore).

Dati che si inseriscono in un trend nazionale che dovrebbe destare allarme nel Governo: in Italia nel 2025 sono state autorizzate oltre 546 mln di ore di cassa integrazione, in aumento rispetto al 2024 (+10,3%) e al 2023 (+33,6%). È il dato peggiore del post-Covid.

Nello specifico, nel 2025 in Emilia-Romagna sono state autorizzate:
•36.346.750 ore di Cigo (cassa ordinaria), in diminuzione rispetto alle 44.947.336 del 2024 (-19,1%);
•20.807.516 ore di Cigs (cassa straordinaria), in aumento rispetto alle 15.546.346 del 2024 (+33,8%).

Particolarmente allarmanti sono i dati relativi alla cassa integrazione straordinaria che certificano lo stato di profonda sofferenza del tessuto produttivo emiliano-romagnolo. Per molte aziende la speranza di ripresa passa attraverso lo strumento straordinario, sempre legato a processi di crisi profonde, di riorganizzazioni, di esuberi di personale con conseguenti risvolti sulla tenuta del tessuto sociale del territorio.

Una lettura confermata anche dagli oltre 50 Tavoli di crisi riguardanti imprese operanti in Emilia-Romagna, insediati presso i Ministeri competenti, in Regione, nelle Prefetture e presso gli Enti Locali. Tavoli che coinvolgono circa 10 mila lavoratrici e lavoratori
A questi dati vanno sommati i dati che riguardano il settore della somministrazione di lavoro: nel 2025 (dato aggiornato al 30 novembre) in Emilia-Romagna sono stati attivati 143 AIS (ex TIS) che coinvolgono 790 lavoratrici e lavoratori.

La crisi sta colpendo con particolare forza anche il comparto artigiano, ovvero il tessuto di piccole e piccolissime imprese, fondamentale per l’economia della nostra Regione. Da FSBA (fondo bilaterale per l’erogazione degli ammortizzatori nel comparto artigiano) arrivano dati molto preoccupanti: nel 2025 in Emilia Romagna sono stati siglati 5.265 accordi (da luglio di durata anche bimestrale o trimestrale), che hanno coinvolto 33.786 lavoratrici e lavoratori.

“I dati rilasciati dall’INPS – commenta il Segretario Generale CGIL Emilia Romagna Massimo Bussandri – sono gravi e preoccupanti. La congiuntura economica, l’assenza di politiche industriali e l’utilizzo dell’economia come vera e propria arma per regolare i rapporti di forza nel mondo stanno impattando con forza sul nostro tessuto produttivo. La crisi industriale dovrebbe essere la priorità del Governo, che invece ripropone la ricetta inutile e dannosa dell’austerità, come sempre pagata dai più deboli. Chiediamo da mesi risposte concrete su investimenti, politiche industriali e ammortizzatori sociali ma il Governo appare completamente disinteressato alle condizioni reali dell’economia e del lavoro del Paese.”
“Come dimostrato dall’ultima indagine sui redditi in Emilia-Romagna del nostro istituto di ricerca (IRES), la crescita del salario nominale registrata negli ultimi anni è risultata insufficiente per recuperare il ritardo accumulato negli anni precedenti rispetto all’aumento dei prezzi: nell’ultimo triennio la perdita del potere d’acquisto è di oltre il 7%”.

“È ora – conclude Bussandri – che il Governo metta da parte la propaganda con cui cerca di distogliere l’attenzione dai suoi fallimenti. Servono risposte e servono con urgenza. È quanto mai urgente una regia pubblica di questi processi, altrimenti il rischio è un vero e proprio processo di desertificazione industriale che, come Organizzazione Sindacale, contrasteremo in ogni modo. La difesa dell’occupazione e del sistema produttivo regionale è per noi una priorità assoluta anche nel confronto con la Giunta regionale e per il rinnovo del Patto per il Lavoro e per il Clima. Devono arrivare risposte per tutti i settori in crisi, a partire dal metalmeccanico e dall’automotive”.

DATI TERRITORIALI (CIGO-CIGS-CIGD) – Periodo gennaio-dicembre 2025:

•Bologna: 13.326.034 ore, rispetto alle 13.704.300 ore del 2024 (-2,8%)
•Ferrara: 4.724.774 ore, rispetto alle 4.796.094 ore del 2024 (-1,5%)
•Forlì-Cesena: 3.748.338 ore, rispetto alle 3.739.678 ore del 2024 (+0,2%)
•Modena: 12.837.912 ore, rispetto alle 13.153.810 ore del 2024 (-2,4%)
•Parma: 2.256.076 ore, rispetto alle 1.863.811 ore del 20 (+21,0%)
•Piacenza: 1.873.924 ore, rispetto alle 1.182.475 ore del 2023 (+58,5%)
•Ravenna: 3.178.336 ore, rispetto alle 3.958.897 ore del 2024 (-19,7%)
•Reggio Emilia: 9.913.078 ore, rispetto alle 11.663.827 ore del 2024 (-15,0%)
•Rimini: 5.295.794 ore, rispetto alle 6.430.859 ore del 2024 (-17,7%)

DATI TERRITORIALI ( focus sulla CIGS) – Periodo gennaio-dicembre 2025:

•Bologna: 4.332.374 ore, rispetto alle 2.600.397 ore del 2024 (+66,6%)
•Ferrara: 2.523.112 ore, rispetto alle 2.217.770 ore del 2024 (+13,8%)
•Forlì-Cesena: 1.658.268 ore, rispetto alle 1.425.633 ore del 2024 (+16,3%)
•Modena: 3.958.276 ore, rispetto alle 2.011.458 ore del 2024 (+96,8%)
•Parma: 1.114.844 ore, rispetto alle 155.476 ore del 2024 (+617,1%)
•Piacenza: 737.206 ore, rispetto alle 208.993 ore del 2024 (+252,7%)
•Ravenna: 1.347.086 ore, rispetto alle 419.747 ore del 2024 (+220,9%)
•Reggio Emilia: 3.289.398 ore, rispetto alle 3.759.437 ore del 2024 (+12,5%)
•Rimini: 1.846.952 ore, rispetto alle 2.747.435 ore del 2023 (-32,8%)

DATI SETTORIALI (CIGO-CIGS-CIGD) – Periodo gennaio-dicembre 2025:

•Attività meccaniche: 37.496.518 ore, rispetto alle 39.641.142 ore del 2024 (-5,4%)
•Lavorazione minerali non metalliferi: 5.255.324 ore, rispetto alle 4.085.517 ore del 2024 (+28,6%)
•Chimica, petrolchimica, gomma e materie plastiche: 2.356.764 ore, rispetto alle 3.967.592 ore del 2024 (-40,6%)
•Industrie dell’abbigliamento: 1.853.156 ore, rispetto alle 2.575.228 ore del 2024 (-28,0%)
•Pelli cuoio e calzature: 1.751.924 ore, rispetto alle1.736.830 ore del 2024 (+0,9%)
•Legno: 1.413.722 ore, rispetto alle 920.286 ore del 2024 (+53,6%)
•Industria alimentare: 1.277.532 ore, rispetto alle 1.460.933 ore del 2024 (-12,6%)
•Attività metallurgiche: 1.245.128 ore, rispetto alle 1.563.334 ore del 2024 (-20,4%)

















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