La stazione Tav si deve fare a Reggio. Lo dice la Tav che la deve pagare, lo dicono gli accordi in cui a Parma è prevista l’interconnessione e a Reggio la stazione in linea, ma soprattutto lo dice la realtà dei fatti. Di cosa fa Tav si è parlato molto, credo sia più utile guardare ai fatti, soprattutto a fronte di una discussione sbagliata, sia da parte di chi la lancia oltr’Enza, sia da parte di chi gli fa eco da Reggio.
La realtà dei fatti è questa. Le stazioni non si fanno con capricci o favori, si fanno sulla base di esigenze concrete. Il cuore dell’economia emiliana batte a Reggio e in questi anni la nostra provincia è cresciuta più di tutte le altre in Italia. Attorno al quadrilatero compreso tra Reggio, Modena, Carpi e Sassuolo è concentrato un quarto della popolazione dell’Emilia Romagna, circa 800.000 persone – se fosse un’unica entità amministrativa sarebbe la quinta città italiana, su un territorio poco più grande di quello del comune di Ravenna – più di quattro volte gli abitanti di Parma, più del doppio di Bologna. Reggio è l’unico capoluogo emiliano in crescita demografica, segno di una straordinaria vivacità, è da anni ai vertici delle classifiche su affari e lavoro ed è il luogo in Italia dove in questi ultimi anni l’export è cresciuto di più. Reggio ha certamente altre eccellenze, ospedale, scuole etc., e problemi da risolvere, ma i dati demografici e quelli economici stanno lì a dimostrare l’evidenza, la stazione è giusto che si faccia a Reggio.
Questo è il segno ovviamente di una comunità che lavora molto, ma anche il frutto di una volontà forte e di una visione aperta, lontana dal campanilismo o dalla mera rivendicazione.
La capacità di scegliere si misura sull’idea di territorio vasto e coeso, un’idea che permette ai reggiani di immaginare un sistema dove si fa l’Università con Modena, si vola da Bologna, si partecipa a Parma ad importanti fiere e si prende il treno a Reggio. Evidentemente c’è chi ragiona in altro modo, a Parma e purtroppo anche a Reggio.
A Parma c’è ancora chi pensa che la competizione vada fatta con i propri vicini, non capendo che il terreno di gioco è europeo e globale. A Reggio c’è chi invece, dimostrando subalternità culturale e cinismo, pensa subito di sfruttare una discussione balorda per trarne profitto politico. Non mi riferisco ovviamente a chi è stato sempre contrario alla Tav, è comprensibile che continui ad esserlo, credo convenga però che tra Reggio e Parma non cambia nulla. Molto più sorprendente la posizione di chi nel centro destra pretende di dare lezioni, dopo che il Governo Berlusconi, forte di una maggioranza schiacciante, si è impantanato nella Tav della val Susa lasciando il lavoro a metà.
La gestione della Tav a Reggio è un esempio positivo di come si gestiscono i grandi progetti. I reggiani hanno preteso di dire la loro su un’opera pubblica di interesse nazionale ed hanno concordato un tracciato migliore e opere compensative di grande utilità. Con il supporto degli enti locali si è gestito senza contrasti la fase degli espropri e il cantiere. Alla fine si è anche ottenuto di qualificare al massimo le opere più importanti, chiamando Calatrava a Reggio. Oggi, a fronte di un contrasto tra committente e impresa costruttrice, c’è subito chi si butta in acqua per abbandonare la nave. Rimonti a bordo piuttosto e si rimetta a remare, oppure dica con chiarezza che l’alta velocità è sbagliata o che Reggio non merita ciò che Parma desidera.
Tav e Cepav hanno un contenzioso complesso, che evidentemente non riguarda solo la stazione di Reggio. Se non lo risolvono si deve fare l’appalto – attenzione fare e non rifare, perché per la Tav Milano-Bologna non ci fu nessun appalto -, che tra l’altro è lo strumento migliore per contenere i costi delle opere pubbliche. Chissà che alla fine la stazione di Calatrava non costi meno di quanto oggi Tav ha in cassa. L’unico rischio da evitare è che i reggiani si mettano a litigare tra loro e allentino la presa, invece di lavorare insieme per l’ obiettivo comune. I fondi ci sono e Cepav o qualcun altro deve costruire la stazione.
(Paolo Gandolfi, Assessore a Mobilità e infrastrutture – Comune di Reggio Emilia)


