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Cia Reggio: Superare il ‘blocco generazionale’ che frena il futuro dell’agricoltura

E’ ben riuscito il convegno della Cia e dei suoi giovani, donne ed anziani, dedicato al ricambio generazionale in agricoltura. Un appuntamento non tradizionale, in cui interventi e relazioni sono stati intervallati da stacchi musicali e testimonianze filmate di giovani intervistati in azienda. E’ un grosso problema quello del ricambio generazionale per la nostra agricoltura: lo ha ricordato in apertura la responsabile dei giovani Cia Arianna Alberici citando i dati dell’ultimo censimento agricolo, secondo il quale a Reggio, in linea con l’andamento regionale, appena l’8% dei titolari di azienda ha meno di 40 anni (età alla quale nel settore si è ancora ‘giovani’), un tasso che non garantisce il futuro di questa fondamentale attività. Inoltre, ha aggiunto l’Assessore provinciale all’agricoltura Roberta Rivi, oltre metà manca del tutto di un ricambio in azienda. E’ uno dei problemi di fondo, ha rimarcato nelle conclusioni il presidente della Cia reggiana Ivan Bertolini, insieme alla salvaguardia del territorio e del bene terra, temi sui quali la Cia ha proposto ai Comuni la condivisione della ‘Carta di Matera’, che appunto anche di queste problematiche si occupa.

La Cia, in particolare le sue ‘Associazioni di persone’ Agia (giovani), Donne in Campo (imprenditrici) ed Anp (pensionati), ha avviato su scala regionale questi incontri che si svolgono in tutte le province e che si concluderanno verso la fine di aprile, con una proposta che porterà a sperimentare forme di passaggi di aziende da realtà che mancano di ricambio a giovani intenzionati ad ‘intraprendere’, ovvero incominciare invece questa attività.

Questo perché, lo ha sottolineato l’Assessore Rivi, i terreni, in genere molto costosi, rischiano di andare soprattutto a soggetti non agricoli e di diventare oggetto di ‘speculazione’ finanziaria. I giovani – ha ricordato l’Alberici – in agricoltura sono al livello più basso dal dopoguerra, questo naturalmente non porterà ad una scomparsa dell’agricoltura, ma ad una accelerata evoluzione in senso estensivo ed industriale. Quel tipo di agricoltura – secondo il prof. Luca Lombroso, docente all’Università di Modena e Reggio e noto meteorologo – che più ‘impatta’ sul pianeta quanto a produzione di gas ad effetto serra. Le peculiarità dell’agricoltura reggiana, ha ricordato ancora la responsabile Agia sono le produzioni di qualità a marchio Dop e Igp che rappresentano circa l’85% del valore della produzione agricola reggiana, una peculiarità che può sopravvivere se sopravvive l’azienda media a conduzione familiare, secondo l’Assessore.

Proprio nell’Anno europeo dedicato alla solidarietà tra generazioni, ha puntualizzato Arianna Alberici, c’era il contesto ideale per promuovere un’iniziativa tesa ad affermare il ricambio generazionale nel settore agricolo. La rarefazione dei giovani ha cause di tipo culturale, legate al retaggio di pregiudizi passati, altre più attuali che riguardano la bassa redditività del lavoro agricolo, l’elevato impegno di capitali e personale richiesto, il difficile accesso al credito, il costo dei terreni e dei canoni d’affitto. Come contrastare questo ‘blocco’ generazionale – si è chiesta -: cominciando a rendere più facile l’accesso al bene terra e al credito. La Cia cerca di fare la sua parte in quest’ottica.

Tra gli interventi nella mattinata, aperta (per scelta) sulle note de “il vecchio e il bambino” di Guccini, da sottolineare quelli delle responsabili reggiane di Donne in Campo (Loredana Maurilli) e dell’Anp (Deanna Ferrari).

















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