Novanta espositori, dai Colli Piacentini alla Romagna, con i loro tesori: rossi, bianchi, fermi, frizzanti. Tredici masterclass, ovvero ‘lezioni magistrali’ dedicate ai vini regionali e al loro legame con il territorio di produzione. Ancora, il ristorante dello chef stellato Carlo Cracco, che produrrà piatti di grande livello e piadine gourmet con le 45 Dop e Igp regionali.
Con l’apertura di una forma di Parmigiano Reggiano Dop speciale serigrafata, è stato inaugurato oggi a Vinitaly, il Salone internazionale dei vini e dei distillati a Veronafiere, il padiglione numero 1, ‘storica’ casa dell’Emilia-Romagna. Uno spazio che, anche per l’edizione 2026, è ricco di novità, non solo grazie a una nuova veste grafica, ma con un nuovo racconto: quest’anno, la regione si presenta alla principale vetrina internazionale del settore vitivinicolo affiancando, per la prima volta al racconto del vino, l’offerta turistica regionale, mettendo in relazione produzioni, territori e destinazioni.
All’interno del padiglione 1, accanto alle cantine, al Consorzio Parmigiano Reggiano, al Consorzio di Tutela del Lambrusco, al Consorzio Vini di Romagna, al Consorzio di Tutela Vini dei Colli di Parma e al Consorzio Emilia-Romagna, sono presenti anche le tre Destinazioni turistiche dell’Emilia-Romagna, con proposte dedicate all’enogastronomia: dalla Food Valley di Visit Emilia, che valorizza il binomio tra salumi e vini dei Colli Piacentini e di Parma, al Territorio turistico Bologna-Modena, centrato sull’asse Lambrusco-Pignoletto e sulle eccellenze della tradizione gastronomica; fino a Visit Romagna, che punta su vini come Sangiovese, Albana, Rebola e sui vitigni autoctoni legando il vino al benessere e alla vacanza attiva. Una presenza articolata che traduce in modo operativo un modello di promozione integrata, in cui il vino diventa leva di accesso ai territori e alle esperienze, contribuendo a rafforzare la presenza sui mercati e l’attrattività turistica della regione.
A tagliare il nastro del padiglione Emilia-Romagna 2026, il presidente della Regione, Michele de Pascale, la sottosegretaria alla Presidenza, Manuela Rontini, l’assessore all’Agricoltura, Alessio Mammi, l’assessora al Turismo, Roberta Frisoni, gli chef stellati Carlo Cracco e Massimo Bottura, e la madrina, Simona Ventura. Presenti anche Davide Frascari, presidente dell’Enoteca Regionale Emilia-Romagna; Andrea Segrè, presidente di Casa Artusi; Maddalena Fossati, una delle promotrici della Cucina italiana patrimonio Unesco.
“Non possiamo che essere orgogliosi della qualità della produzione emiliano-romagnola, in vetrina a Vinitaly- afferma il presidente de Pascale-. I nostri vini sono frutto del lavoro e della passione di tante cantine, imprese agricole e produttori, con la collaborazione dei Consorzi di tutela. Anche per l’edizione 2026 l’Emilia-Romagna dimostra di saper lavorare insieme e si presenta unita al Vinitaly: abbiamo scelto di costruire una presenza che non racconta solo il prodotto, ma anche i territori e le esperienze che lo rendono unico, mettendo in relazione vino e offerta turistica. È in questa direzione che abbiamo coinvolto le Destinazioni turistiche regionali all’interno del padiglione, perché il vino è sempre più una porta di accesso ai nostri territori. Una strategia che sosteniamo con risorse concrete: nel biennio 2025-2026 abbiamo messo a disposizione 25 milioni di euro per la promozione dei prodotti a indicazione geografica, cibo e vino, rafforzando al tempo stesso la capacità di attrazione e la presenza sui mercati internazionali, in un contesto segnato da forti cambiamenti della domanda e da una crescente competizione tra sistemi produttivi. Un impegno che valorizza un comparto che non rappresenta soltanto un valore economico, ma anche coesione sociale e presidio dei territori- conclude il presidente-. La qualità delle nostre produzioni merita risultati ancora più ambiziosi di quelli conseguiti fin qui, per questo non dobbiamo e non vogliamo accontentarci. Uno degli obiettivi del nostro mandato nelle politiche agroalimentari è proprio quello della valorizzazione delle produzioni: un impegno chiaro che abbiamo preso con i nostri produttori e che segnerà un vero e proprio cambio di passo nella strategia regionale che condivideremo con chi ogni giorno lavora per rendere protagonista la nostra regione anche oltre i confini nazionali”.
“Il vino emiliano-romagnolo è uno degli elementi più forti dell’identità e della capacità competitiva della nostra regione, e a Vinitaly si presenta con un valore aggiunto in più- sottolineano la sottosegretaria Rontini e gli assessori Mammi e Frisoni-. La scelta di affiancare, all’interno del padiglione, le Destinazioni turistiche regionali a cantine e Consorzi rappresenta un passaggio importante nel modo in cui raccontiamo l’Emilia-Romagna: il vino non è un prodotto isolato, ma parte di un’esperienza che tiene insieme produzioni, territori e accoglienza. È su questa integrazione che vogliamo continuare a investire, per rafforzare il posizionamento della nostra regione sui mercati e intercettare una domanda sempre più orientata verso il turismo enogastronomico. Un ringraziamento va a tutto il sistema produttivo e delle cantine, che anche quest’anno si presenta unito a Vinitaly e contribuisce a rendere questa proposta credibile e competitiva”.
Lo stand, i 90 espositori e il turismo enogastronomico
Anche quest’anno Vinitaly ospita la varietà e la qualità dei vini dell’Emilia-Romagna, dove il comparto vitivinicolo si affianca a quello agroalimentare come uno dei pilastri dell’economia regionale. Le sei principali aree vitivinicole – dai Colli Piacentini alla Romagna – presenti nello stand raccontano un patrimonio fatto di vitigni iconici e produzioni sempre più orientate alla qualità, che tengono insieme la forza delle grandi cantine cooperative, con migliaia di soci, e il lavoro delle realtà private, spesso alla terza o quarta generazione, oggi sempre più concentrate su identità, originalità e valorizzazione delle produzioni, con una crescente attenzione al metodo classico e alle bolle.
Le 13 masterclass ospitate nello stand della Regione rappresentano uno degli strumenti attraverso cui il vino si lega direttamente al turismo enogastronomico. Dall’incontro dedicato ai vini Doc Colli di Parma, espressione della tradizione locale, al percorso “Emilia spumeggiante”, che attraversa territori e stili diversi, fino agli appuntamenti in programma nei giorni successivi – come “Piacenza-Rimini andata e ritorno: viaggio tra vini, colori e sapori” e “La riscossa del Romagna Sangiovese” – il programma propone un racconto che unisce degustazione, territorio e esperienza, valorizzando il vino come elemento centrale dell’identità regionale e dell’attrattività turistica.
Il premio Angelo Betti a Pierluigi Zama
Sempre nel corso della mattinata si è svolta la cerimonia di consegna del premio “Angelo Betti – Benemerito della vitivinicoltura italiana”, riconoscimento annuale di Veronafiere-Vinitaly alle personalità che, con il loro lavoro, contribuiscono a qualificare la produzione vitivinicola ed enologica in Italia e nel mondo. Il premio è stato assegnato a Pierluigi Zama, enologo e perito agrario, protagonista di un lungo percorso professionale all’interno di alcune delle principali realtà vitivinicole dell’Emilia-Romagna, tra cui Terre Cevico (Ra), Cantine Civ&Civ (Mo) e Agrintesa (Ra), dove opera tuttora.
Zama ha ricoperto anche incarichi di rilievo in ambito associativo e tecnico, come presidente della sezione Romagna di Assoenologi, vicepresidente nazionale e attuale consigliere dell’associazione, oltre che presidente della Commissione di degustazione Doc-Docg. Un impegno che nel tempo ha contribuito non solo allo sviluppo del settore, ma anche alla diffusione e alla qualificazione della cultura enologica dell’Emilia-Romagna a livello regionale e nazionale.









