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“Imparate a trattarvi bene”: oltre 300 studenti con Ifoa e Stefano Rossi al Centro Internazionale Loris Malaguzzi di Reggio

Dopo il successo dello scorso anno con Enrico Galiano, Ifoa replica l’appuntamento con studenti e studentesse delle scuole superiori della città. Lo psicopedagogista ha affrontato temi come l’autostima, il rapporto con i social e l’importanza di saper dire no

Se non credi in te, chi lo farà? Non solo il titolo dell’evento, ma la domanda che ha aperto una mattina di riflessione e confronto guidata dallo psicopedagogista, divulgatore e scrittore Stefano Rossi, che venerdì scorso ha dialogato con oltre 300 studenti e studentesse delle scuole superiori del territorio al Centro Internazionale Loris Malaguzzi, su invito di Ifoa.

Dopo il successo della prima edizione con Enrico Galiano, Ifoa rinnova per il secondo anno consecutivo l’appuntamento dedicato alle classi quarte e quinte degli istituti superiori di Reggio Emilia e provincia. L’ospite di quest’anno è una figura di riferimento per adolescenti, genitori e docenti, che vanta numerose collaborazioni e una community social di oltre 250 mila persone.

Al centro dell’intervento di Rossi il tema delle trappole mentali che insidiano la Generazione Z, a partire dalla comparazione continua amplificata dai social network: “Ogni volta che apriamo i social entriamo in una realtà filtrata, che ci fa sentire inadeguati. Dobbiamo riconoscere questo bullo interiore che ci riduce l’autostima in frantumi e non dargli retta. I pensieri sono come canzoni che passano alla radio: puoi ascoltarle, ma puoi anche decidere di non identificarti con quella voce che ti dice che non sei abbastanza, che non ce la farai, che è inutile provarci”.

Nel corso della mattinata, Rossi ha intrecciato esperienze personali e riferimenti culturali come le storie di Rosa Parks e Irena Sendler, trasformate nel dialogo in concetti concreti e applicabili anche nella quotidianità. Tra questi l’importanza di tracciare dei confini e dire di no: “Abbiamo imparato il rispetto per gli altri, ma spesso ci dimentichiamo di volerci bene e trattare noi stessi con altrettanto rispetto”, ha commentato. “Essere empatici non significa dire sempre sì. Bisogna recuperare la dimensione sana della rabbia, che a differenza della violenza è l’emozione dei confini e può essere la nostra bussola interiore. Imparate a trattarvi bene: non dite mai un sì a qualcuno che sia un no a voi stessi.

In chiusura, lo psicopedagogista ha usato la metafora del vaso crepato che, perdendo acqua lungo il cammino, fa nascere un tappeto di fiori: un invito a superare il mito del risultato a tutti i costi e riconoscere il valore del percorso, ricordando che “se ciascuno si concentra sulla propria crepa, non si accorgerà dei fiori a cui sta dando vita”. Rivolgendosi infine ai docenti presenti, Rossi ha inoltre sottolineato il valore della relazione educativa: “Si può amare senza insegnare, ma non si può insegnare senza amare. Il fuoco che avete dentro può aiutare i ragazzi a trovare il loro.

L’evento si inserisce nel più ampio impegno di Ifoa nell’orientamento e nell’accompagnamento dei giovani in una fase cruciale di transizione. Non un momento isolato, ma parte di un percorso che mette al centro la costruzione di un dialogo continuo tra scuola, formazione e mondo del lavoro.

Per il secondo anno proponiamo questa iniziativa perché crediamo davvero nella necessità di allacciare un ponte” ha commentato Umberto Lonardoni, Direttore Generale di Ifoa. “Lavoriamo ogni giorno con le imprese e conosciamo le loro esigenze, ma sappiamo anche quanto sia fondamentale ascoltare le vostre aspettative e i vostri desideri. Le scelte si fanno conoscendo se stessi e il mondo che c’è fuori: su quest’ultimo possiamo offrirvi degli strumenti, ma solo se restiamo in relazione. Oggi siamo qui per costruire insieme questo dialogo.

La forte partecipazione e il coinvolgimento attivo di studenti e docenti per il secondo anno consecutivo confermano l’urgenza di creare spazi autentici di confronto, in cui emozioni, dubbi e aspirazioni possano trovare cittadinanza. Perché orientare non significa indicare una strada predefinita, ma offrire strumenti per scegliere, con maggiore lucidità e fiducia, chi si vuole diventare.

















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