Una mattinata carica di ricordi, sorrisi e commozione quella vissuta oggi a Palazzo d’Accursio, in piazza Maggiore 6, dove è allestita la mostra “Carla che Sagoma”, omaggio affettuoso a Carla Astolfi promossa dalla Fondazione Gli amici di Luca Casa dei Risvegli Luca De Nigris, con il patrocinio del Comune di Bologna. Tra i visitatori, due amici e colleghi storici dell’artista: l’emozionatissimo Pippo Santonastaso e Giampiero Volpi, accolti dal calore del pubblico e dall’entusiasmo dei più piccoli. La mostra, resterà aperta fino a domenica e continua ad attirare visitatori di ogni età, testimoniando quanto il segno lasciato da Carla Astolfi sia ancora vivo.
Accanto agli attori, presenti anche Fulvio De Nigris, Maria Vaccari della fondazione gli amici di Luca e Paola Mandrioli – la Befana che ha raccolto l’eredità artistica e simbolica di Carla – insieme a tre classi della scuola primaria Viscardi. I bambini, accompagnati dagli insegnanti, sono rimasti letteralmente incantati da racconti, aneddoti e storie legate alla figura della Befana e al mondo del teatro.
Pippo Santonastaso ha regalato ai piccoli spettatori un ricordo personale: «Ho iniziato a fare l’attore per intrattenere i miei figli, che allora avevano la vostra età», ha confidato, creando un ponte ideale tra generazioni».
Poi il tributo all’amica di una vita: «Che bello era lavorare con Carla Astolfi. Quante invenzioni, improvvisazioni, trovate. Che poesia nello studiare i personaggi, quante idee. E quanto le ho voluto bene. Non riuscivo a fare teatro dialettale, che ha sempre una risata in più rispetto a quello in italiano. Ho avuto poi la fortuna, nella compagnia Lanzarini, di incontrare Carla: lavoravamo bene insieme, soprattutto perché eravamo due improvvisatori».
Parole condivise anche da Giampiero Volpi, che non ha nascosto la commozione:
«Se a teatro riesco a fare buone cose è in gran parte merito tuo, Carleina. Grazie per avermi voluto bene e per avermi insegnato tanto». A chiudere l’incontro, un momento di ironia. Santonastaso ha ricordato che a maggio compirà 90 anni, ma si sente ancora un ragazzino: «Credo di essere arrivato a questa età grazie al teatro. Ogni volta che salgo sul palcoscenico torno indietro di quarant’anni e mi sento bene. E se lo spettacolo va bene, quella gioia me la porto dietro per dieci giorni. Questo mi allunga la vita».


