Nasce in Emilia-Romagna, a Bologna, uno dei Centri screening e di diagnostica del tumore della mammella tra i più grandi e importanti del Paese per volumi e complessità diagnostica: la Senologia Interaziendale di Ausl e Irccs Policlinico Sant’Orsola, presentata oggi alla stampa alla presenza del presidente della Regione, Michele de Pascale, e dell’assessore alle Politiche per la salute, Massimo Fabi.
Le attività di prevenzione, screening e diagnostica che facevano capo all’Azienda Usl e al Policlinico Sant’Orsola diventano dunque interaziendali, e l’unione delle due strutture, che già costituivano centri di eccellenza, darà vita ad una realtà integrata, capace di mettere a sistema competenze, professionisti e tecnologie. Già oggi sono oltre 90mila le mammografie eseguite complessivamente ogni anno sul territorio dell’Ausl Bologna, di cui oltre 70mila nell’ambito dello screening a cui vengono invitate 100mila donne (con una risposta media di 7 donne su 10).
Prestazioni eseguite con strumentazioni all’avanguardia: le apparecchiature con più di dieci anni, infatti, sono state tutte sostituite grazie ai finanziamenti del Pnrr e oggi la struttura può contare su 17 mammografi di ultima generazione e 46 professionisti e professioniste, tra personale clinico e assistenziale, di altissima competenza.
La Senologia Interaziendale è diretta da Antonio Tafà e opera in stretta collaborazione con le due Breast Unit della città all’Irccs Sant’Orsola e all’Ospedale Bellaria, guidate rispettivamente da Claudio Zamagni e Antonella Baldissera: centri che, oltre all’attività di screening – la cui adesione a Bologna nel 2025 è arrivata al 77%, contro il 72% dell’anno precedente – nel solo 2024 hanno diagnosticato e preso in carico 780 tumori della mammella. Complessivamente, fra attività di screening e cliniche, annualmente vengono effettuate oltre 1.000 nuove diagnosi.
“Questo è il modello di sanità pubblica che vogliamo, che difendiamo e su cui continueremo ad investire- sottolineano il presidente de Pascale e l’assessore Fabi-. Una sanità capace di mettere a sistema le sue eccellenze, di fare rete, di darsi modelli organizzativi in cui professionisti, tecnologie e competenze possano essere utilizzati e valorizzati al massimo, sempre e solo nell’interesse dei pazienti. La Senologia Interaziendale di Bologna si candida a diventare uno dei Centri screening del tumore alla mammella tra i più importanti del Paese, un punto di riferimento per la prevenzione, la diagnosi e la cura del cancro al seno, che qui in Emilia-Romagna ha già ora un tasso di mortalità tra i più bassi in Italia. Ci complimentiamo e ringraziamo Ausl Bologna e Irccs Policlinico Sant’Orsola, che con questo lavoro hanno aggiunto un altro tassello alla rete delle attività integrate tra le Aziende sanitarie in ambito metropolitano, che arrivano con questa a 31. Testimonianza di come- chiudono de Pascale e Fabi- quando si collabora a tutti i livelli nell’esclusivo interesse dei pazienti, nessuno ci perde, e tutti ci guadagnano: si migliora la qualità̀ dei servizi, si fornisce una risposta equa e omogenea ai cittadini indipendentemente da dove risiedono e si garantisce ai professionisti lo sviluppo delle competenze specifiche, ottimizzando anche l’utilizzo delle risorse”.
Dati screening tumore alla mammella in Emilia-Romagna e a Bologna
In Emilia-Romagna lo screening mammografico, riservato alla fascia d’età 45-74 anni, completamente gratuito e organizzato, ha consentito alle donne che vi hanno aderito di ridurre la mortalità del 56% e le forme avanzate di carcinoma del 26%, favorendo cure più semplici e meno invasive. I dati aggiornati al 1^ gennaio 2026 e monitorati dall’assessorato regionale alle Politiche per la salute registrano una percentuale di adesione nei tempi raccomandati del 73,9%; per quanto riguarda, invece, lo screening per il cancro alla cervice uterina (donne, età 25-64 anni), del 67,4%.
Nel 2024 nel territorio dell’Azienda Usl Bologna il 5% degli esami di screening mammografico ha richiesto un approfondimento successivo (3.500 donne); circa 2.500 hanno eseguito esami non invasivi (come mammografie con mezzo di contrasto, proiezioni aggiuntive o ecografie). Su circa 1.000 è stato necessario procedere con approfondimenti più invasivi come le biopsie. A circa 300 donne è stato poi diagnosticato un tumore maligno, nell’80% dei casi si trattava di carcinomi invasivi che sono stati presi in carico e trattati. Si tratta quindi di pazienti apparentemente sane, senza sintomi evidenti, che hanno potuto scoprire la patologia grazie al programma di screening. Relativamente all’età, 1 donna su 382 era tra i 45 e i 49 anni, 1 su 205 tra i 50 e i 69 anni e 1 su 93 tra quelle di 70-74 anni.


