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Ripristinata la custodia cautelare in carcere per un uomo condannato in primo grado per un omicidio avvenuto a Castelnuovo Rangone

Nella giornata di ieri i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Sassuolo, hanno dato esecuzione al provvedimento di ripristino della misura della custodia cautelare in carcere, nei confronti di un uomo di 29 anni, di nazionalità marocchina, condannato in primo grado, per il delitto di omicidio volontario commesso in concorso con il fratello.

Si tratta dell’omicidio commesso il 26 aprile 2024 a Castelnuovo Rangone, nel cortile di un’abitazione privata, dove la vittima, un uomo, era stato attinto da plurimi colpi di arma da taglio.

Le indagini furono condotte dai Carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Sassuolo, con il supporto della locale Stazione Carabinieri.

All’esito del giudizio abbreviato l’imputato, destinatario della misura cautelare in carcere, è stato condannato, in primo grado, alla pena di anni 10 e mesi 6 di reclusione così ridotta di un terzo per la scelta del rito abbreviato.

Il provvedimento cautelare eseguito ieri è stato emesso dal Tribunale del Riesame di Bologna che ha accolto l’appello ex art. 310 cpp proposto dal pubblico ministero di questa Procura della Repubblica avverso l’ordinanza emessa dal GIP il 26 marzo 2025, con la quale quel Giudice aveva sostituito l’originaria misura cautelare in carcere applicata all’imputato, con quella degli arresti domiciliari con autorizzazione allo svolgimento di attività lavorativa esterna alla abitazione.

Il Tribunale del Riesame ha ritenuto fondate le argomentazioni della Procura, evidenziando l’assenza di nuovi elementi idonei a superare la cosiddetta doppia presunzione di pericolosità prevista per il delitto di omicidio, giudicando pertanto inadeguata la misura degli arresti domiciliari.

La Corte di Cassazione, con sentenza pronunciata il 30 gennaio 2026, ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto dalla difesa dell’imputato rendendo eseguibile l’ordinanza cautelare del Tribunale del Riesame di Bologna.

 

Si rammenta che l’imputato deve considerarsi presunto innocente sino a sentenza irrevocabile di condanna.

















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