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In Consiglio comunale a Modena si parla del carcere tra diritti, doveri e vita ‘oltre’ la pena

Ospiti la Garante Giovanna Laura De Fazio, il direttore Orazio Sorrentini e Beatrice Campari, autrice del libro “Io sono una donna fortunata”

Strutture vetuste, sovraffollamento, carenza di personale, percorsi di reinserimento insufficienti. Ma anche il ruolo fondamentale del volontariato, delle associazioni e del Terzo settore nel creare spazi di relazione e formazione. Il mondo del carcere di Sant’Anna in tutte le sue sfaccettature è stato al centro di un Consiglio comunale tematico, giovedì 15 gennaio in Municipio. La seduta – che si è aperta con un minuto di silenzio per i tragici fatti che stanno accadendo in Iran – ha visto la partecipazione, oltre che dei consiglieri e della Giunta, della Garante comunale dei diritti delle persone private della libertà personale Giovanna Laura De Fazio, del direttore del carcere Orazio Sorrentini e di una persona che sta scontando la pena in misura alternativa, cioè fuori dal carcere per favorire il reinserimento sociale, che ha firmato il libro “Io sono una donna fortunata” con il nome di Beatrice Campari.

La speciale seduta rientra in un percorso di monitoraggio del penitenziario che ha visto nel settembre 2024 una delegazione di consiglieri e componenti della Giunta, guidata dalla Presidenza del Consiglio comunale, visitare il Sant’Anna. All’iniziativa erano seguiti una commissione consiliare e un Consiglio comunale tematico nel novembre dello stesso anno. Un’altra commissione si è ripetuta anche mercoledì 7 gennaio e ha visto la partecipazione, oltre che della Garante, di diversi esperti, tra cui il comandante della Polizia Penitenziaria Massimo Bertini, il Segretario nazionale del Sappe Francesco Campobasso e Massimiliano Ferrarini, portavoce del coordinamento di associazioni e cooperative che operano in carcere.

“Il carcere non è un luogo ‘altro’ da rimuovere dalla nostra coscienza collettiva – ha detto nel suo intervento il sindaco Massimo Mezzetti – È dentro il tessuto urbano, sociale, umano. Quello che accade lì ci riguarda perché riguarda sicurezza, coesione sociale, futuro. Una persona che esce dal carcere senza strumenti, senza supporto, senza prospettive è una sconfitta per tutti. Come istituzioni locali, dobbiamo continuare a fare la nostra parte, anche dentro limiti oggettivi. Favorire il raccordo con i servizi territoriali, sostenere i progetti di reinserimento, mantenere aperto un confronto costante con la direzione dell’istituto, con il personale, con il volontariato. Non per sostituirci ad altri livelli di governo, ma per non voltarci dall’altra parte”. Rispetto al piano annunciato dalla Presidente del Consiglio Meloni per 11mila nuovi posti entro il 2027, ha detto: “Non so se questo avverrà davvero, ma non voglio dire pregiudizialmente che sia sbagliato. Non possiamo più permetterci “no” ideologici: chi amministra sa che il pragmatismo oggi è indispensabile. Aggiungo che il legislatore dovrebbe anche cimentarsi nel prevedere nuove pene alternative al carcere che, per i reati minori, assicurino comunque la certezza della pena. Ma, se si faranno nuovi posti, che servano davvero ad alleviare il sovraffollamento e che siano accompagnati da ciò che in carcere serve come l’aria: educatori, mediatori linguistici, psicologi, personale medico. Perché punire senza rieducare non solo contravviene alla Costituzione, che è la nostra prima legge, ma non è utile”.

Il presidente del Consiglio comunale Antonio Carpentieri ha portato in Aula una lettera aperta – che ha simbolicamente consegnato alla Garante, al Direttore del Sant’Anna e al Comandante della Polizia Penitenziaria – rivolta a tutti coloro che a diverso titolo vivono, lavorano e operano all’interno del carcere: “La scelta di dedicare nuovamente uno spazio istituzionale al tema carcerario – ha detto – rappresenta la nostra volontà di gettare luce su una realtà che ha bisogno di grande attenzione. Il carcere non è, non deve essere, solo un luogo di punizione. È anche uno spazio in cui lo Stato, e quindi la collettività, ha la responsabilità di lavorare per favorire il reinserimento sociale delle persone detenute, di promuovere la riflessione, il cambiamento e la rinascita. L’umanizzazione del carcere non è soltanto una questione morale o etica: è una questione di giustizia, di sicurezza sociale e di civiltà”, le sue parole.

Ad entrare nel dettaglio della situazione del Sant’Anna è stato il direttore, Orazio Sorrentini. “Il problema del sovraffollamento, così come quello della carenza di organico, affliggono le carceri da molto tempo”, ha spiegato ripercorrendo la storia delle carceri italiane dal punto di vista legislativo e aggiungendo che, questa situazione di carenza, comprende anche figure come gli educatori e i mediatori culturali, “fondamentali in un carcere come il nostro, che ospita oltre il 60% di persone straniere”. Sorrentini ha poi parlato dei problemi strutturali del Sant’Anna, ricordando come “carceri nuove o, quanto meno, ristrutturate in alcune parti, rispondono maggiormente a criteri più confacenti al rispetto della dignità e dei diritti umani”. Quanto alla relazione con la città, ha sottolineato che “il carcere di oggi cerca di aprirsi il più possibile alle opportunità che la comunità esterna offre”, ribadendo l’importanza di figure come il Garante e i volontari: “La loro opera è estremamente preziosa”, ha concluso.

Sul volontariato si è concentrato anche l’intervento di Beatrice Campari, che ha portato in Aula un contributo sul suo trascorso in carcere e sul percorso di reinserimento nella società che sta affrontando grazie alla misura alternativa: “I volontari dentro il carcere sono determinanti perché si rendono conto delle difficoltà di chi è recluso e cercano in tutti i modi di portare loro un aiuto – ha spiegato – Possono ovviare a mancanze che ti fanno sentire non umano”. Quanto al volontariato una volta fuori dal carcere, “è stato determinante per farmi capire che non ero una persona finita”, ha detto. Campari ha poi posto l’accento sull’importanza del lavoro in carcere: “Insegnare un lavoro a un detenuto significa offrirgli la possibilità di ricominciare a vivere. Il lavoro può fare davvero la differenza per chi esce, perché la recidiva nasce da lì: da uscire e non avere niente”, ha concluso.

Giovanna Laura De Fazio, Garante Comunale dei diritti delle persone private della libertà personale
SOVRAFFOLLAMENTO E RICHIESTA DI LAVORO NELLA RELAZIONE DEL GARANTE

Struttura sovraffollata (con oltre 200 detenuti in più), 38 tentati suicidi registrati in un anno, e una domanda sempre più forte di lavoro, formazione e percorsi di reinserimento. L’attività della Casa circondariale di Sant’Anna di Modena, però, è stata caratterizzata anche da ascolto e attenzione per detenute e detenuti e la tutela dei loro diritti, con 66 colloqui individuali incentrati soprattutto su professionalizzazione, affettività e condizioni detentive.

Sono i principali aspetti emersi dalla relazione della criminologa Giovanna Laura De Fazio, a oltre due anni dalla sua nomina a Garante per il Comune di Modena dei diritti delle persone private della libertà personale. Il documento, previsto dal Regolamento comunale istitutivo della figura del Garante, è stato illustrato in Consiglio comunale nella seduta di giovedì 15 gennaio, dedicata al penitenziario modenese.

L’intervento della Garante, eletta a luglio 2023 dal Consiglio comunale dopo un iter avviato nel 2021 e chiamata a operare per cinque anni, ha riguardato in particolare l’attività svolta all’interno della Casa circondariale Sant’Anna, in collaborazione con la rete territoriale dei Garanti regionali e comunali e con altre istituzioni del territorio, come l’Università di Modena e Reggio Emilia, con cui è stata avviata l’attivazione di tirocini formativi presso l’ufficio della Garante.

La relazione, che fotografa la situazione della Casa circondariale di Modena fino a luglio 2025, evidenzia come a fronte di una capienza regolamentare pari a 372 posti, le presenze registrate ammontavano a 578 detenuti, pari quindi a 206 persone in più (164 erano le unità eccedenti segnalate lo scorso anno). La popolazione detenuta, in particolare, presenta una percentuale di persone di nazionalità straniera attorno al 60 per cento. Il documento riporta inoltre il numero di eventi critici registrati nel periodo considerato, tra cui 126 casi di protesta individuale, 38 tentativi di suicidio e un suicidio e 308 episodi di autolesionismo (270 l’anno precedente); in aumento anche le aggressioni al personale di Polizia penitenziaria (42 quelle registrate rispetto alle 15 dell’anno precedente).

Nel secondo anno di attività sono stati complessivamente 66 i colloqui individuali svolti dalla Garante, per la maggior parte su richiesta diretta delle persone detenute, oltre a colloqui di gruppo, in particolare nella sezione femminile. Le principali tematiche affrontate hanno riguardato le condizioni detentive, l’accesso ai servizi sanitari, maggiori opportunità di lavoro all’interno e all’esterno dell’istituto, il mantenimento dei rapporti familiari, la possibilità di intraprendere, proseguire e potenziare percorsi di studio, formazione, lavoro e il sostegno nella fase di reinserimento sociale.

A tali esigenze si collegano le attività lavorative, formative e di studio attivate all’interno dell’istituto. Nel corso dell’anno sono proseguiti i corsi professionalizzanti già avviati e ne sono stati programmati di nuovi, rivolti sia alla sezione maschile sia a quella femminile, con percorsi legati alla ristorazione, alla produzione alimentare, alla sartoria, al settore teatrale e ad altre competenze spendibili anche all’esterno del carcere.

La relazione segnala inoltre il coinvolgimento di detenuti in attività lavorative interne ed esterne, a fronte però di un numero più ampio di richieste, evidenziando quindi la necessità di ampliare ulteriormente le opportunità occupazionali. Parallelamente, sono proseguiti i percorsi di istruzione, dall’alfabetizzazione fino alla formazione universitaria: risultano iscritti all’università cinque detenuti, per i quali il Garante ha segnalato la necessità di individuare spazi dedicati allo studio e strumenti adeguati, come postazioni informatiche, per favorire la continuità dei percorsi formativi.

Infine, nella prospettiva di riconoscere allo sport un ruolo sempre più centrale nei percorsi di benessere e reinserimento, è in corso di definizione un piano di riqualificazione della palestra del penitenziario, anche con il coinvolgimento di organizzazioni cittadine. Un’altra proposta specifica, invece, riguarda un miglioramento delle condizioni del reparto “I care” dove vengono ospitati detenuti a rischio suicidio o affetti da gravi patologie.

















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