Soluzioni per l’economia circolare e la sostenibilità a partire da tecnologie abilitanti innovative: dalla manifattura avanzata alle nanotecnologie, dai materiali avanzati ai processi a basso impatto ambientale. Sono solo alcuni degli ambiti di applicazione su cui si concentrerà il Center for Chemical Catalysis (C3) dell’Università di Bologna.

Novità assoluta in ambito nazionale, il centro C3 coinvolge più di cento ricercatori dei dipartimenti di Chimica “Giacomo Ciamician” e di Chimica industriale “Toso Montanari” dell’Alma Mater. Si configurerà come un hub scientifico in grado di affrontare le sfide più urgenti nel campo della sostenibilità ambientale attraverso lo strumento della catalisi: il fenomeno che, attraverso particolari sostanze, chiamate “catalizzatori”, permette di realizzare una trasformazione chimica in condizioni industrialmente rilevanti e con elevate prestazioni.

Il Center for Chemical Catalysis (C3) sarà presentato ufficialmente martedì 31 maggio con un Kick-off Meeting nel Distretto del Navile dell’Università di Bologna (Aula O “Ciamician”, Piano Terra U.E. 4, Via Piero Gobetti, 85 – Bologna).

Nell’ultimo secolo, la catalisi è stata un elemento fondamentale per lo sviluppo della società dei consumi: ha permesso la nascita di nuovi combustibili, di farmaci, di materiali innovativi e di un gran numero di prodotti che utilizziamo tutti i giorni. Oggi che questa visione legata alla produzione lineare non è più sostenibile, la catalisi può essere ancora protagonista, contribuendo al paradigma dell’economica circolare.

“La catalisi ha avuto un ruolo chiave nella crescita del benessere della società moderna e ora ha l’opportunità di dimostrare ancora una volta il suo potenziale, contribuendo alla nascita di un sistema economico che sia al contempo sostenibile, competitivo e all’avanguardia. In tale scenario, la ricerca chimica di base recita un ruolo centrale”, spiega Marco Bandini, co-direttore scientifico del Center for Chemical Catalysis.

“La nostra è una sfida che obbliga anche a rivedere le modalità con cui condurre queste trasformazioni, ad esempio attraverso l’utilizzo di fonti energetiche alternative, come nella foto-catalisi e nella elettro-catalisi, e l’applicazione in senso pratico dei principi della ‘chimica sostenibile’”, aggiunge l’altro co-direttore scientifico Fabrizio Cavani.

Gli studiosi del centro C3 saranno impegnati ad applicare, in ambiti diversi, la capacità della catalisi di aumentare il valore della catena del sistema produttivo. Creando soluzioni per semplificare processi di trasformazione sempre più richiesti nel campo dell’economica circolare: dal riciclo dei beni a fine vita alla produzione di idrogeno da nuove materie prime, dalla valorizzazione delle biomasse alla produzione di biocarburanti e biomolecole, senza dimenticare il recupero e riutilizzo dell’anidride carbonica.

La collaborazione multidisciplinare che sta alla base del Center for Chemical Catalysis darà quindi vita ad una piattaforma diversificata di opportunità per la ricerca scientifica sia di base che applicata. Contribuendo così anche alla formazione di giovani ricercatori di elevato profilo, rafforzando i rapporti con il mondo produttivo e favorendo le attività di divulgazione scientifica.

Per maggiori informazioni: https://centri.unibo.it/c3/en.



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