“Reggio Emilia può proporre molte buone pratiche e politiche efficaci, in fatto di dialogo interculturale, integrazione scolastica e scambio culturale, accoglienza, cittadinanza: esperienze per le quali Reggio è nota e apprezzata nel mondo; esperienze riproponibili anche in quei territori e comunità che incontrano maggiori difficoltà”. Così la ministra dell’Integrazione Cécile Kyenge, in visita oggi a Reggio Emilia, dove ha partecipato a un incontro di lavoro dei rappresentanti del Network nazionale delle Città del dialogo interculturale: 23 comuni tra i quali Arezzo, Bari, Forlì, Genova, Milano, Olbia, Palermo, Pizzo Calabro, Pompei, Ravenna, la stesa Reggio Emilia, Torino e Venezia.
Prima dell’incontro con il Network, la ministra ha fatto visita al liceo Ariosto-Spallanzani dove gli studenti svolgono progetti educativi, corsi di studio e laboratori sul dialogo interculturale con la fondazione Mondinsieme ed è intervenuta in Sala del Tricolore, dove ha ricevuto il Primo Tricolore, principale riconoscimento della città, dal vicesindaco Ugo Ferrari e dall’assessore a Coesione e sicurezza sociale Franco Corradini, alla presenza del prefetto di Reggio Emilia Antonella De Miro.
“Non è un caso che Reggio sia capofila, abbia dunque un ruolo di guida, nel Network nazionale delle Città del dialogo – ha proseguito Kyenge parlando con la stampa a margine dell’incontro – Reggio è riuscita a portare queste tematiche all’attenzione del Paese, è la città da cui è partita la Campagna sui diritti di cittadinanza, L’Italia sono anch’io, per una partecipazione e un’appartenenza piena di una persona al proprio territorio e alla comunità di cui già è parte: chi nasce in Italia o vi arriva in giovane età ha diritto di poter fare un percorso di pari opportunità, insieme agli altri giovani, e come prevede la nostra Costituzione.
“Per queste ragioni oggi sono qui, a Reggio Emilia, per incontrare e avviare un percorso con le città del Network, per ascoltare e fare tesoro dei buoni risultati che vengono dai territori, dal lavoro di queste città in rete, ed avviare con loro un percorso che abbia un rilievo nazionale anche a livello di governo. L’obiettivo è offrire pari opportunità a tutti, rimuovendo gli ostacoli che le impediscono. Si può fare, come hanno dimostrato in questi anni le città che sono contenitori di buone pratiche e come il governo, nel decreto de Fare e in quello per la Scuola, sta facendo anche in tema di cittadinanza, scuola e integrazione”. Fra l’altro la ministra ha ricordato, fra le azioni in favore della cittadinanza e del diritto allo studio, che nella richiesta di Borsa di studio non comparirà più la dicitura ‘è richiesta la cittadinanza italiana’ e il lavoro per la costruzione di un Testo unico su rifugiati e richiedenti asilo.
“Proprio dalla Sala del Tricolore – ha detto la ministra Kyenge nel corso del suo intervento nella sala storica – vorrei lanciare un messaggio per me fondamentale che sta guidando l’azione del mio operato di governo: i padri costituenti avevano già indicato il nucleo fondamentale per orientare le nostre politiche nell’Articolo 2, che mette al centro la persona, garantendone i diritti inviolabili e richiedendo l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
“Dobbiamo perciò ripartire da qui per fondare un nuovo patto di coesione sociale fra istituzioni e cittadini basato sull’ampliamento dei diritti, un patto che alimenti fattori di speranza e lotta alla disuguaglianza creando spazi di dialogo, interrelazione e accoglienza verso l’altro. Accettando la nuova composizione sociale che muta i nostri spazi. Le buone prassi di cittadinanza sono soprattutto questo: il ‘farsi carico’ dell’altro, o, più propriamente, la condivisione e l’accoglienza delle persone, anche di quelle in difficoltà, non è sussidiarietà, ma è esercizio effettivo del diritto ad essere umani. Il diritto ad essere comunità.
“Nell’esercitare questo diritto alla condivisione e alla partecipazione dobbiamo allearci con i giovani, farci responsabili e garanti dei loro sogni e del loro futuro perché essi possano attivamente contribuire al Paese.
“I giovani, se ascoltati ed orientati nelle loro intuizioni creative, possono essere la nuova linfa del rinnovamento di cui necessitiamo. E voi a Reggio Emilia lo sapete bene essendo la quinta città a maggioranza giovanile, con un 55% degli stranieri che ha meno di 35 anni”.
“La realtà italiana – ha sottolineato Kyenge – è attraversata da forti contrasti e da opposte tensioni, l’azione del Governo è quella di favorire la nascita di un patto sociale che leghi il vivere civile in questa epoca di transizione.
Il mio Dicastero intende, infatti, ulteriormente rafforzare la cooperazione tra livello centrale e quelli territoriali: in questo senso, mappare le buone pratiche che emergono dai territori, metterle in rete coinvolgendone i diversi attori, è attività fondamentale per orientare le politiche.
“Penso ad una integrazione che valorizzi il contributo culturale ed economico che le nuove generazioni e che i migranti sono in grado di portare al Paese. Su questo faccio leva anche quando penso a soluzioni per dare la cittadinanza a chi è nato nel nostro Paese da genitori stranieri ed è vissuto in Italia, secondo i requisiti che il Parlamento vorrà decidere dopo aver vagliato le venti proposte di legge già depositate.
“Permangono però aree culturali d’intolleranza e discriminazione contro le diversità – ha sottolineato Kyenge – siano esse di genere, di provenienza o di appartenenza religiosa. Lo scorso 23 settembre è stata sottoscritta la Dichiarazione di Roma sulla lotta all’intolleranza, al razzismo e ad ogni forma di discriminazione.
Ciò ha portato a una presa di coscienza relativamente al fatto che, a dispetto dei numerosi strumenti internazionali a livello di Nazioni Unite e di Europa, il razzismo con i suoi corollari di intolleranza e di discriminazione continua ad essere molto diffuso.
Unanime fra i colleghi europei, è stato anche il consenso intorno all’adozione del Patto 2014 – 2020 per un’Europa della diversità e per la lotta al razzismo, che è citato proprio a conclusione della Dichiarazione di Roma. Questo Patto deve individuare ed enunciare alcune misure concrete non solo di contrasto al razzismo, ma anche di sostegno alle diversità. Si configurerà come una sorta di appello al Consiglio, alla Commissione, al Parlamento e ai vertici dell’Ue, affinché adottino le linee guida e le misure da noi immaginate, con il coinvolgimento attivo delle istituzioni locali, della società civile, dell’associazionismo e del volontariato. Quindi, misure e strumenti concreti capaci di contrastare efficacemente una mentalità che alimenta il discorso razzista e discriminatorio in tutti gli ambienti, dal lavoro allo sport, alla scuola, alla vita politica. Nel corso della mia recente visita al Consiglio d’Europa i responsabili dei diversi organi e commissioni, dell’assemblea parlamentare, dello stesso Comitato dei Ministri, al quale sono stata invitata ad intervenire, mi hanno tutti sostenuta in questa campagna a favore delle diversità”.
Serve, ha concluso la ministra Kyenge, “mettere, perciò, a sistema una buona governance che possa valorizzare le diversità, partendo in primo luogo dalla scuola e dagli attori di formazione, significa anche porre al centro i primi interlocutori dei cittadini quindi le città, in un’ottica di intervento concreto e di avvio di buone prassi di convivenza come la città di Reggio Emilia sa bene, visto che è capofila del Network per le Città del dialogo, per cui oggi avvieremo i lavori relativi a tavolo di consultazione operativo finalizzato ad ulteriori azioni strategiche che supportino il lavoro del dialogo interculturale nell’ottica di una politica di convivenza e sostegno delle buone prassi”.
“Sono sicuro che il network delle Città del dialogo – ha detto fra l’altro il vicesindaco Ferrari (il suo intervento in allegato) – può porsi come uno strumento in grado di unire le città italiane in una azione e riflessioni comuni sui temi dell’immigrazione e della cittadinanza. Sentiamo il bisogno di andare oltre l’ottica dell’emergenza e delle politiche di accoglienza, per quanto necessaria.
“A questo proposito colgo l’occasione per ribadire la necessità di modificare l’attuale legge sulla cittadinanza. Siamo orgogliosi che proprio a Reggio Emilia sia nato il dibattito che ha dato vita alla campagna L’Italia sono anch’io. Si trovi il modo affinché chi nasce o studia in Italia possa essere considerato un cittadino italiano.
“A Reggio Emilia, realtà che la ministra Kyenge conosce profondamente, sono rappresentate 140 etnie, con cui l’Amministrazione tiene un rapporto e un dialogo costante. L’incidenza di popolazione straniera è passata nell’arco di pochi anni dal 4 al 19 per cento. La diversità diventa ricchezza quando, nel rispetto reciproco, si compie un passo oltre la semplice tolleranza, oltre l’emergenza, oltre l’accoglienza, seppure necessaria.
“La crisi, i timori sul futuro incerto, la paura dell’Altro – ha aggiunto il vicesindaco – tendono a chiuderci in noi stessi, in difesa di certezze del passato. Solo la costruzione del senso di appartenenza ad una comunità, ad una storia comune, che comprende anche la comune ‘casa Europa’, favorisce l’apertura e scongiura il sorgere di pericolosi fenomeni di emarginazione e ghettizzazione. Per sentire di appartenere ad una comunità, i giovani, le seconde e ormai terze generazioni devono potersi riconoscere nei valori della Costituzione e nelle leggi italiane. Ma affinché questo sia possibile la legge italiana deve, a sua volta, riconoscere loro come cittadini di questo paese.
“I migranti e questi giovani – ha concluso Ferrari – sono una speranza di progresso per questo paese e sono una ricchezza che l’Italia non deve lasciarsi sfuggire”.
“In questa fase è importante che le città non siano lasciate sole e che venga definito un nuovo modello di comunità, basato non solo sull’accoglienza. Reggio Emilia, città più giovane d’Italia – ha aggiunto Corradini – sta dimostrando che è possibile gestire con saggezza le grandi potenzialità offerte dalla presenza di tanti giovani provenienti da famiglie di migranti”, ha detto l’assessore Corradini, durante l’incontro in Sala del Tricolore, a cui ha partecipato anche il vicepresidente della Provincia, Pierluigi Saccaridi.
“È sempre più importante costruire spazi di contaminazione tra le culture – ha detto l’assessore del Comune di Palermo Giusto Catanìa, rappresentante del Network Città del dialogo – per trasformare le nostre città in luoghi del dialogo. Riguardo all’Europa, occorre superare l’atteggiamento ipocrita che afferma che abbiamo bisogno dei migranti, senza però creare le condizioni per accoglierli”.
Aia Radwan, prima consigliera della fondazione Mondinsieme eletta direttamente dalle associazioni cittadine, ha ricordato tra l’altro che spesso le capita di rappresentare Reggio Emilia in Italia e all’estero, e “proprio per quanto si sta facendo a Reggio – ha detto – spero che l’Italia assomigli sempre più alla mia città”.
Nel corso dell’incontro di lavoro, si è discusso dell’Accordo tra ministero dell’Integrazione e Network Città del dialogo, per il concreto sostegno alle politiche di integrazione interculturale perseguite dalle città del Network, fondate sul valore delle diversità culturali.
Partendo dalla constatazione che la presenza dei migranti nelle città italiane è una realtà consolidata e che il loro contributo alla vita economica, sociale e culturale è oggi un valore, il documento sosterrà la necessità di superare le difficoltà nel percorso di cittadinanza e di accesso con pari opportunità agli studi, alla formazione e al lavoro, superando l’approccio emergenziale e adottando nel governo nazionale e nelle città una strategia che sappia indicare la via del dialogo interculturale come modello di convivenza e guida delle comunità. Da qui, la promozione di azioni volte a definire una nuova legislazione e ad evidenziare il vantaggio della diversità culturale come elemento di grande potenzialità, soprattutto per i giovani, nel campo del lavoro, dell’istruzione e delle relazioni interpersonali.











