L’integrazione è un tema importante che non deve essere sottovalutato e che va aggiornato con investimenti mirati e con soluzioni nuove.
Il primo problema – il più grave a mio avviso – è che noi non abbiamo una politica dell’integrazione degna di questo nome. Si tratta di una questione europea, non soltanto italiana.
La Consulta degli stranieri è un primo importante passo per una società che deve prendere atto che l’Italia, negli anni, si è trasformata da terra di emigranti a meta ambita per milioni di persone in cerca di un futuro migliore.
Non si può continuare ad escludere dalla vita democratica chi, come gli stranieri impegnati nella consulta appunto, ne vogliono far parte accettando le regole della nostra comunità.
Forse sono stati investiti troppi soldi in politiche per l’integrazione rivelatesi poi fallimentari anche per colpa di una classe politica figlia di una generazione che non ha conosciuto il problema.
Contemporaneamente si è investito troppo poco in politiche per la sicurezza, facendo finta di non vedere il problema fino a farlo diventare emergenza.
Siamo chiari però, la destra ha cavalcato il tema della sicurezza, con argomenti e toni pericolosi. Rievocare le ronde o affermare che i cittadini possano provvedere da soli, crea un terreno favorevole ad azioni violente. Sul tema della sicurezza, occorre grande equilibrio.
Naturalmente, servono fermezza contro la criminalità e procedure rapide per l’espulsione verso chi delinque.
Una politica di sicurezza, con il superamento dei ghetti, il rigore verso chi delinque e la certezza della pena, è solo una faccia della medaglia. L’altra faccia è una coraggiosa strategia dell’integrazione, che punti sui diritti civili, sociali, politici e su un’accelerazione delle procedure della cittadinanza. Così una seria politica dell’integrazione diverrebbe il primo tassello fondamentale della sicurezza. Diversamente, temo che avremo una società squilibrata, in cui persino certi valori fondamentali come quelli democratici saranno fortemente intaccati.


