Il Palazzo Ducale di Sassuolo, già all’indomani dei primi eventi sismici del 20 maggio, è stato individuato dall’Unità di Crisi Regionale Mibac, ed in particolare dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Emilia-Romagna e dalla Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici di Modena e Reggio Emilia (che ha la responsabilità della gestione e della valorizzazione del Palazzo), come sede del “Centro di raccolta delle opere danneggiate dal terremoto e del Cantiere di primo intervento, manutenzione e restauro dei beni artistici mobili” recuperati dai siti colpiti dal sisma.

Per l’organizzazione del cantiere di restauro sono stati immediatamente chiamati all’opera, per il tramite del Segretariato Generale e dell’Unità di Crisi – Coordinamento Nazionale – Mibac, anche gli Istituti centrali che hanno avuto già in passato analoghe esperienze in occasione di precedenti catastrofi ambientali.

L’ISCR (Istituto per la Conservazione e il Restauro) e l’OPD (Opificio delle Pietre Dure) hanno subito messo a disposizione know how, personale, attrezzature e materiali per organizzare l’attività di primo intervento sulle opere d’arte.

“Nonostante il fatto che la giornata di oggi prenda le mosse da un evento drammatico che ha cambiato la vita delle persone che abitano in questo territorio – afferma Antonia Pasqua Recchia, Segretario Generale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali – oggi è una giornata di festa perché Palazzo Ducale di Sassuolo è “aperto per restauro”. E’ una giornata di festa anche perché vedremo all’opera i giovani allievi dell’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro e dell’Opificio delle Pietre Dure. Loro sono il nostro futuro e il futuro della scuola italiana della conservazione del patrimonio culturale che dà al nostro Paese un vantaggio competitivo assoluto rispetto alle altre nazioni. Sono qui per portare anche i saluti e l’espressione di compiacimento del Ministro Ornaghi per la realizzazione di questo Centro in così poche settimane. Teniamo conto che la decisione di aprirlo fu presa a due giorni dal primo sisma del 20 maggio in una riunione operativa a Roma e che essere qui oggi già per l’inaugurazione testimonia la capacità operativa sia degli Istituti centrali del Ministero sia di quelli del territorio e la grande capacità di lavorare insieme e coesi”.

Mentre si avviavano subito d’urgenza le prime operazioni di ritiro delle opere dai siti fortemente danneggiati dell’intera area colpita delle province di Modena, Reggio Emilia, Bologna e Ferrara (i primi arrivi, in data 26 maggio, hanno riguardato le opere della chiesa parrocchiale di Mirabello Mirabello – Fe – ed il Trittico di Bernardino Loschi dalla parrocchia di San Felice sul Panaro), è stato contestualmente messo a punto un ampio progetto di adeguamento e di allestimento degli spazi del Palazzo per le attività di deposito in sicurezza delle opere e di primo intervento conservativo. Sono state messe quindi in atto tutte le operazioni necessarie per la sicurezza attiva e passiva dei beni e degli ambienti, la realizzazione di tutti gli impianti tecnici necessari per le attività previste, la predisposizione di specifiche strutture di deposito per le varie tipologie di beni e la progettazione di spazi di cantiere destinati all’attività degli operatori tecnici.

In contemporanea, l’organizzazione, nell’ambito dell’Unità di Crisi dell’Emilia-Romagna, delle attività di ritiro e di deposito delle opere d’arte mobili (affidati rispettivamente all’arch. Silvia Gaiba della Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici di Bologna, e al dott. Stefano Casciu (Soprintendente per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici di Modena e Reggio Emilia) ha portato nei mesi tra giugno ed agosto, in stretta collaborazione con i Vigili del Fuoco e con il Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Bologna, ad un lavoro capillare di raccolta delle informazioni sullo stato dei beni, di verifica nei siti, di sopralluoghi mirati ai successivi ritiri delle opere da mettere in sicurezza, sia per lo stato di grave rischio degli edifici sia per i danni subiti direttamente a causa del sisma.

Alla fine di agosto (dato del 30 agosto) sono state raccolte a Sassuolo 1086 opere provenienti da 79 siti.

Le operazioni di deposito dei beni presso il Palazzo, curate dalla Soprintendenza di Modena, sono state accompagnate dalla contemporanea, regolare ed attenta registrazione, verbalizzazione e documentazione di tutte le opere al momento del ritiro e del loro arrivo ed alla loro sistemazione negli spazi appositamente adibiti, secondo un ordinamento che ne consente in qualsiasi momento l’individuazione e la verifica, ed in modo anche da assicurare a tutti gli Enti proprietari (Diocesi, Parrocchie, Comuni) da parte degli Istituti Mibac competenti la corretta conservazione dei beni e la loro regolare tracciabilità.

Sono stati attivati tutti gli incroci possibili con dati e banche dati già esistenti e disponibili (schede ministeriali OA, schede inventariali CEI, schede fotografiche ex archivi fotografici delle Soprintendenze competenti, dati bibliografici).

Non tutti i beni ritirati e depositati a Sassuolo presentano fortunatamente danni diretti, anche se sono stati tutti in qualche modo coinvolti nei crolli o nelle lesioni delle strutture.

Come danno minimo, quindi, si registra la presenza superficiale di polveri ed altri materiali depositati sulle opere. Nei casi peggiori ci si trova invece davanti ad opere fortemente lesionate, abrase, lacerate, frantumate (soprattutto dipinti su tela, sculture in vari materiali, paliotti in scagliola …), con danni che richiedono di attivare specifiche operazioni di messa in sicurezza e di recupero da parte di tecnici specializzati ed esperti.

L’ISCR di Roma e l’OPD di Firenze hanno quindi avviato, negli spazi ormai allestiti e forniti di quanto necessario, una specifica attività di cantiere di restauro (avvio ufficiale dal 5 settembre), facendo ricorso anche alla possibilità di coinvolgere gli allievi delle rispettive scuole di formazione.

Glli operatori interni dei due Istituti e gli allievi sono quindi presenti a Sassuolo per affrontare, secondo un piano generale complessivo, la verifica conservativa di tutti i beni in deposito, la loro archiviazione e il riordino secondo criteri di priorità dei futuri interventi, ma anche per operare i primi interventi diretti di salvaguardia (spolveratura, messa in sicurezza delle opere danneggiate, fermature e prime puliture etc. etc.).

La prima fase di attività del cantiere di restauro, che vede il coinvolgimento diretto delle due scuole di restauro, si concluderà con la fine di settembre. In occasione quindi delle GEP (Giornate Europee del Patrimonio) si potrà presentare al pubblico i primi risultati raggiunti e rendere conto della metodologia di intervento impostata e dei futuri programmi per proseguire le attività di conservazione, recupero e quindi restituzione dei beni ai proprietari, in luoghi sicuri ancora da individuare in attesa della completa ricostruzione dei siti di provenienza.

Va tenuto conto che per il completo recupero conservativo delle opere ritirate e soprattutto dei siti monumentali colpiti dal sisma, che richiede ingenti investimenti economici, saranno certamente necessari molti anni.

Considerando il carattere di cantiere degli spazi interessati, in occasione delle GEP sono previste visite del pubblico necessariamente brevi e a piccoli gruppi, su prenotazione e con l’accompagnamento dei tecnici degli Istituti centrali coinvolti e della Soprintendenza di Modena e Reggio Emilia.

(fonte e immagini: beniculturali.it)



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