Enriques, editore ed ex senatore recentemente scomparso, è stata “una personalità che, anche nella sfera privata, ci ha costantemente incoraggiato a riconoscere nella cultura la radice ineludibile della nostra coesione sociale e del nostro sistema democratico”. Così si legge nelle motivazioni lette durante la cerimonia dall’assessore alla Cultura Daniele Del Pozzo.
Le motivazioni del conferimento
Il 31 marzo 2026 è venuto a mancare Federico Enriques. Testimone di una stagione
storica in cui l’attività imprenditoriale e la cultura hanno proceduto in sinergia, volte
all’edificazione di una cittadinanza pienamente consapevole. Enriques è stato, soprattutto,
editore per la scuola e per l’università, luoghi fondamentali della democrazia e della
crescita sociale.
Enriques era colto, preciso, curioso: una personalità che, anche nella sfera privata, ci ha
costantemente incoraggiato a riconoscere nella cultura la radice ineludibile della nostra
coesione sociale e del nostro sistema democratico.
Fu imprenditore illuminato, capace di coltivare l’ambiente lavorativo con un approccio
metodico, inclusivo e lungimirante.
Enriques entrò a lavorare alla “Zanichelli editore” negli Anni ‘60, e ne assunse la guida nel
1970. Proseguì l’opera di rinnovamento del catalogo per la scuola iniziata da Delfino
Insolera, in particolare attraverso la traduzione e l’adattamento di importanti progetti di
biologia e di fisica americani. Seguì in prima persona il catalogo giuridico: si deve a lui la
pubblicazione dei manuali di diritto penale di Fiandaca e Musco, di diritto commerciale di
Francesco Galgano e di diritto pubblico di Giuseppe Ugo Rescigno, che hanno introdotto
una trattazione critica e, in senso lato, politica delle materie giuridiche, distaccandosi
dall’impostazione strettamente dogmatica e politicamente asettica fino ad allora
dominante.
Nella Sua opera Castelli di carte, una narrazione collettiva che include quanti hanno
contribuito alla storia della Casa Editrice, ha ripercorso le tappe di questa impresa
familiare, definendo la professione di editore come un’attività di profondo ascolto e
mediazione. Era un compito che, come egli stesso asseriva, non si limitava al “fare”, ma
consisteva nel “convincere gli altri a fare”. Questa straordinaria abilità nel coordinare
talenti esterni fu non solo la chiave del successo della Zanichelli, ma anche l’espressione
della sua visione del mondo: una società in cui ciascuno pone le proprie competenze al
servizio di un disegno collettivo.
Non ambì mai a essere l’uomo solo al comando, prediligendo invece il ricordo delle figure
che plasmarono il suo mestiere di editore, in particolare Delfino Insolera, che gli trasmise
l’audacia di investire nel futuro della scuola e il rigore scientifico, e Umberto Tasca,
maestro di redazione. Da Tasca trasse una profonda lezione di stile civile: il principio
secondo cui si deve servire un’istituzione con umiltà, sapendo arretrare quando
necessario, ponendo sempre l’interesse della collettività al di sopra dell’orgoglio personale.
Si impegnò in prima persona a livello politico, in particolare per la rifondazione del legame
tra la sinistra bolognese, all’epoca reduce dalla sconfitta elettorale del 1999, e la società
civile e la comunità, un rapporto cruciale da ricostruire per la prima volta nel dopoguerra.
Imprenditore illuminato anche in politica. “6,30. Lettera aperta” diede la “Sveglia” alla città
con il tempismo, la chiarezza e la determinazione necessari per raggiungere lo scopo,
indicando con precisione modi e tempi di azione. Dopo poco tempo la lettera ebbe una
larghissima adesione.
Furono coinvolti sindaci provenienti da tutta Europa (Nantes, Firenze, Barcellona, Monaco
di Baviera, Tromso, Roma, Heidelberg) per confrontarsi sui vari temi della politica
cittadina. Si vinsero le elezioni.
Enriques venne poi eletto Senatore della Repubblica nel 2006. Un impegno assunto e
portato avanti con le stesse modalità che usava nel lavoro di editore: conoscenza, rigore,
lungimiranza. Fece parte della Commissione Bilancio e della Commissione Politiche
Europee. Emblematico un suo intervento sulla finanziaria del 2007: “Otto cose che credo
di sapere sulla finanziaria”, suddiviso in 6 punti, a loro volta suddivisi in commi, denso di
precise indicazioni tecniche volte a un chiaro messaggio politico al paese.
Federico Enriques ci lascia un’eredità molto importante: il concetto secondo cui
l’imprenditore e l’uomo politico devono essere primariamente servitori della cultura e della
coesione sociale, in linea con i principi della nostra Costituzione. Il suo “castello di carte”
non è destinato a crollare, poiché edificato su salde fondamenta di onestà intellettuale e
profondo amore per la conoscenza.
Per queste motivazioni il Sindaco e l’Amministrazione comunale di Bologna conferiscono
la Turrita d’argento alla memoria di Federico Enriques.










