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Il modello metropolitano di “Un piatto per tutti e tutte”, il progetto della Città metropolitana contro spreco e povertà alimentare

(©Matilde Piazzi) Solibello e Lepore

C’è un pezzo di welfare territoriale che passa anche da eccedenze alimentari recuperate, reti di volontariato, disponibilità delle imprese e capacità di coordinamento tra soggetti molto diversi. È da qui che parte “Un piatto per tutti e tutte”, il programma promosso dal Fondo di comunità “Dare per fare” della Città metropolitana di Bologna in collaborazione con Volabo e i partner territoriali per il contrasto allo spreco alimentare e il sostegno alle persone in condizioni di fragilità.

“Come alimentare un ideale” è  l’evento che il 19 maggio ha fatto incontrare alle Serre dei Giardini Margherita imprese, associazioni, istituzioni e volontariato territoriale per condividere esperienze, attivare nuove connessioni e confrontarsi sui temi dello spreco alimentare, del recupero e del dono. Ma soprattutto ha messo nello stesso spazio chi dona e chi ogni giorno trasforma quelle donazioni in aiuto concreto per le persone e le famiglie che ne hanno bisogno.

Il pomeriggio di lavoro ha alternato momenti in plenaria e gruppi tematici dedicati alla responsabilità sociale d’impresa, agli strumenti fiscali e normativi legati al recupero alimentare e ai temi del cibo sano e dell’equilibrio alimentare. A guidare il confronto sono stati rappresentanti del mondo delle imprese, delle istituzioni e del terzo settore, insieme a volontari e operatori che lavorano quotidianamente sul territorio.

 

Il progetto “Un piatto per tutti e tutte” 

Secondo gli ultimi dati del progetto, nel 2025 la rete ha coinvolto 86 organizzazioni distribuite nei sette distretti territoriali e ha raggiunto oltre 20.900 persone, circa il 36% delle quali minori. Il tema si inserisce inoltre in un quadro nazionale segnato dalla crescita delle vulnerabilità economiche e alimentari: l’Atlante della Fame in Italia 2025 evidenzia infatti un aumento delle difficoltà legate all’accesso al cibo e al costo della vita, in un contesto in cui precarietà e lavoro povero stanno ampliando la platea delle persone esposte a fragilità sociali.

Dalla sua nascita il progetto ha costruito una rete metropolitana diffusa, organizzata per distretti, con l’obiettivo di rendere più semplice ed efficace l’incontro tra disponibilità delle aziende e bisogni delle associazioni. Un modello che punta non solo a recuperare cibo, ma anche a semplificare processi logistici e organizzativi che, soprattutto per le realtà più piccole, rischiano altrimenti di assorbire tempo, energie e risorse. La logica è quella di sostenere le associazioni anche nella parte più complessa del lavoro di rete, permettendo loro di concentrarsi maggiormente sulle attività di aiuto alle persone.

Il pomeriggio è stato condotto da Filippo Solibello, autore e conduttore radiofonico, storica voce di Caterpillar, che da anni segue e racconta dove si incontrano i temi sociali con quelli ambientali. Solibello ha introdotto e coordinato gli interventi istituzionali di Sara Accorsi, consigliera delegata a Welfare e contrasto alla povertà e Politiche per l’abitare della Città metropolitana di Bologna; Elena Mazzoni, assessora all’Agenda digitale, Legalità e Contrasto alle povertà della Regione Emilia-Romagna; Maria Chiara Patuelli del Settore Istruzione e Sviluppo Sociale della Città metropolitana di Bologna; Mauro Bosi, presidente di Volabo Centro servizi per il volontariato della città metropolitana di Bologna.

Un momento particolarmente concreto della plenaria è stato l’intervento dello chef Max Poggi, che ha portato esempi ed esperienze maturate negli anni sul rapporto tra inclusione sociale, territorio e cultura del cibo, mostrando come anche il mondo della ristorazione e dell’alta cucina possa contribuire a costruire relazioni e attenzione attorno ai temi sociali.

I gruppi di lavoro, facilitati e restituiti da Social Seed, hanno invece affrontato tre temi centrali: il valore delle imprese per la comunità e la comunicazione della collaborazione tra pubblico e privato, le opportunità offerte dalla Legge Gadda per il recupero alimentare e il tema del cibo sano e dell’equilibrio alimentare. Ai tavoli hanno partecipato rappresentanti del mondo delle imprese, delle istituzioni, della sanità pubblica e del volontariato, tra cui Myriam Finocchiaro del Gruppo Granarolo, Giovanna Trombetti della Città metropolitana di Bologna, Gianluca Benini di Banco Alimentare Emilia-Romagna, Cinzia Migani di Volabo, Roberta Carli dell’AUSL di Bologna.

A chiudere il pomeriggio è stato il dialogo tra Matteo Lepore, Sindaco della Città metropolitana di Bologna, e Filippo Solibello. Al centro del confronto, il valore delle collaborazioni tra pubblico, imprese e volontariato territoriale nel costruire strumenti di welfare diffuso capaci di raggiungere in modo più efficace persone, quartieri e comunità.

I numeri della povertà alimentare in Italia

Secondo l’Atlante della Fame in Italia 2025, nel 2024:

  • 4,2 milioni di famiglie hanno manifestato almeno un segnale di deprivazione alimentare;
  • 2,9 milioni di famiglie non hanno potuto permettersi un pasto proteico almeno ogni due giorni;
  • 681.000 famiglie hanno avuto momenti in cui non disponevano del denaro necessario per acquistare cibo;
  • l’insicurezza alimentare moderata riguarda il 9,9% della popolazione, quasi 6 milioni di persone;
  • 766.000 persone si sono trovate in condizioni di insicurezza alimentare moderata o grave.

Come funziona “Un piatto per tutti e tutte” (puoi donare anche tu!)

“Un piatto per tutti e tutte” mette in rete istituzioni, imprese, Volabo e associazioni territoriali per raccogliere beni, organizzare donazioni, migliorare la logistica e distribuire le risorse dove servono. Nel 2025 la rete ha coinvolto 86 organizzazioni, distribuite in 7 reti distrettuali, e ha raggiunto oltre 20.900 persone. Il progetto funziona anche come interlocutore unico per le imprese, così da programmare meglio le donazioni e alleggerire il lavoro organizzativo delle associazioni.

Anche cittadini e cittadine possono partecipare alla rete o sostenere il progetto con una donazione direttamente dal sito dareperfare.it

 

















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