Quarantadue Comuni, oltre 532mila residenti, sette le Unioni a cui aderisce il 100% delle municipalità reggiane, se si esclude il capoluogo. Un sistema di enti locali che conta oltre 3400 dipendenti, l’11% del totale in regione, e una capacità di spesa pari a 602 milioni di euro, il 9,5% del totale regionale. È da questa fotografia del territorio modenese, caratterizzato da una elevata diffusione della gestione associata di funzioni e servizi, che ha preso il via oggi il percorso partecipato promosso dalla Regione per ripensare il funzionamento delle istituzioni locali, rafforzare la collaborazione tra enti, migliorare organizzazione e servizi, ridurre le differenze territoriali e costruire le nuove scelte attraverso il confronto.
Oggi pomeriggio a Reggio Emilia la seconda tappa di una serie di nove incontri territoriali, uno per provincia, previsti dalla Regione per costruire insieme a Comuni, Province, Unioni e Città metropolitana la riforma del riordino territoriale regionale: un processo partecipato che punta a rafforzare il modo in cui gli enti, a tutti i livelli, programmano e lavorano insieme, migliorando al tempo stesso la capacità amministrativa, la gestione delle risorse e l’organizzazione dei servizi offerti a cittadine e cittadini sui diversi territori.
Nel reggiano il sistema delle Unioni svolge già oggi un ruolo centrale nella gestione associata di attività e servizi. Il territorio è caratterizzato da Comuni medi e piccoli organizzati in Unioni di Comuni che hanno raggiunto un livello di consolidamento medio-alto. È presente un’Unione che svolge la funzione di polo territoriale in area montana e gestisce in forma associata numerose funzioni e attività anche per altri Enti al di fuori dei Comuni che la compongono. La Provincia svolge numerose funzioni tecniche e specialistiche per la maggior parte del territorio. Il capoluogo collabora con il territorio per attività sul contenzioso tributario e con solo alcune Unioni per il coordinamento nei servizi sociali e attività limitate alla Centrale unica di committenza.
A inaugurare i lavori, l’assessore regionale alla Programmazione strategica e attuazione del Programma, Davide Baruffi, il sindaco di Reggio Emilia, Marco Massari, il presidente della Provincia, Giorgio Zanni, e il presidente dell’Ucem Emilia-Romagna, Emanuele Ferrari.
“Il territorio reggiano rappresenta una realtà in cui la collaborazione tra enti locali e la gestione associata di funzioni e servizi costituiscono già oggi un elemento centrale dell’organizzazione territoriale- sottolinea l’assessore Baruffi-. È da esperienze come queste che vogliamo partire per costruire un’Emilia-Romagna istituzionalmente più forte ed efficiente ma allo stesso tempo sempre più vicina alle cittadine e ai cittadini, capace di rispondere ai cambiamenti sociali ed economici e di accompagnare lo sviluppo dei territori. Insieme alle autonomie locali vogliamo costruire un percorso condiviso che ci permetta di rafforzare la capacità la programmazione complessiva e quella amministrativa degli enti (a partire da quelli più fragili e periferici), migliorare la qualità dei servizi e ridurre i divari territoriali. Il coinvolgimento diretto di Comuni, Province, Unioni e Città metropolitana è indispensabile per tradurre questi obiettivi in scelte concrete e sostenibili per tutto il territorio regionale”.
Il percorso
Il percorso di riordino territoriale promosso dalla Regione Emilia-Romagna, in collaborazione con Anci, Upi, Uncem e Città metropolitana di Bologna, è stato avviato dal ‘Documento di indirizzo per il riordino territoriale’, approvato dalla Giunta regionale lo scorso 20 aprile, che ha aperto la fase di confronto e partecipazione con i territori.
Insieme a Province, Comuni e Unioni di Comuni, Comunità montane e Città metropolitana di Bologna, la Regione, attraverso un percorso partecipato fondato sul confronto e sulla collaborazione tra i diversi livelli istituzionali, punta a costruire una riforma del sistema territoriale dell’Emilia-Romagna. L’obiettivo è rafforzare il modo in cui gli Enti a tutti i livelli (Comuni, Unioni di Comuni, Province, Città metropolitana e Regione) programmano e lavorano insieme (governance multilivello) migliorando al tempo stesso la loro capacità di organizzarsi, gestire risorse e offrire servizi (capacità amministrativa).










