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Dall’ombra del racket al “tiro a segno” clandestino: i Carabinieri reggiani risolvono il giallo della carrozzeria crivellata

L’iniziale scoperta susci un forte senso di allarme tra i proprietari: i fori precisi nel vetro del portone d’ingresso e i frammenti metallici sparsi sul marciapiede sembravano indicare chiaramente un grave atto intimidatorio. Tutto suggeriva un avvertimento di stampo malavitoso contro l’officina, un evento apparentemente così minaccioso da mobilitare immediatamente le forze dell’ordine. Tuttavia, le accurate indagini condotte dai Carabinieri portavano alla luce una realtà ben diversa e, in un certo senso, ancor più singolare.

Nessun progetto criminale si celava dietro quei segni, bensì la condotta imprudente di un uomo che aveva trasformato un magazzino privato in un poligono di tiro “casalingo“. All’interno dello spazio, l’individuo aveva improvvisato una struttura artigianale utilizzando bersagli di fortuna e una carabina ad aria compressa per eseguire sessioni di allenamento balistico. Il problema? La sua scarsa mira, o forse la carenza della protezione predisposta, finiva con il provocare danni a strutture esterne. In particolare, i colpi andati a vuoto bucavano regolarmente il vetro dell’officina situata a circa 100 metri e colpivano anche segnaletica stradale posizionata lungo la via.

Non passò molto tempo prima che la situazione giungesse all’attenzione delle autorità grazie alla segnalazione di alcuni residenti preoccupati. L’indagine fu affidata ai Carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Reggio Emilia, intervenuti dopo le denunce di cittadini che avevano udito colpi d’arma da fuoco e notato danni al portone dell’officina. I rilievi sul luogo confermarono la presenza di frammenti di vetro a terra e di una piccola ogiva, attribuibile a un’arma lunga caricata ad aria compressa. Questi elementi diedero il via ad approfondimenti investigativi: analizzando i filmati delle videocamere di sorveglianza della zona, i militari furono in grado di ricostruire gli eventi con precisione. Le immagini mostrarono l’uomo mentre sistemava bersagli improvvisati, come cartoni e pannelli in legno, orientandoli verso la pubblica via, prima di rientrare nel magazzino per iniziare il suo allenamento”. Seguiva il suono degli spari e poi l’uomo tornava sul luogo per verificare l’impatto dei colpi maldestri. L’identità del responsabile venne accertata attraverso l’analisi delle auto riprese dalle telecamere durante i suoi spostamenti. Una volta identificato, il 56enne fu raggiunto dagli agenti, che procedettero al sequestro della carabina ad aria compressa utilizzata per gli spari, strumento che si rivelò perfettamente compatibile con le prove raccolte. Oltre alla carabina incriminata, i militari effettuarono il ritiro cautelativo di tutte le armi e munizioni legalmente detenute dall’uomo presso la sua abitazione, oltre ai relativi permessi per il possesso e utilizzo.

Gli atti furono trasmessi alle autori competenti per valutare la revoca dei titoli autorizzativi. Alla luce dei fatti emersi, l’uomo fu denunciato alla Procura della Repubblica di Reggio Emilia con l’accusa di accensioni ed esplosioni pericolose e danneggiamento. Gli accertamenti sul caso sono ancora in corso nell’ambito delle indagini preliminari, volte a stabilire eventuali ulteriori sviluppi e responsabilità dal punto di vista penale.

















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