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“Aemilia 10 anni dopo”, a Bologna un convegno per fare il punto su strategie e prospettive in occasione del decennio dal maxiprocesso

Dieci anni di impegno, memoria e prospettive per una terra che ha fatto della lotta alle infiltrazioni mafiose una priorità. In occasione della Settimana della legalità, la Regione Emilia-Romagna ha promosso l’evento “Aemilia 10 anni dopo: bilanci e prospettive”, che si è tenuto oggi alla Cappella Farnese di Palazzo d’Accursio, a Bologna.

L’iniziativa, organizzata in collaborazione con il Comune di Bologna, ha visto la partecipazione del presidente della Regione, Michele de Pascale, del sindaco, Matteo Lepore, e del procuratore capo, Paolo Guido. L’incontro, moderato dalla giornalista Sofia Nardacchione, ha ospitato esperti quali Enzo Ciconte, Giovanni Tizian, Francesco Maria Caruso e Stefania Pellegrini. A conclusione l’intervento dell’assessora regionale alla Legalità, Elena Mazzoni.

L’evento ha fatto il punto sull’impegno della Regione sul fronte del contrasto alle infiltrazioni della criminalità, un impegno che ha radici profonde, segnate dal sostegno logistico e finanziario per garantire che il processo “Aemilia” — la più importante indagine di mafia nel territorio — si celebrasse in Emilia-Romagna. Tra il 2015 e il 2016 la Regione ha infatti stanziato 748mila euro per l’allestimento dell’aula per l’udienza preliminare presso BolognaFiere e ulteriori 450mila euro per l’aula speciale di Reggio Emilia.

Oggi quella sfida prosegue con la valorizzazione del patrimonio sottratto ai clan. In Emilia-Romagna si contano oltre 300 immobili confiscati, concentrati per oltre la metà tra Parma e Reggio Emilia. Nel biennio 2025/26 è in corso un investimento di 650mila euro per il recupero di 15 immobili (record storico per numero di beni confiscati riqualificati in un biennio da quando è stato istituito il testo unico sulla Legalità), portando a 49 il numero totale di beni restituiti a fini sociali dal 2011, grazie a contributi regionali per oltre 7,8 milioni di euro.

“Credo che a dieci anni di distanza vadano riconosciute due aspetti fondamentali- afferma de Pascale-. La scelta politica di tutte le istituzioni territoriali di non ignorare il problema e di affrontarlo con intransigenza e integrità. Ma soprattutto, dopo anni di indagini, processi e sentenze a tutti i livelli è un dato politico e storico la sostanziale non permeabilità del sistema istituzionale emiliano- romagnolo e delle principali istituzioni locali. Non è un dato di auto celebrazione ma un fatto di consapevolezza e responsabilità a proseguire l’impegno anche sul futuro. La legalità non è un concetto astratto, ma un valore che si misura con i fatti e con la capacità di resistenza e consapevolezza dei territori. Gli investimenti fatti dalla Regione dal 2011 a oggi testimoniano un impegno strutturale: non ci siamo limitati alla condanna morale, abbiamo costruito anticorpi normativi, sociali e culturali. E il dato più significativo ci arriva dal fronte del riutilizzo sociale con un record di recuperi di 15 beni sottratti alle mafie e restituiti alla comunità. Questo è il segno tangibile della vittoria delle istituzioni e di tutte le cittadine e i cittadini: laddove la criminalità aveva cercato di affondare le sue radici, oggi nascono spazi di partecipazione, servizi e opportunità per tutte e tutti. Una sfida che non possiamo dire completamente vinta, ma che oggi ci vede più forti, più consapevoli e, soprattutto, uniti in un percorso dove trasparenza e giustizia continuano a essere i pilastri della nostra democrazia”.

“In Emilia‑Romagna esiste una presenza mafiosa radicata, evoluta e sempre più orientata a modelli economici e imprenditoriali, come confermato anche dall’ultima Relazione della DIA, che evidenzia un radicamento pluridecennale e la capacità delle organizzazioni di muoversi con metodi sempre più sofisticati- aggiunge l’assessora Mazzoni-. proprio per questo non possiamo abbassare la guardia. Il nostro impegno, consolidato con lo sforzo straordinario per far celebrare il processo Aemilia nelle nostre città, è proseguito negli anni trasformandosi in politiche concrete: dalla confisca dei beni, che da simboli del potere criminale diventano spazi di comunità, alla ricerca costante per decifrare le nuove dinamiche di infiltrazione. Combattiamo l’illegalità soprattutto promuovendo una cultura diffusa che coinvolga le giovani generazioni. Ed è necessario potenziare la formazione continua di dipendenti e amministratori, uno strumento fondamentale per aumentare la consapevolezza e rafforzare le competenze indispensabili a prevenire, riconoscere e contrastare i tentativi di infiltrazione nelle istituzioni e nel tessuto economico. Solo attraverso conoscenza e partecipazione possiamo costruire una cittadinanza davvero libera, consapevole e responsabile”.

Dal 2011 a oggi, la Regione ha investito complessivamente oltre 15,3 milioni di euro nel campo della legalità. Di questi, 6,4 milioni sono stati destinati al cofinanziamento di 458 progetti rivolti soprattutto ai giovani: dagli Osservatori locali ai podcast, fino ai festival tematici e ai percorsi scolastici.

Un pilastro fondamentale è rappresentato dalla ricerca costante, avviata già negli anni Novanta. Le analisi regionali evidenziano come, a differenza di altre zone del Nord, in Emilia-Romagna sia quasi assente il controllo militare del territorio, mentre prevalgono traffici illeciti (stupefacenti in primis), usura, estorsioni, riciclaggio, frodi fiscali e infiltrazioni nell’edilizia e negli appalti. Le organizzazioni più attive, ‘Ndrangheta e Camorra, puntano alla mimetizzazione sociale, confondendosi con gli operatori legali.

Si consolida poi la collaborazione strategica con gli atenei regionali che permette di rendere fruibile la mappatura georeferenziata dei beni immobili confiscati così come di rafforzare la dimensione interdisciplinare della didattica e della ricerca sui fenomeni di macro-criminalità.

Per contrastare questi fenomeni, la Regione in questi anni ha rafforzato i Protocolli d’intesa con le Prefetture, rinnovati nel gennaio 2024, per assicurare massima trasparenza e garanzia negli appalti pubblici relativi all’edilizia privata. A fine 2023 è stato inoltre siglato un accordo con la Guardia di Finanza e altri 42 partner per tutelare i distretti industriali dall’abusivismo e dal lavoro nero.

















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