Come si trasforma una scena del crimine in intrattenimento? Come diventa fiction il sapere scientifico? Sono queste le domande al centro del seminario “Dalla scienza forense al true crime: costruzione e racconto della devianza attraverso criminologia, medicina legale e media”, in programma domani pomeriggio a Bologna alle 14:00 presso l’Aula Poeti, Palazzo Hercolani. L’iniziativa nasce dalla collaborazione di tre Dipartimenti dell’Università di Bologna – Scienze Mediche e Chirurgiche, delle Arti, Sociologia e Diritto dell’Economia – e si avvale del patrocinio della Società Italiana di Medicina Legale e delle Assicurazioni (SIMLA). L’evento si propone come uno spazio di confronto critico e interdisciplinare sul fenomeno del true crime, il genere che negli ultimi anni ha conquistato podcast, serie televisive e piattaforme digitali, raggiungendo un pubblico di milioni di persone.
“Il seminario rappresenta un’occasione di dialogo tra saperi che raramente si confrontano: la medicina legale e la sociologia dei media, la criminologia e gli studi sulla televisione, il diritto e la comunicazione – spiegano gli organizzatori –. L’obiettivo non è demonizzare il true crime come genere, ma restituire complessità a un fenomeno che ha ormai una portata culturale e sociale rilevante — e che produce effetti concreti sulla percezione pubblica della giustizia, delle vittime e degli esperti forensi“.
Il seminario si articola in tre tavole rotonde pomeridiane, con la partecipazione di esperti di criminologia, comunicazione, sociologia, diritto e medicina legale, chiamati a indagare insieme i meccanismi narrativi e visivi attraverso cui i media costruiscono la rappresentazione del crimine: chi decide cosa mostrare, come viene selezionato e semplificato il sapere scientifico, quali conseguenze produce sull’immaginario collettivo e sulla percezione pubblica delle professioni forensi.
“Il medico legale sta diventando nell’immaginario collettivo una sorta di investigatore onnisciente, una figura quasi leggendaria capace di risolvere qualsiasi caso con una semplice analisi – sottolinea il dott. Franco Marozzi, vicepresidente e responsabile della comunicazione SIMLA –. La realtà è profondamente diversa: il nostro lavoro ha limiti precisi, metodi rigorosi, tempi tecnici che nessuna serie televisiva racconta. Eppure c’è chi ha tutto l’interesse a presentarlo altrimenti, costruendo un personaggio che non esiste e alimentando aspettative che la scienza non può soddisfare. È un problema culturale serio, e oggi finalmente ne parliamo con gli strumenti giusti“.









