Gli agricoltori potrebbero recuperare almeno 20 miliardi di euro se venisse modificata la norma dell’ultima trasformazione sostanziale nell’attuale codice doganale, che in questa difficile fase potrebbero contribuire a mitigare l’effetto dei rincari dei costi di produzione e combattere gli aumenti dei prezzi al consumo. A causa della guerra in Iran energia, gasolio e concimi sono andati alle stelle ed è complicato anche l’approvvigionamento, mettendo a rischio le semine e la produzione alimentare e aprendo le porte a un incremento della presenza di alimenti ultra-trasformati. È l’analisi della Coldiretti al Brennero in occasione della mobilitazione di diecimila agricoltori provenienti da tutte le regioni d’Italia, insieme al presidente Ettore Prandini e al segretario generale Vincenzo Gesmundo.
Al Brennero presente anche una delegazione di 200 agricoltori modenesi accompagnati dal presidente Luca Borsari e dal direttore Marco Zanni.
“Con il Brennero – sottolinea il presidente di Coldiretti Modena – prosegue un percorso di che vede al centro la madre di tutte le battaglie sindacali: la revisione della normativa sull’ultima trasformazione sostanziale nel codice doganale, un meccanismo che penalizza il lavoro agricolo nazionale e altera profondamente la trasparenza del mercato. Una distorsione che indebolisce il sistema produttivo e inganna i consumatori.”
Una battaglia per l’origine che è da sempre una priorità sindacale per Coldiretti e che pochi giorni fa ha visto anche un risultato storico con l’approvazione della legge sui reati agroalimentari, ispirata alla cosiddetta “Legge Caselli”, ottenuta dopo oltre un decennio di impegno e fondamentale per rafforzare la lotta alle agromafie e garantire maggiore chiarezza lungo tutta la filiera. Il cibo è una componente strategica della sicurezza nazionale e il tema dell’origine incide direttamente sulla sovranità economica del Paese. Difendere il valore della produzione agricola – prosegue Coldiretti Modena – significa quindi tutelare un interesse collettivo e garantire autonomia in un settore essenziale.
“I conflitti in corso stanno già producendo effetti concreti sulle filiere agricole, sui costi di produzione e sul potere d’acquisto delle famiglie. Ancora una volta a pagare sono agricoltori e consumatori – aggiunge Borsari– La stabilità internazionale è una condizione indispensabile per difendere la sovranità alimentare ed economica: dire no alla guerra è una scelta etica e morale che si ripercuote nella politica e incide direttamente sulla tenuta economica delle imprese e sulla sicurezza del Paese”.
“L’agroalimentare rappresenta una filiera strategica per il Paese, che vale 707 miliardi di euro e garantisce 4 milioni di posti di lavoro, ed è proprio per difendere questo patrimonio che siamo qui oggi – spiega il direttore Marco Zanni – Non si tratta solo di contributo al Pil, ma di presidio economico, sociale e occupazionale sui territori, che non può più essere esposto agli effetti distorsivi del codice doganale. Oggi assistiamo a meccanismi che alterano la concorrenza, comprimono il reddito degli agricoltori e compromettono l’immagine del vero Made in Italy. Per questo è fondamentale rafforzare strumenti come i contratti di filiera, che rappresentano una risposta concreta per garantire equità lungo tutta la catena del valore, dando stabilità alle imprese agricole e costruendo un rapporto più equilibrato con il mondo della trasformazione”.
Servono accordi chiari e trasparenti – conclude Coldiretti Modena – che valorizzino la materia prima agricola e consentano di redistribuire correttamente il valore. Per questo chiediamo con forza un intervento a livello europeo che consenta di superare le attuali distorsioni e di restituire agli Stati membri la possibilità di definire con chiarezza l’origine dei prodotti a partire dalla materia prima agricola. Non si tratta di penalizzare l’industria di trasformazione, ma di ristabilire regole eque e trasparenti lungo tutta la filiera. Giovedì a Roma Coldiretti porterà queste richieste direttamente al Commissario europeo alla Salute, Olivér Várhelyi, perché si arrivi a decisioni concrete e non più rinviabili”.










