
“Tre morti sul lavoro in appena venticinque giorni, a Modena, non sono una tragica coincidenza: sono un allarme drammatico che non possiamo più permetterci di ignorare”.
Così Domenico Chiatto, segretario generale aggiunto della Cisl Emilia Centrale con delega ai temi della salute e della sicurezza, commenta l’ennesima tragedia che colpisce il territorio modenese, una comunità già duramente segnata da dati che da troppo tempo raccontano una realtà inaccettabile. Lo scorso anno, infatti, nella provincia di Modena sono aumentati sia gli infortuni mortali (13) sia gli infortuni sul lavoro (14.823). “Un quadro pesante, che conferma come Modena resti stabilmente ai vertici di una classifica che nessun territorio dovrebbe mai occupare: quella delle province in cui si muore e ci si fa più male lavorando. E’ tempo di reagire e di farlo insieme”, segnala Chiatto.
“Il dolore per questa ennesima tragedia è immenso. Ma accanto al dolore deve esserci la responsabilità di dire che serve un’assunzione di responsabilità collettiva, serve una svolta concreta”, chiede il sindacalista Cisl.
La strada indicata dal sindacato parte da un punto preciso: “Più formazione è lo scudo vero che dobbiamo costruire insieme – prosegue Chiatto –. Insieme, non contro le imprese. Insieme ai lavoratori, anche a quelli più esperti, ai veterani, perché sulla sicurezza nulla può essere dato per scontato”. L’esperienza, da sola, non basta. L’abitudine può abbassare la soglia di attenzione e proprio per questo ogni passaggio, ogni procedura, ogni verifica deve tornare al centro.
Accanto alla formazione, insiste Chiatto, servono “più controlli sulle misure di sicurezza e sul loro rispetto effettivo”. Perché morire per schiacciamento o per caduta dall’alto significa trovarsi di fronte a dinamiche che, per molti aspetti, sono tra le più prevedibili e dunque tra le più evitabili.
Per questo la Cisl Emilia Centrale chiede “un’azione più corale di tutto il territorio”: istituzioni, parti sociali, associazioni d’impresa, enti preposti alla prevenzione. “Le imprese devono essere aiutate e spinte a cogliere tutte le opportunità di formazione e di verifica delle condizioni di sicurezza già disponibili, spesso sostanzialmente gratuite e ancora troppo poco sfruttate. Ogni morte sul lavoro è una sconfitta collettiva: fermare questa strage è un dovere morale, civile e sociale”, chiosa Chiatto.









