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Appalti pubblici, la posizione di Lapam Confartigianato e CNA Modena

"Con un’eccessiva burocrazia le piccole imprese sono escluse dal mercato"

«La semplificazione negli appalti pubblici non può tradursi in una corsa cieca alla velocità che sacrifica la trasparenza e chiude le porte alle piccole imprese». È questa la posizione di Lapam Confartigianato e CNA Modena nel documento depositato presso la Commissione parlamentare per la semplificazione.

Le due associazioni lanciano l’allarme su una distorsione del mercato sempre più evidente: nonostante le micro e piccole imprese rappresentino oltre il 96% del tessuto produttivo nazionale, oggi riescono ad aggiudicarsi appena il 5% del valore complessivo degli appalti pubblici. Un divario inaccettabile tra la possibilità formale di partecipare e l’effettivo accesso al mercato, causato da barriere burocratiche e interpretazioni errate delle nuove norme.

Le associazioni denunciano una complessità documentale che soffoca gli operatori economici. L’analisi condotta dalle Associazioni rivela che in molte procedure il numero degli allegati supera i 130 documenti. Un carico informativo sproporzionato, aggravato da una frammentazione delle regole: obblighi, penali e requisiti sono spesso sparsi tra bando, disciplinare, capitolato e schemi di contratto, costringendo le imprese a una difficile “caccia al tesoro” normativa.

La scarsa chiarezza e proporzionalità degli atti di gara finisce inoltre per compromettere la sostenibilità complessiva dei contratti, generando rischi operativi ed economici che disincentivano ulteriormente la partecipazione delle piccole imprese.

In meno del 30% dei casi, infatti, le stazioni appaltanti forniscono un elenco chiaro delle fonti applicabili.

Sul fronte tecnologico, il principio “once only” – secondo cui la PA non dovrebbe richiedere dati che già possiede – rimane spesso lettera morta. Nonostante l’introduzione del Fascicolo Virtuale dell’Operatore Economico, le piattaforme di e-procurement continuano a pretendere il caricamento manuale di documenti già presenti nel sistema. Invece di ridurre gli oneri, questa digitalizzazione incompleta moltiplica i passaggi e aumenta il rischio di errori formali per le imprese.

Il punto critico per l’accesso al mercato rimane la mancata suddivisione degli appalti. Solo il 10% dei bandi prevede il frazionamento in lotti funzionali. La tendenza delle stazioni appaltanti a optare per il “lotto unico”, giustificata con generiche esigenze di gestione, finisce per favorire solo i grandi gruppi strutturati, tagliando fuori le realtà locali anche per interventi semplici come la manutenzione stradale.

Per Lapam Confartigianato e CNA Modena, la suddivisione in lotti deve diventare la regola e non l’eccezione, poiché è l’unico strumento per garantire una concorrenza reale e diffusa.

«Una semplificazione efficace – concludono le Associazioni – deve coniugare digitalizzazione e proporzionalità. Se il principio del risultato si riduce a mera accelerazione formale, a pagarne il prezzo sarà la qualità delle opere e la sopravvivenza delle piccole imprese italiane».

 

















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