La giunta della Regione Emilia Romagna ha approvato la richiesta di finanziamento di 518 milioni per la “realizzazione di un invaso a scopi plurimi in ambito montano (la diga di Vetto, ndr) e altre azioni sinergiche per il soddisfacimento dei fabbisogni idrici della Val d’Enza nelle province di Reggio Emilia e Parma”, nell’ambito del piano di interventi infrastrutturali e per la sicurezza del settore idrico in Emilia Romagna. Il soggetto attuatore è il Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale.
Sulla questione, il Coordinamento per la salvaguardia e tutela del torrente Enza, composto dalle associazioni ambientaliste che si oppongono al progetto della diga di Vetto, evidenzia enormi rischi legati al progetto e propone una visione alternativa per il territorio. Il Coordinamento afferma che “il Documento di fattibilità delle alternative progettuali (Docfap), che dovrebbe essere il cuore scientifico di un’opera da mezzo miliardo di euro, è stato liquidato con un compenso professionale pari a circa un quinto di quanto previsto dalle tariffe ministeriali”. Il risultato è un documento che ha già ricevuto 133 osservazioni critiche. Per il Coordinamento, l’eventuale approvazione del Docfap senza gli approfondimenti necessari potrebbe condurre a un rilevante spreco di risorse pubbliche, stimabile in 20 milioni di euro, per attività progettuali fondate su presupposti iniziali non adeguatamente verificati.
Il coordinamento sollecita la Regione affinché chiarisca in via definitiva cosa intende fare. “La Regione Emilia Romagna avrebbe già inviato istanza di finanziamento nonostante il Docfap ancora non sia stato approvato in via definitiva; fino al 29 gennaio si potranno esprimere osservazioni, e già quelle giunte fino ad ora evidenziano diverse criticità. La seconda sono proprio le osservazioni inviate dalla Regione stessa, Settore Ambiente, che mettono in luce diversi punti problematici, tra cui una sovrastima dei fabbisogni in ambito agricolo, una non sufficiente valutazione del futuro assetto idromorfologico del fiume e degli impatti sulle aree protette presenti”.
Il coordinamento ricorda inoltre che “diversi Comuni hanno richiesto misure compensative che vanno oltre i dovuti compensi per gli espropri; chiedono che ci siano ricadute positive in termini di servizi e sviluppo economico, ma per questi non ci risulta che la Regione abbia presentato istanza di finanziamento”. “Sappiamo bene quali sono gli interessi in gioco, ma ci chiediamo se la Regione abbia valutato attentamente cosa comporterebbe la costruzione di un invaso in quel territorio – conclude il coordinamento -. Le soluzioni possono essere altre, meno impattanti e più rispettose degli ecosistemi. La vera ragione per cui si vuole costruire questo invaso non riguarda la maggioranza dei cittadini, ma l’interesse economico di pochi”.
(nota del Coordinamento per la salvaguardia e tutela del torrente Enza)


