Settantacinquesimo della fucilazione dei partigiani Rebottini e Consolini 1945-2020


Il muro della fucilazione dei partigiani Rebottini e Consolini deve essere pietra d’inciampo per i sassolesi e luogo di memoria civile.

Ci avviciniamo al Giorno della Memoria della Shoà il 27 gennaio prossimo che sarà celebrato dalla Città e dalle Associazioni sassolesi, compresa A.N.P.I, per non dimenticare mai le operazioni di sterminio che furono condotte dal nazismo e dal fascismo contro gli ebrei d’Europa e gli Ebrei italiani. Ma dieci giorni prima che i russi entrassero nel campo di sterminio di Auschwitz, a Sassuolo, il 17 gennaio 1945, avveniva un gravissimo crimine di guerra.

Furono trucidati mediante fucilazione al muro esterno del Cimitero di San Prospero per rappresaglia due partigiani prigionieri nelle carceri di Modena. Questo episodio è il terzo dopo la strage degli 11 giovani sassolesi di Manno di Toano che si erano arresi e dopo l’uccisione di un padre e un figlio contadini che tornavano dai campi, Vivi Gino e Augusto, tutti e tre registrati nell’Atlante Nazionale delle Stragi Naziste e Fasciste in Italia (1943-1945), cui si può accedere sul sito omonimo. Il progetto dell’Atlante, finanziato dalla Repubblica Federale Tedesca e tenacemente voluto da ANPI Nazionale, raccoglie dati sulle vittime italiane (23669 vittime)  sia civili che militari, di stragi, eccidi o singoli episodi che costituiscono crimini di guerra e contro l’umanità, perpetrati dalle forze naziste e anche, come in due casi nostri, dalla GNR. Questa banca dati ha consentito di sviluppare una più approfondita riflessione da parte degli storici sul fenomeno e una più consapevole memoria civile degli italiani.

Venendo all’episodio del 17 gennaio una spia triestina infiltrata causò nel dicembre del 1944 lo smantellamento della rete del Comitato di Liberazione Nazionale di Sassuolo e delle SAP locali. Numerosi furono gli arrestati dalla Guardia Nazionale Repubblicana e fra essi il sassolese GIUSEPPE REBOTTINI (Formigine 18.2.1915-Sassuolo 17.1.1945), nome di battaglia «Giuseppe», sappista della Brigata Mario. Portato nelle carceri di Sant’Eufemia poi in Accademia a Modena condivise la cella con altri antifascisti, uno di essi era EZIO CONSOLINI (Castelfranco Emilia 10.8.1919-Sassuolo 17.1.1945), agricoltore, nome di battaglia «Mondo», partigiano della Brigata Walter Tabacchi. Infatti all’inizio dell’inverno i fascisti che perlustravano le campagne di Gaggio Bolognese trovarono armi sotto a un albero del podere della famiglia Consolini: il giovane Ezio venne arrestato e condotto nelle carceri dove conobbe Giuseppe Rebottini.

Entrambi ne furono successivamente prelevati come rappresaglia per l’uccisione avvenuta a Sassuolo della Guardia nazionale repubblicana Vandelli, che era stata presente alla fucilazione del partigiano Giorgio Fontana, presso lo Stadio comunale. Gli sventurati Rebottini e Consolini, prima di essere fucilati, come era avvenuto per Giorgio Fontana, furono esposti in un turpe giro per la città.

Nel Settantacinquesimo della morte e della fine della Seconda guerra mondiale ANPI-Sassuolo nella mattinata di venerdì 17 gennaio nell’ingresso principale del Cimitero di San Prospero alle ore 11, metterà a dimora nuove piante davanti al monumento che celebra il tragico evento e renderà onore ai due caduti, con una breve cerimonia. Si invitano i cittadini alla presenza o a sostare nella successiva settimana della Shoà davanti alla lapide che ricorda le due vittime della violenza fascista onorandoli per la conquistata libertà e democrazia di cui godiamo.

Il generale Italo Cieri, militare indipendente nel CLN, a sua volta arrestato con Rebottini, ha ricostruito la cattura e l’uccisione dello sfortunato Consolini, al suo posto:

«Quella sera eravamo ancora assieme, io e Rebottini; verso le 11 sbatterono dentro alla nostra stanza un ragazzo che avrà avuto 20/22 anni e che tremava dalla paura e piangeva; era stato arrestato perché nel suo campo sotto un albero avevano trovato delle armi sepolte; cercai di consolare questo giovane dicendogli che era tanti giorni che anche noi eravamo lì e non ci avevano mai fatto niente ma lui continuava a tremare tanto che gli ho dato la mia coperta da campo; eravamo in una stanza al quarto piano con una finestra aperta e con davanti una grata di mattoni ed eravamo in gennaio, giù si vedeva un mezzo metro di neve e la notte si andava sotto zero; io mi sono rannicchiato in un angolo morto lontano dalla finestra. Al mattino presto, verso le quattro, sono venuti a prendere i due di Sassuolo ma assieme a Rebottini hanno preso quel povero ragazzo, che era di Gaggio Bolognese, e li hanno fucilati vicino al cimitero».

(ANPI-Sassuolo, per il Comitato comunale Maria Antonia Bertoni)