Avvio d’anno col segno più per le piccole e piccolissime imprese modenesi del terziario


Nel terziario modenese gli affari rivedono il segno più, dopo un 2016 caratterizzato da non poche sofferenze. Tra le Micro Piccole e Medie Imprese del commercio e dei pubblici esercizi i ricavi, nel periodo compreso tra il 2 gennaio e il 31 marzo 2017, hanno fatto registrare il lieve incremento dell’1,1% rispetto al medesimo trimestre dell’anno passato. A rilevarlo è l’Osservatorio di Confesercenti Modena.

Dalle oltre mille imprese monitorate emerge che il dato positivo è frutto del trend in crescita di bar, ristoranti e degli esercizi del settore extralimentare. Al contrario risulta un po’ in flessione, dopo diversi anni, l’ambito dell’ingrosso che era riuscito a tenere anche nelle situazioni di maggiori difficoltà indotte dalla crisi economica. In calo invece la vendita di generi alimentari. “Meglio scansare subito eventuali facili ottimismi – fa notare Confesercenti Modena – Le situazioni di criticità tra i piccoli imprenditori restano, nonostante questo risultato. L’incremento delle vendite al dettaglio rilevato recentemente dall’ISTAT a livello nazionale è appannaggio della GDO, mentre risultano in flessione i ricavi tra i piccoli esercizi. A livello locale desta inoltre non poche preoccupazioni la flessione, seppur lieve, del commercio all’ingrosso, fino al 2016 trainato dalle imprese volte al manifatturiero: segno di una ripresa dei consumi che al momento resta flebile.”

 

Andamento per settori al 31 marzo 2017 dei ricavi delle MPMI modenesi

Commercio al minuto di generi alimentari: -1,7%. Il buon trend delle festività natalizie resta un ricordo e il ritorno alla normalità rispecchia, se non in certi casi amplifica, le difficoltà dei trimestri passati. La capacità di spesa delle famiglie resta contenuta e ad avvantaggiarsene sono ancora quelle forme distributive dalle politiche di prezzo molto aggressive. Tengono invece gli esercizi sì di piccola dimensione, ma solo se fortemente specializzati ed orientati ad un segmento di clientela alto: segno di una polarizzazione crescente dei consumi anche tra i generi alimentari.

Commercio al minuto extra alimentare: +5,2%. Il dato forse, data l’impennata, potrebbe lasciare spazio ad interpretazioni di inversione di tendenza. Occorre però essere cauti – il settore proviene da anni di forti diminuzioni delle vendite – e guardare se il prossimo trimestre esprimerà un dato di conferma. Ad incidere per ora sono state le vendite di fine stagione e le promozioni di vario tipo, oltre naturalmente – e questo è significativo – lo specializzarsi da parte degli operatori nell’individuare altri canali in grado di generare ritorno attraverso l’uso del web e dei social. Prematuro parlare di mutata capacità di spesa delle famiglie. Continua – a causa di prospettive economiche tutt’altro che certe – a prevalere la tendenza a comprimere i consumi posticipabili: i classici beni durevoli, ma spesso anche abbigliamento e calzature..

Ristorazione e pubblici esercizi: +3,7%. Anche in questo caso l’incremento dei ricavi resta da confermare, ma rispetto al medesimo periodo dello scorso anno, pare più sostanziale. L’Osservatorio evidenzia un aumento di consumi fuori casa (bar, ristoranti e locali di ritrovo). Sul settore hanno poi inciso, a partire da marzo e specie in città e nei maggiori centri della provincia, gli arrivi turistici.

Commercio all’ingrosso e intermediazione: -1,8%. Dopo diversi trimestri di crescita sostenuta, il settore risulta in calo (il rallentamento degli affari era emerso già in chiusura del 2016). Negativo l’andamento per le aziende che si rivolgono alle vendite al dettaglio extralimentare e, per la prima volta dopo parecchi mesi, anche i fatturati delle imprese orientate al manifatturiero che erano il traino per il settore.

 

“Nonostante l’andamento positivo che ha caratterizzato alcuni settori – fa notare Marvj Rosselli, Direttore Generale di Confesercenti Modena – indotto da diversi fattori, tra cui anche nuove forme di promo-commercializzazione attraverso l’uso del web, non nascondiamo una certa preoccupazione a fronte del rallentamento degli affari nell’ingrosso: comparto contrassegnato, almeno negli ultimi anni, da una crescita costante. Al di là comunque dei dati, la sofferenza per i piccoli esercizi e la conseguente perdita di fatturato non sono da considerarsi terminate. Come anche dimostrato recentemente dai dati ISTAT sui consumi delle famiglie, la cosiddetta ‘ripresa’ per ora risulta a vantaggio solo delle grandi superfici di vendita e la domanda interna fatica ancora, a consolidarsi. Per invertire la tendenza serve un piano che rafforzare la crescita del potere d’acquisto delle famiglie per incentivarne i consumi. Occorrono poi misure che attraverso incentivi strutturali e cospicui, finalizzati a favorire l’innovazione, la digitalizzazione e lo sviluppo della multicanalità, consentano alle MPMI non solo di resistere, ma di competere sul mercato. Sul piano locale occorre che la pianificazione degli insediamenti commerciali non determini una situazione di potenziale crisi irreversibile del sistema di impresa diffusa, e favorisca i centri commerciali naturali. Un insieme quindi di azioni utili a ritrovare un equilibrio tra le diverse forme distributive e volte a modernizzare la rete commerciale.”