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Il disegno di legge “Del Rio”, che riguarda la riforma delle province e delle unioni dei comuni, oggetto di analisi dagli eletti reggiani del PDL

Cristina-FantinatiIl disegno di legge “Del Rio”, che riguarda la riforma delle province e delle unioni dei comuni, è stato oggetto di analisi dagli eletti reggiani del PDL che sabato 9 Novembre si sono confrontati con l’On. Elena Centemero.

In particolare, per quanto riguarda la riforma delle unioni dei comuni, ha relazionato Cristina Fantinati, in qualità di Capogruppo del PDL all’Unione Bassa Reggiana.

“I comuni della provincia di Reggio Emilia hanno trasferito negli ultimi anni molti servizi e funzioni alle relative unioni di appartenenza: servizi sociali e sociosanitari, appalti, gestione del personale, protezione civile, difensore civico, servizi educativi per l’infanzia, attività’ produttive, sistema informatico, gestione tributi locali, turismo e polizia municipale.

In linea di principio le gestioni associate potrebbero produrre servizi più efficienti, maggiori economie di scala, abbattimento dei costi fissi e un concreto aiuto per i piccoli comuni, che da soli faticano a garantire servizi adeguati.

I sindaci dei comuni reggiani ci avevano promesso che per creare le unioni avremmo utilizzato le risorse umane e strumentali presenti nei comuni, in realtà abbiamo assistito ad assunzioni di ulteriori dirigenti, ulteriori revisori dei conti, ulteriori dipendenti, nuovi immobili adibiti a sede per questi servizi trasferiti alle unioni, con relativi acquisti di arredi, di attrezzature, di software oltre ai relativi costi per affitti e utenze.

Inoltre, le unioni di comuni non hanno vincoli e non devono rispettare il patto di stabilità: questo si è rilevato essere un errore gravissimo perché è venuto a mancare il controllo sui costi in particolare del personale, con assunzioni che non potrebbero essere fatte dai comuni, come dimostrano alcuni casi che riguardano i servizi sociali, i servizi educativi e la polizia municipale.

Le unioni sono fortemente sostenute dalla nostra regione, infatti hanno diritto a contributi regionali che servono per lo start up dei servizi trasferiti; questi contributi vengono impropriamente considerati come economie di scala, ma in realtà non sono altro che soldi pubblici versati dai cittadini. E’ un meccanismo perverso che grava comunque su famiglie e imprese, che continuano a pagare sempre più tasse siano esse comunali o regionali.

Con le unioni ci si sarebbe aspettato un abbattimento dei costi e invece si continua ad affidare consulenze ed incarichi, i cosiddetti studi di fattibilità che servono per attivare i vari servizi trasferiti alle unioni e che troppo spesso sono documenti generici, vaghi, frutto di “copia e incolla” quasi tutti uguali.

I consulenti sono sempre ben pagati e spesso vengono scelti senza un criterio prestabilito, provengono da altre città e regioni e, così come i dirigenti e gli amministratori vari, addirittura hanno un passato di militanza politica tra le fila del PD.

Non dobbiamo dimenticare poi che c’è un problema legato alla democrazia, alla trasparenza e all’informazione: i cittadini non sanno nemmeno cos’è l’unione, manca del tutto il collegamento tra le unioni e i consigli comunali, non si relaziona e non si informa sulle tante attività delle unioni. Diventa sempre più difficile per i consiglieri comunali il controllo, c’è difficoltà di accesso agli atti, mancano le delibere sui siti delle unioni, si assiste a continui e gravi ritardi nelle pubblicazioni all’albo pretorio.

I consiglieri comunali, che nei comuni come il mio (Novellara) percepiscono 15 euro al mese di compenso per la loro attività comunale, partecipano a commissioni e consigli dell’unione a titolo totalmente gratuito e devono affrontare bilanci e documenti sempre più complessi con dati aggregati.

L’esperienza reggiana dimostra che le nostre unioni sono state concepite come l’ennesimo carrozzone della politica, utile solo a generare costi e a creare posti di lavoro per i soliti amici. I servizi conferiti all’unione costano di più e non funzionano meglio. Chiediamo pertanto al Parlamento di tenere conto che le Unioni vanno regolamentate, devono tassativamente rispettare il patto di stabilità, non possono essere libere di organizzarsi in modo diverso da una regione all’altra e devono far risparmiare i comuni, altrimenti sono inutili e dannose”.

 

(Cristina Fantinati, Capogruppo PDL Unione Bassa Reggiana)

 

















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