Quella di sabato 20 ottobre sarà una festa di strada, di taglio popolare, per consegnare a tutti i cittadini una straordinaria opera dell’architetto Santiago Calatrava. La bellezza, la carica simbolica e il profondo segno innovativo dell’opera entrano nella quotidianità dei reggiani.
Il programma associa ed evidenzia contenuti artistici, sociali e politici a eventi spettacolari e di intrattenimento in grado di garantire un forte coinvolgimento emozionale.
Ore 17 – Rotatoria sotto il Ponte Nord (zona Fiera): spettacoli con mangiafuoco, giocolieri, trampolieri, imbonitori e intrattenimenti vari
Ore 18 – Ponte centrale esibizione atlete ginnastica artistica (Società Ginnastica Reggiana).
Saluto del Sindaco Graziano Delrio, del Presidente della Provincia Sonia Masini, dell’ assessore regionale alla Mobilità e trasporti Alfredo Peri, dell’architetto Santiago Calatrava.
Intervento del Presidente del Consiglio on. Romano Prodi, inno d’Italia e d’Europa, taglio del nastro sul ponte centrale e intitolazione viale “Trattati di Roma”
Ore 18.30 circa – Passeggiata sul ponte centrale. Concerto della Filarmonica di Novi (diretta dal m° Gualberto Gelmini) e Filarmonica città del Tricolore (diretta dal m° Stefano Tincani)
Ore 19 – Palco rotatoria Nord: Concerto della Filarmonica Città del Tricolore
Ore 19.30 – Accensione della illuminazione dei ponti e giochi di luci e musica
Ore 19.45 – Palco rotatoria nord: Concerto del quintetto di ottoni e percussioni Rimm Four Brass
Ore 20.50 – palco rotatoria nord: Concerto della Soft Dixie Band diretta dal m° Pierluigi Alessandrini
Ore 22 – Spettacolo di fuochi artificiali e musica (Pyro Italy)
Durante la serata, fino alle 22,30 nell’area Ponte Nord:
– proiezione non stop del filmato: “Dall’acquerello ai ponti”
– vin brulè, castagne, gelati, punti ristoro
– apertura di bar e ristoranti della zona.
Opera simbolo per la Reggio del XXI secolo
I ponti dell’architetto Santiago Calatrava, un’opera monumentale che caratterizza in maniera distintiva l’area nord e diviene nuova porta di accesso della città. Tre grandi archi bianchi, con le loro forme sinuose e leggere, si candidano a raccontare la Reggio Emilia del XXI secolo, a simboleggiarne il rapporto con la contemporaneità, a interpretare la relazione tra tradizione e innovazione.
Questa inaugurazione, all’alba del terzo millennio, non costituisce un appuntamento isolato, ma si inserisce con continuità nella storia della città, ne segna una nuova importante tappa. A partire dal Rinascimento, Reggio Emilia ha affidato la propria immagine a un monumento nuovo, ha deciso di raccontarsi attraverso una nuova opera che potesse sintetizzare il suo slancio verso la modernità. Ora quei progetti, quelle ambizioni sono ‘segni’ del nostro territorio. Se guardiamo al paesaggio urbano della città possiamo infatti individuare una serie di opere che raccontano la Reggio delle epoche precedenti e si inseriscono con continuità nella nostra vita quotidiana.
Nel Cinquecento la città erige la basilica di San Prospero in memoria del suo santo patrono e protettore. Nel Seicento costruisce la basilica della Ghiara in segno di devozione religiosa e nel Settecento è la Reggia di Rivalta ad occupare la scena con la sua monumentalità aristocratica. Se nell’Ottocento è il teatro Municipale a rappresentare la cifra della capacità della borghesia cittadina, nel Novecento sono le Officine reggiane a definire lo scenario economico del nostro territorio.
Oggi sono i ponti dell’architetto Santiago Calatrava a svolgere questa funzione di sintesi e a divenire emblema della contemporaneità. Sono le grandi arcuate che descrivono il flusso postmoderno a “gettare un ponte” verso il futuro della città e ad esprimere la sua vocazione a riprogettarsi continuamente all’interno di scenari in rapida evoluzione. Un segno forte del nostro tempo da associare ad altri importanti interventi realizzati o in fase di realizzazione a Reggio Emilia, come il Centro ‘Gerra’ per l’arte contemporanea, il museo che raccoglie e offre al pubblico la collezione d’arte di Achille Marmotti, Fotografia Europea, l’Officina delle Arti, il festival di danza Rec.
Lo stesso ideatore dei ponti, Santiago Calatrava, ha immaginato queste opere con una valenza sia funzionale che simbolica, come segni che marcano il territorio:
“I ponti soltanto in un giorno sono visti da più di centomila persone….ho voluto quindi introdurre delle strutture che, al di là della pura funzionalità, assumessero un carattere simbolico”.
“I ponti dell’asse attrezzato hanno la capacità simbolica di diventare porta sia in senso longitudinale che in senso trasversale”.
“Al di là della pura funzionalità, volevo creare un segno che desse un senso più locale all’opera…questo occhio nella spalla del ponte non era necessario, ma ricorda il rosone del Duomo di Reggio Emilia e mi sembrava interessante creare un collegamento con un elemento architettonico e monumentale della città”.
“Il paesaggio della Pianura Padana è sostanzialmente piatto e verde. Ogni tanto emergono alberi o un campanile che si stagliano su un cielo blu. Era necessario sviluppare degli elementi che dessero vita al luogo: archi, semiarchi, onde, in modo da creare dei segni distintivi sul territorio” (Santiago Calatrava Valls Calatrava Lectio 2005).


