Fipe Confcommercio Modena, sta valutando le più opportune forme di protesta contro il ritorno del far west in materia di buoni pasto.
Sui buoni pasto è tutto da rifare – afferma la Federazione Pubblici Esercizi di Ascom Confcommercio – una sentenza del Tar Lazio che ha accolto un ricorso presentato da una società emettitrice di buoni pasto, rende di fatto nullo il d.P.C.M. 18 novembre 2005, che aveva in parte messo ordine nel settore.
Da oggi il settore torna ad essere una sorta di Far West, una terra di nessuno, dove il più forte prevarrà sul più debole – continua Fipe Confcommercio Modena – dove il più forte è il datore di lavoro e il più debole sono lavoratori e pubblici esercenti.
Tornerà il caos fra gli attori della filiera con danni economici per tutti, fuorché per i datori di lavoro che potranno riprendere a speculare sulle spalle dei loro dipendenti e dei pubblici esercizi e si consentirà anche a società emettitrici di dubbia serietà e scarsamente affidabili di stare sul mercato.
Per conservare il potere di acquisto dei buoni pasto e per ripristinare trasparenza ed equità in un settore tanto delicato il cui fatturato è di 2,5 miliardi di euro l’anno, che convenziona 100.000 pubblici esercizi e garantisce pasti sostitutivi a 2,5 milioni di lavoratori, la Federazione Italiana Pubblici Esercizi nazionale ha proclamato lo stato di agitazione del settore.
Periodico quotidiano Sassuolo2000.it
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