Manufatti di ghisa, radiatori, batterie esauste, parti di motori di autoveicoli, cavi in rame, rifiuti ingombranti, schede elettroniche, filtri dell’olio per le auto, trucioli di ferro e pezzi meccanici di derivazione industriale. Sono i rifiuti, per diecimila chilogrammi, trovati dai carabinieri in un campo nomadi nella periferia di Bologna: cinque le persone denunciate. Il controllo, ieri mattina, dai militari delle stazioni di Borgo Panigale, Anzola Emilia, Casalecchio di Reno, Sasso Marconi, in collaborazione con il Nucleo Operativo Ecologico (Noe). Il tutto era in un’area a margine dell’autostrada, a Casteldebole. I nomadi, di cui tre bosniaci di 52, 55 e 32 anni, un ventiseienne di Faenza e una vicentina di 31 anni, tutti con precedenti, dovranno rispondere del reato di gestione illecita dei rifiuti. Altro materiale in ferro (cavi dentro un curvone) è stato sequestrato, e i rifiuti sono stati recuperati da una ditta specializzata che provvederà a trasportarli in un luogo idoneo, in attesa dello smaltimento. I nomadi, a quanto hanno ricostruito i militari, avevano avviato un’organizzazione per raccogliere, trasportare, stoccare e recuperare rifiuti pericolosi e non, senza autorizzazione. E’ intervenuto anche personale dell’Arpa, per campionare il terreno e valutare il grado di contaminazione dello stesso.
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