Più risorse per minori, famiglie e fragili. Sfiorano i 60 milioni di euro (esattamente 59,8 milioni) le risorse complessive destinate al Fondo sociale regionale 2026, con un incremento di 2,6 milioni di euro rispetto all’anno precedente, pari a circa il +5%.
Dalla Giunta è arrivato il via libera al Programma annuale e alla ripartizione delle risorse destinate a rafforzare i servizi per l’infanzia, l’adolescenza e le famiglie, il contrasto alla povertà e all’esclusione sociale, il sostegno alle persone fragili e la promozione dell’inclusione.
L’incremento complessivo delle risorse deriva dall’aumento dei fondi finalizzati regionali e nazionali, mentre nella quota destinata al sistema sociale territoriale si registra una riduzione di circa 586mila euro dei trasferimenti nazionali. La Regione Emilia-Romagna, tuttavia, conferma integralmente il proprio investimento sul Fondo sociale regionale, garantendo continuità agli interventi e rafforzando le azioni rivolte alle fasce più vulnerabili della popolazione.
Il Fondo sociale regionale è lo strumento di programmazione integrata dei servizi e degli interventi sociali e sanitari, nonché il principale riferimento per la definizione dei Piani di zona: ora i Comuni e gli enti capofila di distretto sono chiamati a presentare i propri piani attuativi entro il 31 luglio 2026. La Regione garantirà il monitoraggio e la rendicontazione attraverso piattaforme digitali, assicurando trasparenza, tracciabilità e coerenza nell’utilizzo delle risorse.
“Anche quest’anno- sottolinea l’assessora regionale al Welfare, Isabella Conti- confermiamo il nostro investimento sul Fondo sociale regionale e, nel complesso, le risorse disponibili aumentano di 2,6 milioni di euro rispetto al 2025, pari a circa il 5% in più. Un risultato importante, soprattutto in un quadro in cui la quota nazionale destinata al sociale territoriale subisce una riduzione. Abbiamo scelto di garantire continuità ai servizi e di rafforzare gli interventi più vicini alle persone, sostenendo progetti territoriali e servizi di prossimità capaci di intercettare bisogni sempre più complessi”.
“Siamo chiamati- proseguono Conti e l’assessora con delega al Contrasto alle povertà, Elena Mazzoni- a dare risposte nuove a fragilità che cambiano: non solo povertà economica, ma anche povertà educativa e relazionale, disagio giovanile, ritiro sociale e difficoltà che coinvolgono famiglie e adolescenti. Per questo investiamo su comunità inclusive e sulla capacità dei territori di costruire reti educative e sociali attente alle persone più vulnerabili. Come sempre – chiudono le assessore- per dare concretezza agli investimenti e rafforzare i servizi sarà fondamentale il ruolo di enti locali, Terzo settore e scuole, partendo dal vantaggio che in Emilia-Romagna esiste una rete pubblica strutturata e integrata che ci permette, nei servizi sociali, di essere un modello virtuoso anche a livello nazionale”.
“Cresce e si rafforza anche l’impegno della Regione sul contrasto alla povertà estrema e alla grave marginalità- aggiunge Mazzoni- attraverso la continuità e il consolidamento di servizi territoriali e interventi di prossimità, dai centri servizi alle unità di strada, fino ai percorsi di housing first e housing led, costruiti in questi anni insieme agli enti locali e al Terzo settore”.
Dei 59,8 milioni di euro del Fondo previsti nel bilancio regionale, 25,8 milioni sono risorse regionali e 33,9 milioni provengono da finanziamenti nazionali. I fondi statali, nel dettaglio, derivano dal Fondo nazionale politiche sociali (27,7 milioni) e dal Fondo famiglia (6,2 milioni).
Le principali misure
Al contrasto alla povertà sono destinati 23,1 milioni di euro. Sulla parte restante dei fondi, anche quest’anno, come nel 2025, le priorità di intervento riguardano i Centri per le famiglie – che in Emilia-Romagna sono 42, oltre a 13 sedi secondarie a cui se ne aggiungeranno altre 17 -, le cosiddette fasce grigie della popolazione (cioè quelle in difficoltà economiche), gli adolescenti e i preadolescenti, a cui sono destinati complessivamente, tra risorse nazionali e regionali, 6,7 milioni.
I quasi 4 milioni di fondi nazionali saranno utilizzati per progetti su 3 assi strategici: supporto ai primi mille giorni attraverso figure di sostegno alla maternità e alla famiglia (a cui sono destinati un milione e 560mila euro), ascolto e counseling dedicati ad adolescenti e loro genitori (900mila euro), potenziamento del ruolo informativo dei Centri e contributo all’apertura di sedi secondarie (un milione e 500mila euro).
La maggior parte delle ulteriori risorse – oltre 2,2 milioni di euro (esattamente 2.225.600) del pacchetto complessivo di 2.725.600 euro – sono destinate alle azioni di consolidamento, sviluppo e qualificazione dei Centri per le Famiglie per rafforzare i servizi; azioni di consulenza e servizi in merito all’alfabetizzazione mediatica e digitale dei minori, con particolare attenzione alla loro tutela rispetto all’esposizione a contenuti pornografici e violenti; attività di prevenzione dell’uso di sostanze psicotrope; valorizzazione dell’invecchiamento attivo, attraverso il coinvolgimento delle persone anziane in attività di supporto alle famiglie; potenziamento degli interventi nei territori più fragili, in particolare nei comuni montani e nell’area ferrarese, favorendo una maggiore diffusione e accessibilità delle attività realizzate dai Centri.
La parte rimanente (500mila euro) è destinata alla realizzazione di interventi particolarmente innovativi, come arte e laboratori per bambini e ragazzi insieme alle loro famiglie per promuovere “il piacere di fare insieme” nel tempo libero; affiancamento familiare, ovvero famiglie che aiutano famiglie; fare community nel reale, promozione di esperienze di condivisione in gruppo e attività territoriali di prossimità.
Tra le risorse confermate, quelle per il programma sulle linee di indirizzo nazionali sull’intervento con bambini e famiglie in situazioni di vulnerabilità (Pippi), che ammonta a 1.121.488 euro, e quelle per il programma per le dimissioni protette, per 1.440.000 euro. Si tratta di un livello essenziale di prestazione sociale che garantisce la continuità assistenziale al momento della dimissione ospedaliera, attraverso il coordinamento tra medico curante, servizi sociali e sanitari.
Confermato anche per 350mila euro ‘Oltre la strada’, il progetto che garantisce la prosecuzione dei percorsi di fuoriuscita da condizioni di sfruttamento anche relativo alla tratta di esseri umani e, al contempo, di prevenire e contenere i danni alla salute delle persone coinvolte nei mercati della prostituzione, contribuendo alla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili e alla tutela della salute pubblica.









