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Scuola, CISL (ER): con queste misure di contenimento si rischia chiusura scuole in periferia

Il calo delle iscrizioni, in Emilia-Romagna, non può giustificare misure di contenimento che potrebbero avere come effetto l’aumento del numero di alunni per classe, la riduzione della qualità dell’insegnamento e il rischio di chiusura delle scuole nelle aree meno centrali. Al contrario, sarebbe questo invece il momento per investire sul sistema con potenziamento delle compresenze, riduzione del rapporto alunni/docente e rafforzamento degli organici per garantire ambienti di apprendimento più sicuri, funzionali e inclusivi.

In questo contesto emergono criticità legate a un organico che, anche nella nostra regione, non appare adeguato a rispondere ai bisogni reali delle scuole. Per quanto riguarda i docenti, pesa in particolare il taglio al contingente complessivo, che si traduce in una sottrazione netta di 53 posti di potenziamento tra scuola primaria e secondaria: un ulteriore impoverimento dell’offerta formativa, che priva queste risorse della loro funzione originaria, trasformandole sempre più in strumenti utilizzati per far quadrare i conti”.

È quanto dichiara Luca Battistelli, segretario generale CISL Scuola ER dopo il quadro emerso dall’incontro che si è tenuto ieri all’Ufficio Scolastico Regionale, nel corso del quale sono stati affrontati i principali temi legati a organici, classi e riforma degli istituti tecnici. In sostanza, i posti comuni restano stabili, con una riduzione di 53 unità sul potenziamento e un lieve incremento sul sostegno (+10). Ed anche se il sistema nel complesso sembra reggere, il calo demografico sta già producendo effetti concreti, con possibili squilibri tra aree urbane e territori periferici.

Tra le principali novità organizzative, il Ministero ha introdotto un tetto massimo regionale di 9042 classi nella scuola secondaria di secondo grado, misura che potrebbe incidere negativamente sulla gestione degli organici nei territori. Restano criticità sul sostegno, dove “l’aumento dei bisogni non trova un’adeguata copertura: l’incremento dei posti è minimo e il sistema continua a reggersi su un ampio ricorso alle deroghe”.

Al centro del confronto anche la riforma degli istituti tecnici, che sta generando tensioni nella fase applicativa. Su questo punto la CISL Scuola Emilia-Romagna rivendica un risultato politico e sindacale preciso. “A livello nazionale, abbiamo contrastato fin da subito questa riforma nel merito – ha proseguito il sindacalista -, proclamando lo stato di agitazione – insieme a UIL Scuola RUA, SNALS Confsal, Gilda Unams e ANIEF – per le criticità legate all’avvio dei nuovi percorsi dell’istruzione tecnica, ma abbiamo scelto una linea concreta. Il risultato della conciliazione dell’8 aprile 2026 è chiaro: nessun esubero a causa della riforma, tutela della titolarità dei docenti e avvio immediato di un tavolo di confronto per le modifiche normative. È un esito ottenuto al tavolo nazionale grazie a un’azione sindacale determinata e responsabile”. L’accordo prevede anche la possibilità di costituire cattedre interne con orario inferiore alle 18 ore, così da evitare perdite di posti e garantire la continuità didattica.

“Non ci siamo limitati quindi alla protesta – conclude– ma abbiamo ottenuto impegni precisi. Ora la priorità è vigilare sulla loro attuazione e intervenire sugli aspetti ancora critici della riforma”.

Intanto, sul piano nazionale resta aperta la questione del riordino complessivo degli istituti tecnici, mentre il sistema scolastico regionale si confronta con le conseguenze del calo demografico e con una crescente pressione organizzativa.

















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