Un protocollo già siglato, dal modello replicabile, e un accordo di rete in fase di ultimazione per rafforzare il contrasto alla dispersione scolastica, oltre al consolidamento di misure già da tempo attive come saloni e sportelli dell’orientamento e percorsi di accompagnamento scuola–lavoro. Sono alcuni dei principali strumenti con cui l’Amministrazione comunale sta costruendo una strategia integrata per prevenire l’abbandono scolastico e sostenere percorsi formativi dei giovani, anche alla luce delle novità introdotte dal cosiddetto “Decreto Caivano”.
Lo ha spiegato in Consiglio comunale l’assessora alle Politiche educative Federica Venturelli, rispondendo nella seduta di lunedì 13 aprile all’interrogazione di Elisa Rossini (Fratelli d’Italia) sullo stato di attuazione di un ordine del giorno approvato all’unanimità dal Consiglio provinciale , con emendamenti, in materia di prevenzione e contrasto alla dispersione scolastica. Il documento, nello specifico, impegna, tra l’altro, a sostenere progetti di orientamento e attività extrascolastiche, costruire reti territoriali educative, attivare un tavolo permanente sul tema e rafforzare il coinvolgimento dei sindaci nell’applicazione del decreto-legge “Caivano”. L’interrogazione chiedeva, in particolare, lo stato di attuazione di tali indirizzi nelle scuole del territorio comunale e il coinvolgimento del sindaco nell’applicazione delle nuove disposizioni.
Entrando nel merito, Venturelli ha illustrato il protocollo operativo approvato dalla Giunta, e condiviso con il Procuratore della Repubblica del Tribunale di Modena e con il dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale, per la gestione delle segnalazioni dei casi di assenza ingiustificata degli alunni soggetti all’obbligo di istruzione, alla luce delle disposizioni del decreto-legge, che rafforzano le procedure di controllo sulla frequenza scolastica introducendo anche una fattispecie di reato penale in caso di elusione dell’obbligo di istruzione da parte dei responsabili, generalmente i genitori. In particolare, il protocollo definisce modalità condivise per distinguere le situazioni legate a fragilità sociali o sanitarie da quelle di reale inadempimento, attraverso un percorso che coinvolge dirigenti scolastici, servizi sociali e Comune, con l’obiettivo di intervenire prima possibile e in modo coordinato.
“Questo strumento nasce da un lavoro condiviso tra Comune, scuola e autorità giudiziaria. È un modello replicabile che applica pienamente quanto previsto dalla normativa, rafforzando però la dimensione preventiva e sociale del lavoro con le famiglie e con i ragazzi, prima di arrivare ai passaggi più formali e sanzionatori previsti dalla legge”, ha sottolineato l’assessora, che ha precisato: “Obiettivo primario è comprendere la situazione dei ragazzi e accompagnare le famiglie, insieme alla scuola e ai servizi del territorio, verso il ritorno alla frequenza scolastica, aiutando gli studenti a rimanere dentro il percorso educativo”.
Nel dettaglio, il dirigente scolastico è chiamato a verificare preliminarmente le cause delle assenze e ad attivare un confronto con le famiglie e, se necessario, con i servizi sociali; solo in assenza di motivazioni adeguate viene trasmessa la segnalazione al sindaco, avviando il procedimento previsto dalla normativa. Il Comune, attraverso i propri servizi, effettua ulteriori verifiche e, nei casi più gravi, procede con gli atti previsti, mantenendo comunque centrale l’obiettivo del rientro nel percorso educativo.
Parallelamente, ha evidenziato Venturelli, è in fase di definizione un accordo di rete, con il Comune di Modena capofila, che coinvolge Provincia e Ufficio scolastico e punta a rafforzare in modo strutturato le politiche di orientamento e prevenzione della dispersione, promuovendo il successo formativo e l’occupabilità dei giovani in una logica di continuità educativa. Tra gli obiettivi anche la costruzione di una rete stabile tra servizi educativi, sociali e sanitari, lo sviluppo di percorsi personalizzati e il contrasto ai fenomeni di ritiro sociale e povertà educativa.
L’assessora ha quindi richiamato le principali azioni già attivate sul territorio, a partire dal rafforzamento dei Saloni dell’Orientamento, ampliati anche alle opportunità post-diploma e realizzati in collaborazione con scuole, università, enti di formazione e mondo produttivo. Accanto a questo, è attivo lo sportello orientamento presso Memo, destinato a essere ulteriormente potenziato grazie a fondi regionali, mentre il lavoro di coordinamento tra diversi settori dell’Amministrazione ha consentito di mettere a sistema iniziative già esistenti, qualificandone l’offerta.
Un’attenzione specifica riguarda il rafforzamento dei collegamenti tra scuola, formazione e lavoro, attraverso una maggiore flessibilità organizzativa dei percorsi. In particolare, si punta a sviluppare e diffondere i percorsi di IeFP (Istruzione e Formazione Professionale) anche negli ambiti territoriali meno coperti, favorendo passaggi più agevoli tra scuole e formazione professionale, anche in corso d’anno, per studenti che necessitano di un riorientamento. L’obiettivo è costruire percorsi integrati e personalizzati che tengano conto degli stili di apprendimento e delle esigenze degli studenti, con particolare attenzione a quelli a rischio abbandono. In questo contesto rientra anche il lavoro sugli alunni con background migratorio, attraverso azioni di accoglienza, valorizzazione dei percorsi pregressi e accompagnamento educativo, in linea con le indicazioni ministeriali, per favorire inclusione e continuità nei percorsi formativi.









