Ricorre giovedì 26 marzo l’ottantesimo anniversario della prima seduta del Consiglio Comunale di Finale Emila dopo la liberazione dalla dittatura fascista.
“È una ricorrenza che è giusto ricordare – dice il sindaco Claudio Poletti – perché in questi ottanta anni che sono passati c’è tutta la storia moderna del nostro Comune. Mi piace evidenziare come in quel primo consesso fossero presenti già due donne e una di esse, Matilde Garutti fu eletta assessore (all’epoca gli assessori erano eletti dal Consiglio), con ben 28 voti su 30. Voglio anche ricordare la figura del sindaco Mario Cestari, terzo in ordine cronologico, ma il primo ad essere nominato dopo libere elezioni. Un vero democratico che si mise a servizio della comunità, contribuendo in maniera significativa allo sviluppo economico e sociale del nostro territorio”.
Le elezioni amministrative del 1946 in Italia si svolsero in diverse tornate, nei mesi di marzo, aprile e ottobre 1946. A Finale Emilia si votò il 17 marzo 1946. Furono le prime elezioni democratiche dopo la guerra e per la prima volta poterono recarsi alle urne anche le donne.
Finale Emilia, dal momento della liberazione dell’aprile 1945, ebbe una sua giunta municipale provvisoria – composta da Mario Monari, Francesco De Julio (poi sostituito da Ferruccio Sola), Carlo Frassoldati, Adamo Paganelli, Fernando Paltrinieri e Vittorio Zona – che propose come sindaco il professor Benedetto Pedrazzi che restò in carica fino al 23 agosto, quando venne sostituito dal ragionier Cesare Farina che ricoprì l’incarico fino alle elezioni amministrative del 17 marzo 1946.
Elezioni che si svolsero con il sistema maggioritario, che prevedeva di assegnare 24 seggi del Consiglio Comunale alla lista che avrebbe raccolto la maggioranza dei voti e 6 a quella seconda classificata. Il Consiglio Comunale così composto avrebbe poi provveduto all’elezione del sindaco e degli assessori. I seggi andarono al Partito Comunista Italiano
(24) e al Partito Socialista (6) con la Democrazia Cristiana, il maggior partito italiano dell’epoca, che in questa prima tornata elettorale restò esclusa dal Consiglio Comunale.
Il 26 marzo 1946 alle ore 16 il consiglio comunale si insediò con i consiglieri Ennio Resca, Mario Cestari, Aldo Paganelli, Albino Superbi, Ferruccio Sola, Mario Mondadori, Ivo Cesti, Mario Villa, Giovanni Moretti, Iolando Rossi, Arrigo Frassoldati, Roberto Spinelli, Antonio Baraldi, Matilde Garutti, Umberto Cremonini, Sergio Pagliani, Aldo Savoia, Ildebrando Braida, Idalgo Battaglioli, Ernesto Vincenzi, Elvino Paganelli, Clodio Paolucci, Lucia Begnozzi, Paolo Malaguti, Ciro Castelfranchi, Ignazio Parmeggiani, Cesare Farina, Armando Piva, Gino Roberto Mantovani, Antonio Eolo Righi.
Una volta insediato, il Consiglio elesse prima il sindaco Mario Cestari con 29 voti (un unico voto andò a Ciro Castelfranchi), poi gli assessori Matilde Garutti (28 voti), Mario Villa (28), Antonio Baraldi (27) e Cesare Farina (26); assessori supplenti furono nominati Ignazio Parmeggiani (29 voti) e Albino Superbi (25).
Nel suo intervento al momento dell’insediamento il sindaco Cestari assicurò di operare al fine di indirizzare l’opera della nuova amministrazione “verso la realizzazione della giustizia sociale desiderata dal popolo, nello spirito e nella pratica di una sana democrazia”. Espresse poi il proprio rincrescimento per la mancata presenza in Consiglio di una rappresentanza della Democrazia Cristiana, penalizzata dal sistema maggioritario e concluse ringraziando chi aveva operato dal momento della liberazione fino a quel momento, “per la saggia e proficua attività svolta in tutti i settori della vita pubblica con piena soddisfazione di tutte le classi sociali”.


