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Industria ceramica italiana e spagnola, Regione Emilia-Romagna e Generalitat Valenciana firmano il “Manifesto”

Graziano Verdi: “Il costo dell’energia ed i livelli dell’ETS delineano una fase emergenziale che mette a rischio le imprese”

Le industrie ceramiche dei distretti dell’Emilia-Romagna e della Comunità Valenciana rappresentano una delle principali eccellenze manifatturiere europee, con un peso economico e occupazionale di primo piano: nei due territori si concentra circa l’80% della produzione europea di piastrelle ceramiche, con oltre 38.000 occupati diretti e almeno 120.000 nell’indotto.

In Emilia-Romagna il settore genera il 5% del valore aggiunto regionale, il 5% dell’export e il 10% del saldo commerciale positivo; nelle province di Modena e Reggio Emilia un lavoratore manifatturiero su tredici è impiegato nella ceramica. Nella Comunità Valenciana il comparto vale il 3% del PIL regionale e il 22% del PIL industriale, con picchi nella provincia di Castellón dove rappresenta il 32% del PIL e oltre un quarto dell’occupazione complessiva.

L’industria ceramica si trova oggi ad affrontare criticità strutturali che ne mettono a rischio la sopravvivenza. In particolare, pur a fronte di un contributo alle emissioni pari ad appena lo 0,9% del totale regolato, il sistema ETS europeo sta generando costi crescenti e non sostenibili per l’industria ceramica, un comparto “hard to abate” per il quale non esistono ancora tecnologie mature e scalabili in grado di ridurre ulteriormente le emissioni.

L’aumento dei costi della CO₂, sommato agli elevati prezzi dell’energia in Europa, sta comprimendo i margini, riducendo la capacità di investimento e favorendo la concorrenza di produttori extra-UE soggetti a standard ambientali e sociali significativamente più limitati. Il rischio concreto è una perdita di competitività industriale, con conseguente delocalizzazione produttiva, perdita di occupazione qualificata e paradossale aumento delle emissioni globali.

Per questo motivo, le istituzioni regionali e il sistema industriale chiedono all’Unione Europea interventi urgenti e mirati. Tra le principali richieste: la sospensione temporanea del sistema ETS per il settore ceramico, in attesa di una rapida e più ampia revisione del meccanismo. Misure emergenziali vanno adottate subito, quali il congelamento delle quote gratuite e la revisione dei benchmark sulla base della reale fattibilità tecnologica. Viene richiesto l’innalzamento della soglia per l’accesso ai regimi semplificati per i piccoli emettitori e una piena integrazione del meccanismo CBAM, che tuteli la competitività sia sul mercato interno sia su quello internazionale, includendo strumenti di compensazione per le esportazioni. Infine, si sollecita l’avvio di un grande piano europeo di ricerca dedicato al sistema ceramico, oggi assente, per sviluppare tecnologie innovative, favorire la decarbonizzazione dei processi, ridurre la dipendenza da materie prime critiche e accompagnare la transizione energetica senza compromettere la tenuta economica e sociale del settore.

L’obiettivo è chiaro: garantire che la transizione ecologica proceda con tempi e strumenti compatibili con la realtà industriale, salvaguardando una filiera strategica per l’Europa.

“Siamo in una fase emergenziale con un contesto internazionale complesso che ci impone di essere concreti – dichiara Graziano Verdi, Vicepresidente di Confindustria Ceramica e Presidente della CET, Federazione europea di settore –. In nessun posto al mondo il costo della CO2 è così alto come da noi, l’Europa ha poi i prezzi dell’energia più alti del mondo. Senza alternative tecnologiche effettive l’ETS da meccanismo di mercato si è trasformato in una imposta con un valore lasciato determinato dalla finanza speculativa, che sottrae risorse alle imprese rendendo impossibile la necessaria ricerca e gli investimenti. Questo sistema mette a rischio le nostre imprese, bisogna agire subito. Le due Regioni europee nei cui territori si concentrano i principali insediamenti ceramici hanno chiaramente espresso questa urgenza e questa preoccupazione nel loro manifesto congiunto e negli incontri tenuti a Bruxelles.

 

















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