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Uncem Emilia-Romagna chiama a raccolta le altre associazioni di enti locali: “fare fronte comune insieme alla Regione per difendere i Comuni montani”

Dopo le risultanze della Conferenza Unificata del 5 febbraio scorso in merito alla classificazione di cui alla nuova Legge sulla Montagna n. 131/2025, che hanno modificato nuovamente i parametri fisici e fissato a 3.715 i Comuni montani italiani, ancora con pesanti e inique esclusioni, UNCEM Emilia-Romagna si dà una concreta strategia d’intervento sui contenuti, chiamando a raccolta le altre associazioni degli Enti locali, quali ANCI, UPI e ALI per fare fronte comune in difesa dei Comuni montani. Questo insieme alla Regione Emilia-Romagna (Giunta e Assemblea Legislativa) che si è già impegnata a rivedere la propria legge regionale sulla montagna per arginare gli impatti delle scelte del Governo e a utilizzare fondi regionali per quei Comuni esclusi dalla classificazione nazionale.

«Occorre innanzitutto definire come si può restituire sul piano regionale ciò che diversi Comuni emiliano-romagnoli si vedono sottrarre nel perdere la classificazione di “montanità” – dice il presidente UNCEM Emilia-Romagna, Emanuele Ferrari –. Contestualmente, occorre approfondire tutte quelle norme del decreto in uscita in riferimento a incentivi, agevolazioni e deroghe per i plessi scolastici. I contenuti che si annunciano mettono in pericolo la coesione territoriale dei singoli territori declassati, ma soprattutto mettono in pericolo un’idea di coesione territoriale più ampia. Per fare un esempio eclatante, ben 6 Comuni collinari della Città Metropolitana di Bologna sono stati declassati e questo mette a repentaglio i “rapporti metromontani”, quindi la stessa impostazione che un territorio è solido e ha capacità strategica di sviluppo socioeconomico se tutte le sue parti sono unite. Escludere Comuni di valle o di media valle che hanno sempre rappresentato l’elemento di raccordo fra i luoghi più urbani metropolitani con le terre alte montane significa causare una ferita importante ai territori della nostra regione».

UNCEM Emilia-Romagna, nel condividere appieno la posizione di UNCEM nazionale, propone quindi di uscire dalla “distrazione di massa” della classificazione dei criteri geografici e di entrare nel merito dei contenuti, chiamando le altre associazioni a lavorare insieme affinché tutti i Comuni montani abbiano pari dignità e non ce ne sia mai uno di meno.

«La delegazione UNCEM regionale, in questo, non ha intenzione di modificare nemmeno la composizione della propria giunta, che vede fra i suoi componenti alcuni sindaci di Comuni esclusi dalla classificazione – continua il presidente Ferrari -. Dobbiamo costruire una strategia di confronto e di sollecitazione nei confronti del Governo che ci consenta di avere autentica voce in capitolo sui tavoli che contano, per prendere decisioni che siano nella linea del bene comune e del benessere delle comunità, perché non ci dimentichiamo che è un diritto sancito dalla Costituzione quello di poter scegliere di vivere in un luogo e costruire il proprio progetto di vita».

















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