Il Consiglio comunale ha approvato – 24 voti a favore (Pd, Prc, Pdci, Democratici a sinistra-Das, Italia popolare, Misto-Italia dei Valori, Sinistra democratica) e otto contrari (An-Pdl, FI-Pdl, Udc, Lega Nord, Gente di Reggio) – il Piano della mobilità, che fissa le linee strategiche di gestione della Mobilità e indica i principali interventi infrastrutturali, da qui al 2015, con un traguardo intermedio (anche di verifica) nel 2010. Con lo stesso esito di votazione, è stato approvato un Ordine del giorno in cui “si impegna la Giunta a dare immediata attuazione al Pum”.
Stabiliti quindi i punti fermi in tema di mobilità, con lo sviluppo della rete delle ciclabili e dell’uso della bicicletta; l’implementazione della rete di trasporto pubblico, con la terza linea di minibus (già attiva da inizio 2008) e il riordino delle 13 linee bus urbane; la creazione di corsie preferenziali sugli assi stradali principali a cominciare da quelli di circonvallazione. E ancora, il piano della sosta, con l’integrazione e il rafforzamento dei parcheggi scambiatori. La sicurezza con l’introduzione di Zone a traffico moderato (cosiddette Ztm o Zone 30) e l’estensione della Zona a traffico limitato (Ztl) in centro storico. Quindi la grande viabilità, con il completamento della tangenziale Nord e della Sud-Est, la realizzazione della Via Emilia bis.
“La scommessa è muoversi tutti, muoversi meglio e nel rispetto dell’ambiente. Non dobbiamo ridurre le opportunità di mobilità dei cittadini, ma migliorarle”, ha detto l’assessore alla Mobilità, Paolo Gandolfi, illustrando la delibera, redatta al termine di un percorso di partecipazione che ha coinvolto cittadini, associazioni, tecnici ed esperti della Mobilità.
“Il Pum – ha proseguito Gandolfi – si pone come strumento di programmazione e gestione della mobilità in un ambito di area vasta, quindi non limitato alla città, ma tenendo conto del contesto urbanizzato in cui Reggio è inserita: quindi i rapporti con i comuni e le città vicine, con la regione e il Paese.
Tre i punti fondanti del Pum.
– Primo, la valutazione e attenuazione dell’impatto ambientale della mobilità, in primis l’inquinamento, pur nella consapevolezza che questo grave e complesso problema non possa essere risolto dal solo Comune di Reggio. Serve un piano nazionale sulla qualità dell’aria, con particolare attenzione alla pianura padana.
– Secondo, l’efficienza della mobilità nei tempi e nei modi, con l’istituzione di corsie preferenziali per i bus, servizi navetta, riorganizzazione delle 13 linee bus urbane esistenti favorendo il più possibile l’interscambio fra auto e bus. Importante in questo senso anche il potenziamento dei parcheggi scambiatori.
– Terzo, la sicurezza del trasporto negli spostamenti quotidiani casa-scuola, casa-lavoro, e in periodi critici come il sabato sera. Si parte purtroppo da un presupposto negativo: a Reggio, la mobilità è garantita in gran parte dal trasporto privato, soprattutto l’automobile. In altre città europee di dimensioni analoghe a Reggio, vi sono più alternative praticabili alla mobilità”.
“Questo Piano – ha aggiunto Gandolfi – mira a cambiare la struttura della domanda. Non bisogna lavorare soltanto sull’offerta, che significherebbe solo realizzare più strade e mettere in circolazione più mezzi pubblici. Il Pum è costruito per spostare la domanda di mobilità dall’automobile al trasporto pubblico e alla bicicletta. Perciò il Pum lavora in stretta sinergia e integrazione con il Piano strutturale comunale e quindi con la pianificazione territoriale. Il Psc pone il problema e dà risposte alla limitazione della dispersione di insediamenti, civili e produttivi, sul territorio. Ciò è una risposta fondamentale, perché la dispersione territoriale favorisce l’uso dell’auto privata per muoversi; limitare tale dispersione è limitare l’uso dell’auto. La coerenza fra Pum (mobilità) e Psc (urbanistica) è una risposta rilevante per la pianificazione della città nei prossimi 15 anni”.
Cinque le principali strategie del Pum:
1) Creare le condizioni per cui la rete delle ciclabili aumenta, per favorire una mobilità alternativa all’auto. Oggi la rete delle ciclabili si estende già per circa 120 chilometri, con 12 ciclovie principali di collegamento fra quartieri, parallele alle strade di principale collegamento.
2) Rafforzamento del trasporto pubblico con una maggiore frequenza delle corse, punti di interscambio bici-treno, bici-bus, auto-bus, auto-treno e maggiore velocità del trasporto pubblico anche con l’istituzione di corsie preferenziali.
3) Alleviare il traffico dai quartieri centrali e dalla circonvallazione storica, che oggi di fatto funge da tangenziale. I nuovi assi tangenziali già realizzati o in fase di progettazione, la via Emilia bis, l’ultimazione della tangenziale Nord da parte di Anas (il progetto era finanziato per il 2011, ma si è ottenuta un’anticipazione al 2009), le tangenziali a servizio delle Ville vanno in questa direzione.
4) Garantire sicurezza della mobilità anche nei quartieri, per migliorare la qualità della vita nei quartieri e nelle reti di spostamento locale. L’estensione delle Zone 30 nei quartieri residenziali e della Zona a traffico limitato si inseriscono in questa strategia.
5) Riorganizzazione della gestione del trasporto pubblico, con ridistribuzione dei carichi di trasporto.
Lo stesso Pum prevede gli strumenti di monitoraggio per misurare gli esiti delle misure adottate.









