2000 unità bastano per proclamare in Italia il ritorno a un saldo naturale positivo. Alla fine del 2006, infatti, il numero dei nati vivi, pari a 560.010, ha superato quello dei decessi, pari a 557.892. Il dato demografico è contenuto nell’Annuario Statistico Italiano 2007 dell’Istat, nel capitolo dedicato alla popolazione.
I residenti ufficiali nel nostro Paese al 31 dicembre 2006 erano 59.131.287 di cui 28.718.441 maschi e 30.412.846 femmine. Rispetto all’anno precedente, la popolazione italiana è aumentata di 379.576 unità dovute in larghissima parte al movimento migratorio, cresciuto di 377.458.
A livello regionale è la Lombardia (con circa 9,5 milioni) ad avere più abitanti, seguita a distanza da Campania (5,8) Lazio (5,5) Sicilia (5,0) Veneto (4,8) Piemonte (4,4).
L’Emilia-Romagna è settima con 4,2 milioni, seguono: Puglia (4,1) Toscana (3,6) Calabria (2,0)
La regione più prolifica, in base al numero medio di figli per donna, risulta essere il Trentino-Alto Adige con un indice pari a 1,53 mentre in coda alla classifica troviamo la Sardegna con 1,06 per una media situata a quota 1,35.
La mortalità infantile colpisce soprattutto la Calabria con 5,4 su mille e la Puglia con 5,1 mentre al vertice positivo troviamo il Friuli-Venezia Giulia con 1,8 e le Marche con 2,5 su mille.
Per quanto riguarda le aspettative di vita, sono pari a 77,9 anni per i maschi e a 83,7 anni per le femmine; le piu’ lunghe si registrano nelle Marche con 79,2 anni per i maschi e 84,8 anni per le femmine; le piu’ corte in Campania con 76,9 anni per i maschi e 82,7 anni per le femmine.
Complessivamente, nel 2006 si è registrato un ulteriore incremento del grado di invecchiamento della popolazione. Con un indice di vecchiaia -ovvero di over 65 rispetto agli under 15 – stimato al 141,5% e in costante aumento: l’Italia si conferma come la nazione europea con il piu’ alto processo di invecchiamento. L’unica regione che si situa sotto la soglia di parità a quota 100 è la Campania con il 90,1% e cioè con una eccedenza di giovani rispetto agli anziani.
I matrimoni sono ancora in calo: scesi nel 2006 a 243.511 mentre, al loro interno, si riduce la forbice fra i riti religiosi e quelli civili: 66,3% contro 33,7%. Percentuali che cambiano però vistosamente se si scompone il dato regionalmente. Il Trentino-Alto Adige guida la classifica dei matrimoni religiosi con il 94,1% seguito dalla Basilicata con l’87,1% dalla Calabria con l’86,1% dalla Puglia con l’83,5% e dal Molise con l’80%.
La percentuale di matrimoni civili più alta è invece in Friuli-Venezia Giulia con il 52,0% e, in ordine, in Liguria con il 50,6% in Valle d’Aosta con il 48,4% in Emilia-Romagna con il 48,3% e in Toscana con il 47,5%.









