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Ateneo modenese: analisi e confronto su impiego tasse universitarie

Riconoscendo che in materia di contribuzione e spesa gli Atenei, nell’ambito della loro riconosciuta autonomia, perseguono legittimamente politiche molto differenziate nella tassazione studentesca, coerenti con le finalità formative che li distinguono e gli obiettivi che si intendono perseguire, può essere di una qualche utilità vedere più da vicino l’impiego degli oneri chiesti alle famiglie ed agli studenti.

Per l’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia dare una puntuale informazione dei conti a consuntivo delle entrate e delle uscite sostenute per interventi a favore degli studenti risponde ad un’esigenza di trasparenza utile a sgombrare il campo da facili speculazioni sul peso delle tasse universitarie, ma anche per indicare con chiarezza gli obiettivi che si vogliono perseguire in vista dell’apertura del nuovo anno accademico.
Sul costo finale della voce di spesa di ogni famiglia per “Università” certamente, e più di tutto, pesa la durata degli studi dei propri figli. Ogni annualità può avere un costo indotto di 8-10mila euro, tenendo conto delle tasse, dei costi alloggio, delle spese di vitto e libri e divertimento che deve sostenere uno studente non residente.
Se si tiene ben presente questo onere si può comprendere quale fondamentale importanza abbia la durata degli studi di una figlia o di un figlio.

L’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia – a questo riguardo – è seconda a pochi altri Atenei. A fronte di un età media dei laureati italiani nell’anno solare 2006 di 27,1 anni (fonte AlmaLaurea) a Modena e Reggio Emilia l’uscita dall’università avviene molto prima, in un età che è mediamente di 25,8 anni, anticipatamente anche rispetto all’età dei laureati degli altri Atenei emiliano-romagnoli. E quasi 6 su 10 (59,8%) arriva a conseguire il titolo di studio regolarmente in corso.
Un risultato di assoluta eccellenza, come confermano anche recenti analisi sia del quotidiano milanese Sole 24 Ore che della rivista Campus, è la somma di una serie di azioni e iniziative combinate adottate dai vertici dell’Ateneo, capaci di mettere in campo valide proposte formative, sicuramente adeguate alle potenzialità strutturali esistenti (aule, docenti, laboratori, centri, ecc.), che si sposano ad una marcata attenzione prestata a quei sussidi didattici indispensabili a fare dello studente un protagonista della vita accademica (presenza di biblioteche, postazioni Pc, coinvolgimento da parte dei docenti, accessibilità ai servizi come mensa, trasporti, ecc.).

Vale perciò la pena riferire un dato poco noto o, forse, troppo spesso trascurato nelle indagini, che meglio di altri rende giustizia degli sforzi che si compiono per incentivare l’impegno degli studenti e creare l’ambiente adatto a rendere proficuo il tempo di vita che si trascorre nelle aule universitarie e riguarda la finalizzazione della contribuzione studentesca.
Prendendo a riferimento, infatti, le indagini svolte in proposito dall’Ufficio Statistica del MUR (reperibili sul loro sito) risulterebbe che nell’anno 2005/2006 (l’ultimo censito) l’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia ha raccolto tasse universitarie nel 2005 per 23.479.429 euro, restituendone direttamente 10.396.691 (44,27%), mentre Bologna ha restituito nelle medesime forme il 29,67%, Ferrara il 36,40% e Parma il 31,20%.
A ciò si aggiunga che il tetto delle fasce di contribuzione deciso dall’Ateneo di Modena e Reggio Emilia consente una percentuale di esoneri totali a Modena e Reggio Emilia pari al 10,77% della popolazione iscritta, che possono quindi frequentare senza pagare tasse e contributi, quando – invece – la percentuale di esenzione a Bologna è del 10,22%, a Ferrara dell’8,02% e a Parma del 6,93%.

“Questo significa – precisa il Rettore dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia prof. Gian Carlo Pellacani – che, insieme alla ricerca della qualità didattica per i nostri studenti ed al sostegno ai giovani più promettenti che si indirizzano alla prosecuzione degli studi attraverso i dottorati di ricerca e le scuole di specializzazione, il nostro Ateneo è chiaramente impegnato come attesta il numero dei beneficiari degli interventi 9.382), a garantire un’efficace politica perequativa a vantaggio dei meno abbienti durante il percorso di laurea e di inserimento post lauream dei giovani più promettenti nel mondo universitario. Di questa peculiarità ci pare possiamo senz’altro fare motivo di vanto”.

















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