Non più di 30 componenti, metà uomini e metà donne, con una presenza significativa di giovani; non solo esponenti politici e amministratori ma anche rappresentanti delle associazioni uliviste, delle professioni, del lavoro dipendente e autonomo, della cultura e del terzo settore.
Questo l’identikit del Comitato provinciale per il Partito democratico che nascerà a Modena entro la metà di giugno. Così hanno deciso i Democratici di sinistra, la Margherita, i Repubblicani europei e le associazioni per il Partito democratico nel corso dell’incontro di ieri pomeriggio che ha preceduto la direzione provinciale dei Ds alla quale, per la prima volta, ha partecipato anche il segretario della Margherita Gian Domenico Tomei.
“Dal gruppo dirigente nazionale dell’Ulivo – dice Tomei – deve arrivare un messaggio nuovo, chiaro, comunque diverso rispetto a quello un po’ incerto percepito dagli elettori in questi mesi. Ne abbiamo bisogno perché senza una linea certa a livello nazionale diventa difficile anche per noi, qui a livello locale, coinvolgere i cittadini elettori e tutti coloro che, in un modo o nell’altro, sono interessati al progetto del Partito democratico”.
Il Comitato promotore gestirà il percorso di costruzione del Partito Democratico e cesserà le proprie funzioni al momento dell’elezione degli organismi dirigenti provinciali del nuovo partito. Dovrà coordinare l’iniziativa dei Comitati promotori comunali che dovranno essere insediati entro l’estate, promuovere iniziative e assemblee per coinvolgere il maggior numero possibile di cittadini. Avrà anche il compito di organizzare in modo efficace lo svolgimento dell’elezione dell’Assemblea costituente prevista per il prossimo 14 ottobre.
E’ prevista l’organizzazione di forum tematici su lavoro, sapere, sviluppo, ambiente, welfare, sicurezza, riforme e costi della politica. Ma anche un seminario di approfondimento dal quale uscirà un originale contributo al Manifesto del Partito Democratico.
“A maggior ragione, dopo la sconfitta dell’Ulivo alle amministrative – spiega il segretario provinciale dei Ds Stefano Bonaccini – serve una forza politica riformista che possa intercettare il bisogno di spinta al cambiamento, alla modernizzazione, alla giustizia sociale.
Così però non va bene. Dopo i Congressi nazionali, che avevano ricreato entusiasmo, abbiamo assistito a dispute personalistiche e nominalistiche, invece che al varo del progetto. E la stessa composizione del Comitato nazionale non ha dato il segno, tangibile, di qualcosa di nuovo che si muoveva, che partiva. Poche donne, niente giovani, pochissimo nord (e dopo queste elezioni chi può sostenere che non vi sia in Italia anche una questione settentrionale?).
Problemi che non vanno nascosti ma risolti se vogliamo cambiare marcia e recuperare terreno.
Noi faremo la nostra parte, anche sulla spinta dell’ottimo risultato elettorale a Serra e a Novi, uno dei migliori, in termini percentuali, a livello sia regionale che nazionale. Ma dal governo – continua Bonaccini – dobbiamo pretendere che si definisca un’agenda delle riforme e si dia finalmente il segno del cambiamento: pubblica amministrazione, federalismo fiscale, sicurezza, liberalizzazioni, senza dimenticare le riforme istituzionali, in primis la legge elettorale per la quale serve un preciso impegno del partito a livello locale sul referendum.
Insomma – conclude Bonaccini – è ora di cambiare marcia. E’ utile che sia stato nominato il Comitato promotore nazionale, pur tra molti limiti. Ma ora si parta per definire percorsi e modalità con le quali arrivare preparati all’appuntamento del 14 ottobre quando saremo chiamati a scegliere l’embrione della futura classe dirigente nazionale (e locale) del partito nuovo”.


