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A Casalgrande si confrontano i soggetti della società civile per rispondere insieme alla crisi

Serata-comunita-casalgrandeIl sindaco Andrea Rossi ha chiamato a raccolta le associazioni, le categorie economiche, le forze dell’ordine e le scuole, in un incontro che si è svolto martedì scorso in sala consiliare. L’obiettivo è quello di rinsaldare un’alleanza tra tutti i soggetti della comunità casalgrandese, i cosiddetti stakeholders o portatori d’interessi, per iniziare a programmare insieme le prossime sfide previste: la stesura del bilancio 2013 -dai contorni sempre più incerti a causa del balletto di cifre sui trasferimenti dallo Stato- l’aumentata richiesta di prestazioni sociali, la sofferenza crescente di disoccupati, meno abbienti e ceti medi, e più in generale, la difficile congiuntura economica che non ha risparmiato il distretto ceramico.

Per il sindaco Rossi: «È una serata per cercare di raccogliere domande, proposte e suggerimenti. Occorre non solo costruire il bilancio, ma dare stabilità alla situazione sociale del nostro Comune. Per farlo, vorrei, con una parte dei soggetti presenti, attivare un gruppo di lavoro, rappresentanti del mondo dello sport, delle parrocchie, dell’economia e delle categorie sociali, che si faccia carico da qui al 2014 di trovare delle risposte congiunte ai problemi che affliggono la nostra comunità. C’è un grido di allarme sulla tenuta del nostro ente che riduce gli stanziamenti alle famiglie in difficoltà e che impone una razionalizzazione forzata delle risorse, ma a partire da stasera vorrei che tutti si sentissero protagonisti di questo periodo, perché ritengo che l’unità sia fondamentale in una fase come questa».

I numeri

A Casalgrande la popolazione è cresciuta in modo prepotente negli ultimi anni: se i residenti erano poco più di 13mila nel 1999, oggi sono ben 19.041, con un forte ricambio anagrafico, culturale e demografico. Per il 2013, aumenta la spesa corrente, pari a 9 milioni 837mila euro, mentre si registrano delle riduzioni di entrate significative, come ad esempio sugli oneri di urbanizzazione, che nel 2010 e 2011 sono stati utilizzati sul territorio con molti interventi, e nel 2012 hanno visto una cifra consistente, ma da ritenersi straordinaria e non più ripetibile, a causa delle entrate molto alte conseguenti alle due delocalizzazioni «Lidl» e «Affare». Il Comune di Casalgrande, nei 6.210 versamenti per la prima casa vede una Imu pro capite media di 130 euro a versamento, una delle situazioni meno esose della provincia. Per il sistema produttivo, è significativo l’ammontare dell’Imu, poiché sul Comune l’ottanta per cento dell’insediamento non è prima casa. Sempre per le imprese, la tassa rifiuti sarà sostituita dalla Tares, che incide con un’aliquota base di 0,30 centesimi al metro quadrato.

Le scelte dell’amministrazione e la crisi

Nonostante i tagli, la qualità della spesa rimane e -se escludiamo il funzionamento della macchina amministrativa che è pari al 33 per cento- grande attenzione è posta all’istruzione e al sociale, che rappresenta il 44 per cento della spesa, mentre vi è la triste constatazione che solo il 3,3 per cento del bilancio è diretto a iniziative culturali e il 4 per cento allo sport. Inoltre, l’inverno che ci ha preceduto, in attesa di avere le stime su quello che stiamo attraversando, è stato un anno nefasto per la neve, con più di 180mila euro spesi per fare fronte alle importanti nevicate che si sono susseguite sul nostro territorio.

I servizi sociali devono cambiare

Ma è importante anche sottolineare un necessario ripensamento del ruolo del Comune in tema di servizi alla persona. Infatti cresce in modo esponenziale il numero degli accessi allo sportello sociale, che da 214 accessi del 2010 è passato a ben 575 nel 2012. Il sindaco Rossi sottolinea che: «Il Comune non ha ruolo assistenziale. Stiamo attenti a non fare confusione, poiché il primo sistema di welfare è la rete famigliare, e non esiste alcuna iniziativa comunale che possa sostituirla. Anche qui, occorre fare scelte i campo e riconnettere i fili delle persone in difficoltà con le reti familiari che hanno abbandonato. Inoltre, anche tra i più giovani, esiste una violenza e una tensione pericolosa da monitorare, sintomo di un disagio profondo della società, ma anche del fatto che alcuni soggetti hanno abdicato nella funzione educativa degli individui».

Un bilancio approvato in ritardo

Per la prima volta nella storia del Comune, il bilancio non sarà approvato nei tempi consueti, ma slitterà ad aprile o maggio 2013. È una risposta obbligata, da parte dell’amministrazione, alle forti incertezze sulle modalità, i tempi e l’entità dei trasferimenti da parte dello Stato, per un senso di responsabilità verso i cittadini. «Per le previsioni 2013 –spiega Rossi- vi è un minore gettito ipotizzato che va da zero a un milione e 700mila euro, su un bilancio complessivo del Comune che ammonta a 9 milioni e 600mila euro. Infatti, se tutta l’Imu riscossa viene riconosciuta ai Comuni tranne quella di tipo produttivo, per Casalgrande è un dato fortemente negativo, poiché quella proveniente dalle imprese è la parte più significativa. Siamo nell’incertezza totale, mentre come singolo Comune paghiamo oltre di 8milioni di euro di Imu allo Stato. Quindi nella migliore delle ipotesi vi sarà un minore gettito, ma nella peggiore, prevediamo l’assenza del fondo di solidarietà comunale che deve compensare i Comuni. E, a tal proposito, la solidarietà dello Stato è incerta, perché non conosciamo il dato oggettivo, e vi è ancora una forbice compensativa spaventosa che mi fa ritenere questa situazione paradossale».

Ripensare le autonomie locali

«Io penso –continua il sindaco- che il primo problema serio sia il riconoscimento del ruolo dell’autonomia locale: abbiamo razionalizzato la spesa e rispettato il patto di stabilità, stiamo definendo gli ambiti territoriali ottimali, ma qui vi è davvero una messa in discussione del nostro ruolo. I Comuni devono avere un’autonomia impositiva e chiedere l’autonomia di gestione del bilancio, oggi occorre superare il Patto di stabilità, per liberare e rimettere risorse nell’economia. Il Patto –conclude Rossi- è un vincolo complicato che impedisce di mettere liquidità nell’ economia ed è un nostro diritto non riconosciuto potere investire il nostro denaro, soprattutto per realtà come le nostre che non hanno mai avuto e non hanno finanziariamente dei grossi problemi».

A questo incontro, a cui erano presenti oltre sessanta persone, seguirà un documento di analisi e l’attivazione del gruppo di lavoro casalgrandese per elaborare delle proposte, anche occupazionali e sociali, a beneficio della comunità.

 

















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